I 150 anni di Azione cattolica raccontati dagli aderenti umbri

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Nell’anno in cui l’Azione cattolica italiana – nata dall’intuizione profetica di due giovani, Giovanni Acquaderni e Mario Fani, bolognese il primo, viterbese il secondo – festeggia i 150 anni di storia, di vita ecclesiale e civile, la domanda che ci si può porre in occasione della fatidica data dell’8 dicembre (festa dell’Immacolata Concezione a cui tutta l’Ac decise di consacrarsi legandovi la scelta, personale e comunitaria insieme, del rinnovo dell’adesione) è se tutto ciò, attraversando i decenni e giungendo alle complesse dinamiche della Chiesa e del mondo attuale, ha ancora senso. In un contesto in cui si sono moltiplicate tessere e tesserine sconto, dove l’associazionismo in quanto tale soffre di un evidente declino di consensi, dove il senso di appartenenza lascia il passo a visioni più individualistiche, pensare a un impegno ecclesiale continuo e strutturato, per di più “formalizzato” da una carta d’adesione, non sarà diventato semplicemente anacronistico?

Considerando chi scrive e firma questo articolo, la risposta è scontata. La vera sfida sta nel riuscire a ribadire oggi il “sì” all’Azione cattolica interpretandone e delineandone l’attualità. Forse servono alcune coordinate, anche se in ordine sparso.

Anche le otto associazioni diocesane dell’Umbria hanno ormai superato i 100 anni di vita, con i loro percorsi e i loro racconti particolari. Ciascuna è depositaria della storia delle generazioni passate, tramandata fino a noi con la ricchezza delle associazioni locali e, insieme, del territorio di cui fanno parte: testimoni nei gesti, piccoli e silenziosi, del quotidiano, ordinari quanto straordinari nella loro ordinarietà. Il nodo centrale, nel rinnovare annualmente la nostra appartenenza all’Ac e alla sua storia, risiede proprio nell’esigenza di trovare le giuste motivazioni per manifestare in maniera esplicita, ancora oggi, il nostro “sì” di ragazzi, giovani e adulti a un’associazione che fa del servizio alla Chiesa il suo paradigma. Il bello di una storia lunga 150 anni risiede nell’aver chiara la necessità di un “aggiornamento continuo”, sperimentando vie nuove e mantenendo saldi, allo stesso tempo, i princìpi fondanti: il “sì” a Cristo e alla Chiesa, universale ma anche locale, che diventa reale nella vita delle singole parrocchie, spesso troppo piccole e a volte sgangherate, della nostra regione. Il rinnovo dell’adesione all’Ac ribadisce la disponibilità, ancora oggi, a perseguire un cammino personale, di santità quotidiana e di servizio alle molteplici necessità delle comunità locali.

Vivere da laici il lavoro, la scuola, il tempo libero, a tutte le età, nei vari contesti di vita, significa testimoniare con gioia e coerenza il proprio cammino di fede. Stare, ancora oggi, nelle parrocchie, significa vivere dentro quei luoghi in cui spesso le celebrazioni liturgiche non sono emozionanti, dove il coro potrebbe essere stonato, dove ci sono bambini che fanno confusione e persone anziane che faticano a seguire l’omelia del parroco, che magari neanche riesce a toccare il cuore.

Aderire personalmente e responsabilmente all’Ac, oggi, vuol dire stare in questa Chiesa da laici e da cristiani nel mondo. Un’associazione che ogni tre anni rinnova gli incarichi dei responsabili associativi e si interroga costantemente sulle figure dedicate alla formazione, sulla loro crescita, personale e nel servizio, è una associazione che guarda al futuro con la saggezza del passato, e che deve necessariamente seminare senza sapere quando ci sarà il raccolto. Il passaggio del testimone nelle responsabilità associative, con una cadenza ineludibile, impone la ricerca dei talenti nelle persone che ci circondano, per chiedere loro l’assunzione di responsabilità condivise. L’adesione all’Ac è fatta, ancora oggi, di popolarità, è a più voci, non cede alle lusinghe di una Chiesa elitaria.

Fa sperimentare la scuola di democrazia che è la vita associativa, per formare cristiani adulti nella fede, testimoni credibili nella vita quotidiana. L’adesione all’Ac richiede anche la fatica di “far convivere”, attorno allo stesso tavolo, diverse generazioni, i ragazzi con gli adultissimi, i giovani con gli adulti; richiede di camminare insieme, cercando di valorizzare le differenze di passo, di entusiasmo e di maturità, costruendo una staffetta, ideale e reale, dove il testimone non cade mai a terra… La “presunzione” di formare cittadini, oltre che cristiani, è nel Dna dell’Azione cattolica, pur nelle difficoltà, dato che alcune scelte devono essere discusse e condivise, ancora oggi, attorno a un tavolo e non cliccando con il mouse sul gruppo Facebook dell’associazione. Gli incontri dei gruppi, dei Consigli e delle Presidenze, parrocchiali, diocesane e regionali – che tutto l’anno scandiscono il cammino, l’iter assembleare che a ogni livello propone candidature per l’elezione dei suoi rappresentanti – rimangono scuola attualissima di laicato adulto. Attraverso tutti questi elementi passa, ancora oggi, la scelta di aderire all’Azione cattolica, che, lieta del traguardo tagliato, è sempre più alla ricerca di semi di profezia laicale da piantare, per adempiere alla custodia di quel bene comune che Papa Francesco ha ricordato lo scorso 30 aprile in piazza San Pietro di fronte a tutta l’associazione in festa.

 

AUTORE: La Delegazione regionale di Azione cattolica

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