24 marzo, Giornata della memoria dei missionari martiri

Il 24 marzo si celebra la Giornata di preghiera per i missionari martiri. Nel 2014, 26 persone hanno dato la vita per annunciare il Vangelo

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Igor Mitoraj, “Risurrezione”, bronzo (2002), basilica S. M. degli Angeli e dei Martiri, Roma
Igor Mitoraj, “Risurrezione”, bronzo (2002), basilica S. M. degli Angeli e dei Martiri, Roma

Un Cristo risorto dalla bellezza apollinea, ma con gli arti troncati come un’antica statua, e il corpo scavato in profondità da una “trincea” a forma di croce: è l’immagine scelta per l’edizione 2015 della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, che si celebra il 24 marzo.

La statua è opera di Igor Mitoraj, uno dei massimi scultori del XX secolo, scomparso di recente. La sua arte univa il senso di vuoto e l’angoscia della contemporaneità alla perfezione estetica greca. In qualche modo è ciò che avviene per i martiri, il cui dolore e il cui sangue sono seme della fede e sono degni di eterno onore, tanto che, secondo la dottrina teologia “classica”, i segni delle ferite rimarranno visibili, trasfigurati, anche dopo la risurrezione.

“Come battezzati – scrivono i ragazzi di Missio Giovani – abbiamo ricevuto e accolto il segno della Croce, che ci invita a farci prossimi a tutti quei fratelli e sorelle, missionari e popolazioni, che in molte parti del mondo soffrono a causa della loro testimonianza alla fede cristiana. La Croce ci segna, ci dice appartenenti gli uni agli altri, perché tutti assieme uniti a Cristo. Se con lui siamo sepolti, però, sappiamo anche che con lui saremo risorti (cfr. Romani 6,4).

Ecco intravedersi l’alba della Risurrezione tra le ferite della Croce… La luce della speranza nel cammino della prova: il sacrficio dei martiri non è invano, non rimane infecondo… è anche questa la gioia che vogliamo annunciare! Nel tempo forte della Quaresima, nel segno della Croce, sperimentando le nostre fragilità, alziamo lo sguardo verso l’orizzonte della vita: il Risorto, speranza di tutte le genti”.

In base ai dati raccolti dall’agenzia di informazione Fides, nel 2014 sono stati uccisi nel mondo 26 operatori pastorali (vedi l’elenco in fondo all’articolo), tre in più rispetto al 2013. Per il sesto anno consecutivo, il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si registra in America.

Nel 2014 sono morti in modo violento 17 sacerdoti, un religioso, 6 religiose, un seminarista, un laico. Dividendo per Continente, in America sono stati uccisi 14 operatori pastorali; in Africa 7; in Asia 2 e altrettanti in Oceania; e un sacerdote è stato ucciso in Europa, qui in Italia. Nel complesso, negli ultimi dieci anni sono stati uccisi nel mondo 230 operatori pastorali, di cui 3 vescovi.

Non vanno poi dimenticati quanti hanno trovato la morte non perché uccisi da qualche assassino ma dal virus Ebola, che sta mietendo migliaia di vittime in Africa occidentale, dove le strutture cattoliche – non solo quelle sanitarie – si sono mobilitate fin dall’inizio. I Fatebenefratelli, ad esempio, hanno perso in Liberia e Sierra Leone 4 confratelli, una religiosa e 13 collaboratori degli ospedali di Monrovia e Lunsar.

Come avviene ormai da tempo – precisano da Fides – l’elenco approntato per il 24 marzo non riguarda solo i “missionari ad gentes” in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Il termine “martiri” viene usato nel suo significato etimologico di “testimoni”, dato che solo la gerarchia della Chiesa potrà eventualmente decidere di conferire a qualcuna di queste vittime il titolo di “martire” in senso canonico. Operazione non facile, a causa della scarsità di notizie che spesso avvolge la vita e le circostanze della morte di queste persone, magari a scopo di rapina.

Nel 2014 sono stati condannati i mandanti dell’omicidio del vescovo di La Rioja (Argentina) mons. Enrique Angelelli, 38 anni dopo il suo assassinio che fu camuffato da incidente stradale. Sono stati anche condannati i mandanti e gli esecutori dell’assassinio di mons. Luigi Locati, vicario apostolico di Isiolo (Kenya), assassinato nel 2005; e arrestati i responsabili della morte del rettore del Seminario di Bangalore (India), padre Thomas, ucciso nel 2013.

Desta ancora preoccupazione la sorte di padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013; di tre sacerdoti congolesi Agostiniani dell’Assunzione, sequestati nel Nord Kivu nell’ottobre 2012; di padre Alexis Prem Kumar, rapito il 2 giugno scorso a Herat in Afghanistan.

Perché il 24 marzo

“Nel segno della Croce” è il tema della 23a Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, che si celebra il 24 marzo di ogni anno. Il 24 marzo 1980 venne infatti ucciso mons. Oscar A. Romero, vescovo di San Salvador. Sarà beatificato il 23 maggio nel suo Paese natale. La celebrazione della Giornata prende ispirazione da quell’evento sia per fare memoria di quanti hanno immolato la propria vita annunciando il Vangelo fino alle estreme conseguenze, sia per ricordare il valore supremo della vita che è dono per tutti. Fare memoria dei martiri è acquisire una capacità interiore di interpretare la storia oltre la semplice conoscenza. Accanto alle 26 persone di cui si farà speciale memoria martedì, non vanno dimenticati gli oltre 4.000 cristiani (4.344) che nel 2014 sono stati uccisi dai persecutori, soprattutto nell’area musulmana.

I martiri del 2014

Qui di seguito, l’elenco dei missionari o operatori pastorali uccisi nel 2014. Di ognuno si fornisce il nome, la nazionalità, l’istituto di appartenenza, data e luogo della morte.

Don Eric Freed, Stati Uniti d’America, sacerdote diocesano, il 1° gennaio a Eureka

Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi, Venezuela, salesiano, il 16 febbraio a Caracas; e insieme a lui fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes, Colombia, salesiano

Don Rolando Martinez Lara, Messico, sacerdote diocesano, il 19 febbraio a Canalejas

Don Lazzaro Longobardi, Italia, sacerdote diocesano, il 3 marzo a Sibari

Don Juan Francisco Blandon Meza, Nicaragua, sacerdote diocesano, il 6 aprile a Wiwili

Padre Frans van der Lugt, Olanda, gesuita, il 7 aprile a Homs (Siria)

Don Christ Forman Wilibona, Repubblica Centrafricana, sacerdote diocesano, il 18 aprile a Bossangoa

Samuel Gustavo Gómez Veleta, Messico, seminarista diocesano, il 15 aprile a Chihuahua

Don Gerry Maria Inau, Papua Nuova Guinea, sacerdote diocesano, il 4 maggio a Bereina; e insieme a lui un laico di nome Benedict

Padre Gilbert Dasna, Camerun, dei Sons of Mary Mother of Mercy, il 9 maggio ad Alberta (Canada)

Suor Juliana Lim, Malaysia, della Congregazione del Bambino Gesù, il 21 maggio a Seremban

Don Paul-Emile Nzale, Centrafrica, sacerdote diocesano, il 28 maggio a Bangui

Padre Kenneth Walker, Usa, della Fraternità sacerdotale di San Pietro, l’11 giugno a Phoenix

Suor Mary Paule Tacke, Usa, delle Missionarie del Preziosissimo Sangue, il 20 giugno a Tyara (Sudafrica)

Suor Clecensia Kapuli, Tanzania, delle religiose di Our Lady Queen of Apostles, a Dar es Salaam

Suor Lucia Pulici, Italia, missionaria saveriana, il 7 settembre a Bujumbura (Burundi); e con lei, le consorelle suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian

Don José Acuña Asención Osorio, Messico, sacerdote diocesano, il 21 settembre a San Miguel Totolapan

Don Reinaldo Alfonso Herrera Lures, Venezuela, sacerdote diocesano, il 27 settembre a La Guaira

Padre Andrés Duque Echeverry, Colombia, sacerdote diocesano, il 3 ottobre a Medellìn

Padre John Ssenyondo, Uganda, comboniano, a Chilapa (Messico)

Don Gregorio Lopez Grosotieta, Messico, sacerdote diocesano, il 21 dicembre a Ciudad Juarez

Don Alfonso Comina, Perù, sacerdote diocesano, il 24 dicembre a Pisco

AUTORE: D. R.

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