8 marzo: “imparità” no ma “disparità” sì

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don-paolo-giuliettiLa celebrazione dell’8 marzo è stata quest’anno caratterizzata da un dibattito particolarmente vivace, nella società civile e anche nella Chiesa. Alcune ricorrenze – i 70 anni di voto femminile in Italia – e alcuni avvenimenti – le recenti discussioni attorno alla famiglia, ma anche le bandiere a mezz’asta per ricordare le donne uccise – hanno aggiunto motivi di interesse a una ricorrenza che rischia, ormai, di essere un po’ scontata o di prestarsi a inevitabili commercializzazioni. Al risveglio dell’interesse hanno contribuito, sul versante ecclesiale, le recenti rivelazioni circa la profonda amicizia tra san Giovanni Paolo II e Anna Teresa Tymieniecka, come anche le parole pronunciate a più riprese da Papa Francesco sulle donne e sulla dimensione femminile della Chiesa e in Dio.

Del resto il concetto di misericordia evoca la maternità di Dio, con il suo richiamo alle “viscere” femminile, sede di tale sentimento nel linguaggio e nella mentalità semitica. “Il Signore è misericordioso”: questa parola evoca un atteggiamento di tenerezza come di una madre nei confronti del figlio. “L’immagine che suggerisce è quella di un Dio che si commuove e si intenerisce per noi come una madre quando prende in braccio il suo bambino, desiderosa solo di amare, proteggere, aiutare, pronta a donare tutto, anche se stessa. Questa è l’immagine che suggerisce questo termine. Un amore, dunque, che si può definire, in senso buono, viscerale” (udienza generale del 13 gennaio).

Siamo finalmente usciti dall’epoca delle rivendicazioni ed entrati in quella del ripensamento? Nel primo caso, c’erano da affrontare e superare le molteplici situazioni di im-parità tra uomini e donne che affiggevano la nostra società. Nonostante permangano dislivelli a livello quantitativo, dal punto di vista qualitativo – legislativo, culturale, sociale – moltissime barriere sono cadute. Ciò che oggi siamo sollecitati a compiere è allora un ripensamento, mettendo a fuoco il significato delle ineliminabili dis-parità, legate a ciò che è – e resta – irriducibile del maschile e del femminile.

Può ben spiegarlo una metafora musicale: oggi nessuno parla più di strumenti “maschili” o “femminili”; se certamente sono più comuni i percussionisti e le arpiste, i contrabbassisti e le flautiste, capita di imbattersi anche negli strumentisti di sesso opposto. Anche tra i direttori d’orchestra si fanno largo le donne. L’im-parità è dunque sostanzialmente superata. Rimane la dis-parità, laddove le caratteristiche del corpo maschile e di quello femminile giocano un ruolo centrale: la voce e il canto. Lì la questione non è più quella di rivendicare una medesima possibilità, ma di mettere in campo la differenza come valore, in chiave di reciprocità.

Quest’ultima sfida è culturalmente assai più intrigante, ma anche più complessa. Non si gioca sul terreno delle pari opportunità, dei servizi o delle rivendicazioni. Richiede invece un’investigazione intelligente, libera da pregiudizi, ma anche da massimalismi, di ciò che significano per l’umano il maschile e il femminile, in sé e nel loro essere orientati l’uno all’altro. Nel loro essere determinati dalla corporeità, ma anche nel loro attingere a ciò che la cultura e le civiltà hanno depositato, come una sorta di potente Dna, nel modo di concepire se stessi e l’altro. Nel loro essere costitutivamente orientati alla procreazione, ma anche nella loro irriducibilità a questa – pur decisiva – funzione. Nel loro essere diversi, ma anche nel loro essere uguali, abitati ciascuno da qualcosa dell’altro. Riflessione ardua e necessaria, per condurre al superamento di ruoli preconcetti e a una dis-parità autenticamente reciproca. Anche nella Chiesa.

 

AUTORE: Paolo Giulietti

2 COMMENTS

  1. Papa Francesco, come Cristo, sta mettendo intorno a se i più umili e i più illuminati; Monsignor Paolo Giulietti è uno di questi. Grazie Don Paolo di regalarci queste belle pagine di “novità”,esistenti nel Vangelo di Cristo, ma che la Chiesa stentava di riconoscere..

  2. I Sepolcri non del Foscolo

    Oggi e’ la festa della Donna, festa che celebro in suo Onore che sento di esprimere sia a Lei e tutte le Donne.

    Le invio un complimento di fiori di primavera per lei e per tutte voi belle Creature. Sono pero’ triste in questo giorno di festa, non tanto nel suo significato, ma per un contrasto con la Legge che ancor oggi non mostra di adempiere il diritto a Giustizia verso di loro specie nei casi di violenza verso le Donne. Rifletto a riguardo la Grande Patria e il Popolo di Navigatori che ci fregiamo di essere e al tempo stesso manchiamo di molto in mentalita’ e cultura di rispetto dovuti alla dignita’ della Donna.

    Per questo contrasto, quanto mai tragico fra vita e morte violenta, mi sento incapace di capire qual’e’ la finalita’ di questa “festa”. Esiste la possibilita’ che fare pubblicita’ aiuti la causa delle Donne ad uscire dalla passivita’ coatta in cui ancor oggi milioni di Donne Italiane sono costrette a vievere ed obbligate ad accettare. Non so se vado al camposanto a deporre un fiore alle Donne sacrificate al demone della violenza o non capisco il perche’ si festeggi un andazzo criminale verso la donna che perdura da secoli nella cultura e mentalita’ italiana. (ed altri Paesi).

    Rendiamo grazie alla compiacenza del Sistema Giudiziario che con codice penale, steso da maschi, applica pene insignificanti, attenuanti ed indulti verso i maschi coinvolti in casi di violenza su donne .

    Non solo si vede l’ingiustizia di casi su casi di crimini contro la donna, ma non vi e’ neppure la volonta’ giudiziaria di procedere fino a quando giustizia sia veramente ottenuta.

    Mi fermo qui perche’ il soggetto stesso mi sposta il mio ordine mentale e mi indispone interiormente per constatare che anche la Giustizia viene violata e strupata dal Sistema Giudiziario molto corrotto..

    Viviamo in un societa’ in cui i tribulanli giudiziari sono incapaci, volutamente, di applicare la Giustizia verso i diritti della Donna e garantire la sua tutela sociale.

    Leggi stese un secolo fa e che nessun maschio ha interesse a cambiare per proteggere il suo egoismo e vantaggio di etica maschile e per il suo vantaggio socio economico.

    Il prossimo anno celebreremmo altri funerali in onore della Donna martire della violenza maschile e che andranno ad aumentare le file di corpi privi di vita’ che risposano in santa pace nei camposanti.

    Questo nostro cancro sociale di violenza verso la Dnna durera’ a lungo e le belle parole del discorso del Presidente ne piu’ ne meno che polvere al vento per una ricorrenza di pubblicita che appascise il giorno dopo.

    Invece di rivolgersi al Popolo dovrebbe far suo un giornaliero compito di interessarsi personalmente che il Sistema Giudiziario, e le nescessarie Infrastrutture ,siano operative su tutto il territorio nazionale per la vera ed effettiva Giustizia verso meta’ della popolazione che amministra.

    30 milioni di Donne che ancor oggi Gli chiedono di mantenere le parole che ha pronunciato quale loro Diritto Costituzionale e che Egli ben conosce come esperto di Diritto.

    Donne gentili , ogni qual volta succedono nuovi fatti di violenza verso la Donna vi bolli il sangue nelle vene di fronte alle filosofiche parole, fin dai tempi antichi: IN FRONTE ALLA LEGGE SIAMO TUTTI UGUALI.

    (Nel nostro Paese il significato e’ da applicare solo ai maschi, le femmine sono escluse perche’ qui comando IO, femmine non lo dimenticate e vedrete quanta strada dovete ancora fare per arrivare ad Diritto di essere Donne.)

    Cordiali saluti, Paul

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