Abat jour – Confermo

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Don Angelo Fanucci
Don Angelo Fanucci

Ho confessato la mia nostalgia per la Democrazia Cristiana, per la primissima Democrazia Cristiana. Confermo. Lo faccio sullo sfondo della detronizzazione di un sindaco Cinque Stelle, che reggeva assai bene le redini della sua comunità cittadina; l’hanno buttato con un comunicato sul blog di un cantante che nuota nel mare di Scilla e Cariddi altrettanto bene che nel mare della parolaccia che gli Italiani hanno messo insieme in secoli di attività dopolavoristica.
Quando fu chiaro che il Fascismo era finito, tra il 18 e il 23 luglio 1943 si riunirono  nel monastero di Camaldoli, nel Casentino, una cinquantina di giovani cattolici; venivano dall’Azione Cattolica Italiana e dall’Istituto cattolico di attività sociale. Erano coordinati da mons. Bernareggi, vescovo di Bergamo e assistente ecclesiastico dei Laureati di Azione Cattolica.
Venne istituita una piccola commissione (Sergio Paronetto, Pasquale Saraceno, Ezio Vanoni) incaricata di mettere a punto il nucleo valoriale essenziale sul quale costruire la nuova proposta di stato, poi presero discuterne a lungo. Ricordare oggi i loro nomi dà i brividi; Mario Ferrari Aggradi, Paolo Emilio Taviani, Guido Gonella, Giuseppe Capograssi, Ferruccio Pergolesi, Vittore Branca, Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Giuseppe Medici. La sintesi finale fu affidata a mons. Pietro Pavan.
Avevano ognuno di loro un patrimonio in comune, fatto di  esperienze e pensieri, approfondimenti e e polemiche, e anche un patrimonio personale di piccole furbizie (Andreotti) e di infantili utopie (La Pira), ma erano decisi ad andare avanti insieme, valorizzando il tanto che li univa rispetto al poco che li divideva. Un qualcosa che in ogni caso era di grande importanza per definire la loro identità di uomini e di credenti.
Tutto questo pesava in maniera determinante nella progettazione di un modulo di governo che avesse chiuso con il passato e aperto ad un futuro veramente diverso.
Di tutto questo non c’è traccia nella progettualità dei Cinque Stelle.
Vogliono dar vita ad uno stato onesto: avete mai sentito qualche programma politico che puntasse a costruire uno stato disonesto? Vogliono istituire quanto prima il reddito di cittadinanza: e i conti chi li tiene, sempre lui, il Beppe galleggiante, o anche l’erede al trono Casaleggio junior?
Sui progetti politici dei Cinque Stelle per la grandi città che si sono loro affidate pesa la stessa ipoteca che pesa sulla società in genere: la comunicazione è drammaticamente carente perché lo strumento ha sostituito il contenuto. Proprio come i nostri ragazzi che spiticchiano da mane a sera sul loro smartphone: credono di comunicare col mondo, non comunicano nemmeno con se stessi

AUTORE: Angelo M. Fanucci

1 COMMENT

  1. Solo una riflessione: il giornale sul quale Lei scrive immagino che rice a i contributi pubblici dell’editoria. Il M5S non riceve alcun contributo pubblico, né per la comunicazione né per altro. I suoi parlamentari e consiglieri regionali si decurtando lo stipendio e con i soldi risparmiati, non pochi, hanno fatto già nascere 2000 piccole imprese, quindi non annunciano solo l’onestà, già la praticano. C’è una bella differenza con gli altri attuali partiti, i cui parlamentari non sono disposti a fare alcun sacrificio personale per il bene comune. Ci vorrebbe più rispetto per chi in prima persona e con delle rinunce dimostra di aver a cuore l’interesse pubblico. Si scagli contro il sistema partitico corrotto, invece.

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