Abat jour – I post-ideologici

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Don Angelo Fanucci
Don Angelo Fanucci

L’ha detto l’on. Di Maio, esponente del Movimento 5 stelle: “postideologici”. Da non confondere con i postelegrafonici, che sono tutt’altra cosa.

“Il Movimento 5 stelle è di destra o di sinistra?”. Alla domanda che gli aveva posto un giornalista decisamente demodé, Di Maio, appena uscito dalla mani sapienti di un barbiere à la page, ha avuto appena una puntina di disgusto sul volto sereno, poi ha risposto da primo della scuola: “Ma destra e sinistra non esistono più! Noi siamo postideologici!”.

Bisognerebbe che qualcuno girasse a Donald Trump questa risposta: sicuramente Di Maio ne avrebbe dal Biondone un invito a pranzo alla Casa Bianca, calici di cristallo e posate d’oro massiccio, alla salute di chi, nel Paese che l’ha eletto presidente, paga le tasse al posto suo.

“La sinistra non esiste più”: verissimo, da quando la prosopopea di Renzi gli ha meritato la legnata che non meritavano i suoi 22 mesi di buona amministrazione del Bel Paese. È in odio a quella prosopopea che il guru Marco Travaglio ha definite pessima (!) la riforma di M. Elena Boschi. Già, la sinistra non esiste più; a meno che si vogliano soprannominare “sinistra” quelle di Bersani, di Fassina e dei quattro gatti selvatici del Sel.

“La destra non esiste più”: balle. La destra esiste e si sta mangiando il mondo, dagli Usa alla Francia, dall’Ungheria all’Olanda. “Non esiste”: qualcuno, in tempi non sospetti, ha detto che il modo migliore per farsi strada lo si offre al diavolo negandone l’esistenza?

Il fatto è che Di Maio confonde l’ideologia con l’idea.

L’ideologia è una gabbia d’acciaio extraduro che tenta d’imprigionare la realtà costringendola entro le sue dimensioni. E così non la legge, ma la altera. Operazione in cui era maestro l’antico Procuste, che tagliava le gambe agli spilungoni perché nel suo letto di ferro non c’entravano, e tirava con una stroppa di dodici buoi le gambe ai bassotti che il suo letto non lo riempivano.

L’idea invece è un’occhiale di vetro temperato e graduato, acquistato in questo o quel negozio specializzato, fidandosi del titolare che ha garantito all’acquirente che, con quella a cavalcioni sul naso, potrà leggere la realtà come merita di essere letta.

Noi cristiani claudicanti l’abbiamo avuta, la lente giusta, da un popolo di “zucconi” (“dura cervice”) che Dio s’era scelto per aiutarci a vedere il mondo come merita. L’abbiamo avuta dall’infinita sapienza dell’Uomo di Nazareth, che sa farla funzionare sempre; ad appannarla sono le condizioni nelle quali viene utilizzata. In quei momenti siamo tentati di buttarla via, ché non serve più a niente. Tentazione forte, ma mortale, perché è allora che la vita torna a essere insipida

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