Abat jour – Perché quella parola

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DON ANGELO fanucciMe lo sono chiesto a lungo, il perché del fascino unico, quasi dell’ammaliamento che la parola di cui ho denunciato la petulante prepotenza, CONDIVISIONE, esercitava su di me, di quel suo incessante riproporsi nei momenti meno prevedibili, di quel suo illuminarsi improvviso e forte quando la mente era in cerca non semplicemente di un valore importante, ma del valore più importante.

Improvvisa come un lampo nel cielo di agosto la risposta è arrivata la sera dell’11 ottobre u.s., quando ho aperto il calendario liturgico diocesano per sapere se la messa che stavo per celebrare dovesse essere una messa (come si dice in gergo ecclesiale) “feriale” o si dovesse celebrare la festa di qualche santo.

Leggo: in alternativa alla messa feriale oggi SI PUO’ celebrare la messa S. Giovanni XXIII, come semplice memoria. Il Papa buono, il mio unico Papa! Solo “memoria”?! “Si può”. Fosse dipeso da me, avrei fatto celebrare a tutta la Chiesa la sua festa come solennità con ottava maggiore!

Perché è lui che m’ha inoculato quella parola, CONDIVISIONE, che poi grazie a Dio ha deciso del verso di fondo che doveva prendere la mia vita. E l’ha fatto non apparendomi di notte, ma parlando di giorno di fronte a tutta la Chiesa e a tutto il mondo.

Era un mese e un giorno prima dell’apertura del grande Concilio quando, l’11 settembre 1962, in un suo radiomessaggio al mondo S. Giovanni XXIII tracciò il … programma pastorale di Papa Francesco: Di fronte al mondo e soprattutto alle nazioni emergenti, da oggi in avanti la Chiesa di Cristo sarà LA CHIESA DI TUTTI e soprattutto LA CHIESA DEI POVERI.

Fu ancora lui che (come hanno acutamente osservato i più documentati tra gli storici del Concilio) in quella sua omelia in latino (“Gaudet mater Ecclesia”) pronunciata il 12 ottobre 1963 in S. Pietro, durante il solennissimo Pontificale che apriva il Concilio, toccò, in estrema sintesi ma con totale puntualità, tutti i principali punti nodali della future decisioni conciliari; lì per lì ad alcuni la Gaudet era sembrata la pia predica di un parroco di campagna, a Concilio concluso e rivisitato ci dovemmo rendere conto che il panorama globale sul quale i Padri avrebbero rivisitato i grandi temi della presenza della Chiesa nel mondo era stato tracciato per intero, nella sua sostanza, dalla “pia predica di un parroco di campagna”.

Fu soprattutto lui a ribadirmi che la condivisione è il valore fondamentale della vita., quando nel suo testamento, dribblando le solite formule ipersolenni ed enfatiche, sintetizzò l’anima della sua esistenza scrivendo: Nella mia vita ho sempre cercato più quello che unisce che quello che divide.

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