Se ad abusare è un carabiniere

Tempo di lettura: 110 secondi

Dopo ore di discoteca, stordite dalla musica, dall’alcol e forse anche da un po’ di droga, a notte fonda due ragazze straniere incerte sulle gambe chiedono aiuto a due carabinieri. E quelli, gentili, le fanno salire sulla macchina di servizio e le portano fino a casa loro. Le ragazze poi raccontano che i due hanno abusato gravemente di loro.

Sarà vero? Ci sono vari riscontri materiali che sembrano confermare gran parte del racconto. In pratica i militari si difendono solo dicendo che non c’è stata violenza perché le ragazze erano consenzienti, ma questo pare poco credibile per un insieme di dettagli che ora ci vogliamo risparmiare.

Ci soffermiamo invece su qualche riflessione. La prima è che ci sentiamo a dir poco avviliti nel vedere al centro di un episodio così brutto due carabinieri, due appartenenti a una delle pochissime istituzioni che ancora hanno la fiducia degli italiani. La seconda è lo sconforto nel constatare che ci sono ancora in giro tanti uomini – carabinieri o no – che pensano di avere il diritto di usare e di abusare di qualunque donna abbia la sfortuna di attirare il loro desiderio, anche momentaneo.

La terza è la pena per tanti giovani, maschi e femmine, che pensano che il divertimento consista nello stordirsi ogni notte in quei locali rumorosi dove circolano sostanze legali e illegali di tutti i tipi. La quarta è che quando i violentatori (veri o presunti) sono carabinieri, a nessuno viene in mente di criminalizzare tutta l’Arma, di chiederne la soppressione o di reclamare la galera per tutti quelli che vestono una divisa. Mentre, quando sono immigrati (o peggio ancora, rifugiati), l’indignazione collettiva si rivolge verso l’intera categoria e invoca espulsioni di massa e la chiusura delle frontiere.

Questa quarta riflessione si ricollega al tema del pregiudizio che ho trattato nelle ultime due settimane. È pregiudizio colpevolizzare ogni singolo individuo solo perché appartiene a un gruppo sociale, etnico o religioso, estendendo automaticamente all’intero gruppo la riprovazione che qualcuno di loro si merita; e questo va contro la giustizia e contro la verità.

Ma è ancora peggio quando il pregiudizio scatta per qualcuno sì (gli immigrati) e per qualcuno no (i carabinieri). Se questo succede, non è più pregiudizio, ma razzismo.

 

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

LASCIA UN COMMENTO