Aeroporto umbro, il guaio è che…

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Sull’ultimo numero de La Voce abbiamo letto un accorato resoconto della situazione precaria dell’aeroporto di Sant’Egidio. Per il potenziamento della struttura sono state investite grosse somme, e nell’immediato si sono visti i risultati: un discreto numero di nuovi voli di linea messi in cartellone da diverse compagnie aeree, un aumento globale dei passeggeri del 30% in un anno. Ma adesso molti di quei voli sono stati tolti oppure “sospesi”. Perché? Facile immaginarlo: quelle compagnie si sono accorte che il numero dei clienti, pure in crescita, non bastava a far tornare i conti. Una brutta sorpresa per noi umbri. Ma, con tutta la simpatia per gli amministratori pubblici e privati che nell’aeroporto avevano creduto, e tuttora credono, siamo anche costretti a misurarci con la realtà. E la realtà è questa: siamo una regione piccola e poco popolata. Come abitanti, nemmeno un quinto della provincia di Roma; senza contare che da Terni o Orvieto, per esempio, se vogliono prendere un aereo, fanno prima ad andare direttamente a Fiumicino invece che a Sant’Egidio. Per le compagnie aeree conta fino a un certo punto che un aeroporto sia più o meno bello: quello che conta è arrivare e partire con l’aereo pieno zeppo. A quanto pare, non è il caso dell’aeroporto umbro. Purtroppo questa è una regola generale per i servizi di trasporto (e non solo quelli): investire nella struttura va bene, ma prima di farlo bisognerebbe essere sicuri che la clientela ci sia. Questi interrogativi si possono porre anche per altri servizi in Umbria: per esempio, la Ferrovia centrale umbra o il Minimetrò di Perugia. I trasporti pubblici sono una cosa bellissima, e per quanto mi riguarda li prendo tutte le volte che posso, a preferenza dell’auto privata. Ma in Italia ci sono 6 o 7 automobili ogni dieci persone, e la massa degli utenti prende il mezzo pubblico solo se questo gli dà un servizio migliore (più veloce, più puntuale, più economico) di quello privato. Mezzi pubblici così efficienti ci sono solo se il numero dei clienti è molto alto, e dunque se il cosiddetto bacino di utenza è molto popolato. Guai ai piccoli, guai ai pochi! Consoliamoci con il verde dell’Umbria.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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