Alle urne vince la sfiducia

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Sui risultati delle elezioni regionali siciliane si potrebbe arzigogolare a lungo, ma sarebbe tempo sprecato, e non credo che interessi ai nostri lettori. È invece più utile notare che queste elezioni – come quelle della Circoscrizione di Ostia, alla periferia di Roma – hanno confermato che la politica italiana sta attraversando una grave crisi. Lo testimonia, innanzi tutto, l’alta percentuale degli astenuti; che non è un segno di fiducia (“Non vado a votare perché sono sicuro che quelli che ci vanno sceglieranno bene”) ma di sfiducia (“Non voto perché non serve a niente, sono tutti uguali, tutti ladri”, ecc.). Poi il fatto che tutti gli schieramenti tradizionali – destra, centro, sinistra – o sono alla ricerca di una identità smarrita, o si stanno sbriciolando per un eccessivo amore alla loro identità; mentre il raggruppamento “nuovo” (i cinquestelle) è in testa al fronte dell’antipolitica, ma con l’antipolitica si può fare una rivoluzione, non si governa. Alla base di tutto c’è un antico equivoco. E cioè l’illusione, molto diffusa e radicata, che i problemi di questo Paese si potrebbero facilmente risolvere, e la soluzione è pronta dietro l’angolo, basta avere l’uomo giusto che la sappia trovare e abbia la buona volontà di metterla in pratica. Spesso si è creduto di aver indovinato l’uomo giusto (l’ultimo è stato Renzi) ma all’illusione, per regola di natura, fa seguito la delusione, e la delusione provoca il rifiuto. Invece un governante, per quanto bravo e illuminato, può avere successo solo se la macchina che gli viene affidata ha i comandi in ordine, il motore che funziona, le ruote che girano e così via. Se si tratta di uno Stato, ci vuole una pubblica amministrazione ben organizzata, funzionari pubblici seriamente impegnati nel far bene il proprio dovere – siano ministri di governo o bidelli di scuola – e cittadini rispettosi dei diritti altrui e soprattutto di quelli della collettività, consapevoli del valore della solidarietà. Qui invece ciascuno pensa al proprio interesse e s’impegna nel cercare la scappatoia per sfuggire ai propri legittimi doveri. Governare in queste condizioni è un’impresa quasi disperata.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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