Amministrative: in Umbria tre città al ballottaggio

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Il voto umbro si presta a molte interpretazioni. Nelle consultazioni europee si è registrato un successo straordinario per il Pd (49,15%), trascinato da Matteo Renzi, che però non è stato ribadito alle amministrative. Probabilmente i candidati non avevano il piglio del leader nazionale. E così le principali città umbre sceglieranno il proprio sindaco al ballottaggio.

elezioni-seggio-n5-bnPerugia, Terni e Foligno, solo nel 2009, avevano eletto il sindaco Pd al primo turno. Ora dovranno superare le diffidenze dei propri elettori. Lo scarto tra le coalizioni di centrosinistra e quelle di centrodestra (il Movimento 5 stelle si è posizionato sempre al terzo posto) è ampio, in particolare a Perugia, tra Wladimiro Boccali e Andrea Romizi, e a Terni, tra Leopoldo Di Girolamo e Paolo Crescimbeni.

Ma il ballottaggio è un nuovo voto in cui si riparte da zero, non è la seconda manche di uno slalom di sci, in cui si conta il tempo conseguito nella prima frazione. E quindi nulla è scontato.

Basti ricordare un esempio: nel 1993 Gianfranco Ciaurro divenne sindaco di Terni battendo Franco Giustinelli (Pds) che al primo turno aveva più del 13% di vantaggio sull’avversario. È vero, la politica ternana era squassata allora da tanti scandali ma, in ogni caso, i candidati più vicini alla meta devono ancora correre e lottare per conquistare la fascia tricolore.

Il voto ha mostrato un incremento dell’astensionismo e una costante emorragia per la sinistra storica. Il centrodestra non ha trovato candidati con tanta capacità di attrazione da diventare veramente alternativi e in grado, al di là degli slogan, di poter competere veramente per diventare sindaci dei centri maggiori. In questo contesto i commenti al voto, nel 2014, ricordano molto quelli degli anni Settanta, in cui praticamente nessuno era sconfitto.

Il commissario regionale di FI, Catia Polidori, ricorda che “per la prima volta nella storia le tre più grandi città umbre: Perugia, Terni e Foligno, sono al ballottaggio con candidati espressione di centrodestra”. Dall’altra parte il segretario regionale di democratici umbri, Giacomo Leonelli, parla di un Pd umbro come di un partito “in forma”, che a livello locale e alle europee ha ottenuto un consenso rilevante “grazie al messaggio del segretario, Matteo Renzi, del voto alla speranza e non alla rabbia” e che ora, dopo aver “riconquistato praticamente tutti i Comuni sotto i 15 mila abitanti”, si appresta ad affrontare “senza alcun allarmismo” i ballottaggi, “peraltro ampiamente prevedibili, in un sistema politico ormai tripolare”.

 

Cosa può succedere l’8 giugno: due scenari

Saranno 9 i Comuni dove ci sarà il ballottaggio domenica 8 giugno. Sono Perugia, Terni, Orvieto, Bastia Umbra, Gubbio, Gualdo Tadino, Foligno, Spoleto, Marsciano. Sono tutti Comuni con più di 15 mila abitanti, dove nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza assoluta (50% + 1 dei voti).

Nella fase intermedia tra primo e secondo turno, i due candidati che vanno al ballottaggio possono collegarsi a liste diverse rispetto a quelle che li avevano appoggiati nella prima votazione.

In fase di ballottaggio, gli elettori possono scegliere soltanto il candidato sindaco: non sono ammessi voti alle liste. In questo periodo si fanno molte ipotesi rispetto all’elezione dei consiglieri, a secondo dei candidati sindaci di riferimento, considerata anche la diminuzione del numero dei consiglieri comunali.

Sono ammesse alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano raggiunto la soglia del 3% dei voti. Le ipotesi per il ballottaggio sono due: nella prima, se entrambe le coalizioni o singole liste (i cui voti sono conteggiati a parte rispetto a quelli per il candidato sindaco) sono sotto il 50%, il premio di maggioranza andrà a chi vince.

Nel secondo scenario, se vince il candidato che era partito con una percentuale più bassa, mentre la coalizione dell’altro al primo turno aveva superato il 50% più uno, niente premio: seggi assegnati in modo proporzionale. Quindi potrebbe verificarsi il caso di un sindaco con una maggioranza non dello stesso colore: la cosiddetta “anatra zoppa”. Ma, in considerazione dei voti registrati al primo turno, è difficile che succeda in Umbria.

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