Caso Goracci e gli altri: finora troppa “cecità”

REGIONE. Clima di “malapolitica”, da Sanitopoli a oggi

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Nei “palazzi del potere” dell’Umbria in troppi hanno fatto finta di non vedere mentre la “malapolitica” cresceva. Ci sono volute le manette al vice presidente del Consiglio regionale Orfeo Goracci per scuotere quella sorta di cupola garantista che ha fatto diventare “normali” situazioni che non potevano essere tali. Per non rompere equilibri di potere nella distribuzione delle poltrone. Al momento dell’arresto di Goracci, che da mesi era indagato per associazione per delinquere ed altri reati e che per questo si era autosospeso da Rifondazione comunista, a palazzo Cesaroni, la sede del Parlamento dell’Umbria, c’erano già altri due indagati: il presidente dell’assemblea, Eros Brega (Pd), per peculato e concussione, ed il consigliere Luca Barberini (Pd) per la cosiddetta “sanitopoli” umbra. In questa inchiesta è indagato anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi (Pd) insieme ad altri ospiti illustri di palazzo Donini nella scorsa legislatura. Di fronte a palazzo Donini e palazzo Cesaroni c’è quello della Provincia, protagonista di “appaltopoli”. Tutte vicende giudiziarie ancora aperte, con indagati ed imputati la cui colpevolezza non è stata accertata e che si proclamano innocenti e tali devono essere considerati fino a giudizio definitivo. Il caso GoracciCi sono però volute le manette al vice presidente del Consiglio regionale per costringere i “palazzi del potere” ad interrogarsi seriamente sulla opportunità di lasciare al loro posto gli indagati, vista anche la gravità delle accuse contestate a quello che – negli atti della inchiesta della magistratura perugina – viene chiamato lo “zar di Gubbio”. Con Orfeo Goracci sono state infatti arrestate altre otto persone tra consiglieri, assessori ed ex assessori, impiegati e funzionari del Comune di Gubbio. Ci sono poi un’altra decina di indagati. L’accusa è quella di avere pilotato, anche falsificando atti pubblici, assunzioni, concorsi ed avanzamenti di carriera all’interno del Comune e favorito amici nella gestione del Piano regolatore e nell’attività amministrativa. “È con profondo sconcerto che abbiamo appreso gli sviluppi dell’indagine giudiziaria eugubina” ha dichiarato il segretario regionale del Pd Umbria Lamberto Bottini. Solo qualche mese fa però, quando Goracci era stato formalmente indagato per le vicende per le quali la scorsa settimana è stato arrestato, a palazzo Cesaroni non era successo niente. Goracci si era proclamato innocente ed aveva conservato la carica di vice presidente dell’assemblea regionale. Il caso BregaDel resto, perché non essere garantisti con Goracci quando il Pd lo era stato con il presidente del Consiglio regionale Eros Brega? Quest’ultimo da quasi un anno è indagato dalla magistratura di Terni per peculato e concussione in relazione alla scomparsa di un contributo di 220 mila euro di Sviluppumbria per gli Eventi valentiniani. Brega è stato infatti assessore agli eventi del Comune di Terni (1999-2005) e presidente dell’associazione che gestisce la manifestazione (2003-2008). Quando gli era stato notificato l’avviso dell’indagine, aveva dichiarato che era innocente ma disposto a dimettersi se questa inchiesta, a parere del Consiglio, avesse compromesso il suo ruolo di presidente della massima assemblea dell’Umbria. È rimasto al suo posto, perché la sua rimozione avrebbe rimesso in discussione certi equilibri faticosamente raggiunti all’interno della maggioranza. Nonostante le proteste dell’opposizione e dell’Idv. Il caso RiommiValutazioni e tatticismi politici che hanno caratterizzato anche la singolare vicenda dell’assessore regionale Vincenzo Riommi. Riommi era assessore alla Sanità quando nel 2010 era scoppiato il caso “sanitopoli”. Una ragnatela di pressioni e favori attorno alla gestione della sanità che – secondo l’accusa – oltre alla ex presidente Lorenzetti, al suo vice Liviantoni ed all’ex assesore Rosi avrebbe coinvolto il direttore generale dell’Asl 3 Gigliola Rosignoli, il sindaco di Foligno Nando Mismetti ed il capo di Gabinetto della Lorenzetti, Sandra Santoni. Dalle carte delle indagini emergono situazioni inquietanti: ci sono parlamentari e politici, anche con importanti ruoli istituzionali in Umbria, che telefonano per l’assunzione della moglie. Ci sono compagni di partito o “amici degli amici” che chiedono i più svariati favori. In quel momento Riommi, assessore alla Sanità, non è ancora indagato, ma si dimette. Un gesto apprezzato, ma che crea problemi proprio a quegli equilibri politici faticosamente raggiunti tra le varie “anime” del Pd ed i partiti della maggioranza nella spartizione di poltrone ed incarichi. La presidente Marini si attribuisce le deleghe di Riommi e tampona la situazione. Passano una decina di mesi (nel frattempo il Pd criticava Berlusconi per la mancata sostituzione del ministro Scajola, dimessosi dopo avere scoperto che gli avevano regalato una casa davanti al Colosseo) e nell’estate scorsa la presidente Marini procede al rimpasto. Franco Tomassoni viene trasferito alla Sanità e Vincenzo Riommi rientra in Giunta con la delega all’Economia. Spostata qualche pedina nella scacchiera del potere, tutto sembra tornare a posto. Passano solo pochi giorni e Riommi apprende formalmente di essere anche lui indagato nella inchiesta sulla “sanitopoli”. Infuriano le polemiche, ma lui questa volta non si dimette e resta al suo posto. Il capogruppo del Pd a palazzo Cesaroni Renato Locchi, replicando nell’agosto scorso alle tante richieste di dimissioni, che giungono, non solo dalla opposizione, parla di “zona di opacità e di mancata chiarezza” – giudicata “grave” anche dal Pd, che pure “non intende ricevere lezioni politiche, né tantomeno di moralità da nessuno”. … e la Provincia di Perugia“Opacità” che avrebbe caratterizzato anche l’assegnazione degli appalti della Provincia di Perugia almeno fino al giugno 2008 quando furono arrestate 35 persone, tra le quali alcuni funzionari pubblici ed imprenditori. Il processo con una quarantina di imputati (accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e turbativa d’asta nella aggiudicazione degli appalti per lavori pubblici finanziati e gestiti dall’Amministrazione provinciale di Perugia) è cominciato nel luglio 2010, ed a quasi quattro anni dagli arresti arranca faticosamente tra rinvii ed eccezioni. Nell’ultima udienza dei giorni scorsi il tribunale, accogliendo la richiesta dei difensori, ha ritenuto inutilizzabili migliaia di intercettazioni del 2007 nelle quali funzionari ed imprenditori si scambiano consigli, informazioni e richieste per l’assegnazione di appalti. “Inutilizzabili” poiché, secondo i giudici, autorizzate dal Gip con “motivazioni carenti”. La giustizia è lenta, l’“opacità” resta tale, i politici sembrano preoccupati soltanto di mantenere i delicati equilibri all’interno dei partiti e nelle coalizioni; intanto cresce la sfiducia dei cittadini nei confronti di chi dovrebbe rappresentarli nelle istituzioni.

AUTORE: Enzo Ferrini

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