C’è ancora tanto da fare per migliorare la giustizia

Intervista all’ex presidente della corte d’Appello di Perugia, Wladimiro De Nunzio. Vari provvedimenti, più o meno efficaci, ma senza una visione complessiva dei problemi. Tra questi, la mancanza di personale amministrativo, fino al 35% dell’organico

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I problemi della giustizia in Umbria sono gli stessi del sistema giudiziario italiano, aggravati però da una significativa carenza di personale amministrativo (con scopertura dal 20 al 35% su un organico comunque insufficiente) e di magistrati, e dal fatto di doversi occupare – per la legge Pinto

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sull’equa riparazione – delle migliaia di procedimenti che, per competenza territoriale, sono arrivati dal Lazio.

Ne abbiamo parlato con un magistrato “di lungo corso”, Wladimiro De Nunzio, il cui ultimo prestigioso incarico è stato quello di presidente della corte d’Appello di Perugia, ricoperto dal 2010 al 2015. Una carriera in magistratura che lo ha visto impegnato con vari ruoli e in diverse sedi, con esperienze anche a livello internazionale. Cominciata nel 1969 da pretore a Rovereto, tra le montagne del Trentino, e proseguita a Perugia come sostituto procuratore (dal 1977) e poi come giudice. Prima di diventare presidente della corte d’Appello è stato però anche magistrato in Cassazione con vari incarichi, compreso quello di sostituto procuratore generale. È stato inoltre membro del Consiglio superiore della magistratura e segretario dell’Associazione nazionale magistrati. Lo incontriamo nello studio della sua abitazione perugina tra scaffali pieni di libri, fascicoli e cartelline.

Parla con passione di “indipendenza e imparzialità della magistratura” e di “divisione e equilibrio dei poteri alla base della democrazia”. Princìpi sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione italiana, “stella polare” per i giudici chiamati comunque a decidere anche in presenza di “vuoti normativi e lacune talvolta volute dal legislatore”. La società però – spiega – “non può vivere senza una tutela normativa” e la “supplenza” richiesta in tanti casi a chi giudica “è un rischio”. Non solo carenze legislative, ma anche tempi di decisione troppo lunghi.

 

L’organizzazione del sistema giustizia, con “riti” e procedure ipergarantiste, “non è più compatibile con la velocità della nostra vita quotidiana”. Di questo – secondo De Nunzio – “c’è consapevolezza” anche nella classe politica, che però interviene con singoli provvedimenti, più o meno efficaci, ma senza una visione complessiva dei problemi. Come nel caso della carenza del personale amministrativo, cancellieri in primo luogo, che rallenta o addirittura blocca la definizione dei processi penali e civili. In Italia mancano 9.000 assistenti giudiziari. Ebbene – spiega il magistrato – è stato bandito un concorso nazionale per soli 800 posti. “Siamo intervenuti, anch’io nel mio ruolo di presidente della corte d’Appello di Perugia, con protocolli e intese per ottenere personale di altri enti pubblici”. Nel luglio scorso, ad esempio, ne è stato firmato uno con la Regione. Si tratta però – continua – di “piccoli sostegni, con personale non preparato e non sempre adeguato per i compiti che dovrebbe svolgere”.

Negli uffici giudiziari umbri ci sono “vuoti” anche negli organici dei magistrati, comunque non adeguati all’attuale domanda di giustizia, tanto che in alcuni recenti casi è stato difficile formare, dopo il trasferimento di magistrati, Collegi giudicanti per processi importanti, come quello a Perugia con 58 imputati accusati di fare parte di un ramo della ’ndrangheta calabrese operante in Umbria. Su questo fronte però – secondo De Nunzio – la situazione sta migliorando, con concorsi annuali che stanno reclutando “giovani preparati, ben formati e molto motivati”. Giovani magistrati che hanno familiarità con internet, e in grado quindi di adeguarsi alle esigenze di un “processo telematico” che stenta a decollare; e che comunque – sempre per De Nunzio – non sarà in grado, da solo, di ridurre i tempi della giustizia.

Il carico dei processi per equa riparazione

A proposito di tempi della giustizia, la legge Pinto prevede che i processi devono essere definiti entro 6 anni: 3 per la sentenza di primo grado, altri due per quella d’appello e un altro anno per la definitiva in Cassazione. È una legge che prevede e disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subìto per l’irragionevole durata di un processo. Perugia aveva la competenza territoriale per tutti i procedimenti del Lazio. Nel 2012 – ricorda De Nunzio – erano 17.000. Un lavoro immenso per cancellieri e magistrati, già in difficoltà per smaltire il lavoro ordinario. Con però un primo segnale positivo: alla corte d’Appello di Perugia sono arrivati 8 “giudici ausiliari” (non magistrati, ma esperti di Diritto) che si occupano soprattutto dei procedimenti sull’equa riparazione, restituendo in parte i “magistrati togati” al loro lavoro ordinario. Il che ha comportato la riduzione della pendenza a circa 7.000 ricorsi. Il numero di procedimenti arretrati anche in Umbria – ha detto De Nunzio – negli ultimi anni è in graduale e costante diminuzione. Continuano però a essere uno dei problemi più grandi e non ancora risolti del sistema giudiziario. L’obiettivo per una giustizia efficiente dovrebbe essere quello di azzerare questi arretrati, nel penale e nel civile, adeguando allo scopo gli organici. “Con la legge Pinto – osserva – lo Stato sborsa ogni anno milioni di euro per risarcire chi ha subìto danni per processi troppo lunghi. Ma perché non investire invece questi soldi per una giustizia più veloce ed efficiente, rispondendo così alle legittime attese dei cittadini?”.

Processi più rapidi o prescrizione

Processi più rapidi senza dovere ricorrere a “riti abbreviati, con sconti di pena inaccettabili per la credibilità della giustizia italiana”, e per bloccare chi con la prescrizione e altri strumenti permessi dal nostro sistema giudiziario “sfrutta questa lentezza” per rimandare ed evitare pene e sanzioni. “Abbiamo – sottolinea l’ex magistrato – un sistema estremo di garanzie formali”. Con la prescrizione, ci sono processi “morti” in partenza, vanificando anni di lavoro di magistrati, poliziotti, carabinieri. Per i reati economici “abbiamo un sistema normativo talmente complesso, con regole che cambiano continuamente”, con il risultato che le condanne sono pochissime. Per questo tipo di reati, secondo dati riferiti da giornalisti del Corriere della Sera, in Germania ci sono 7.000 persone in carcere, mentre in Italia sono appena 200. Tuttavia – osserva De Nunzio – a livello internazionale la giustizia italiana “è invidiata per il sistema di garanzie”, per “l’alta produttività dei magistrati” e per gli strumenti di lotta a criminalità organizzata e mafia. Con una sottolineatura finale: ci sono problemi, ma tutti insieme possiamo risolverli. Intanto, gli arretrati negli ultimi anni stanno diminuendo; e poi la speranza sono quei giovani magistrati che stanno portando aria nuova nelle aule di giustizia.

Nuova “geografia giudiziaria” e “cittadella della giustizia”

Con la legge che negli anni scorsi ha ristrutturato la “geografia giudiziaria” italiana, in Umbria sono stati accorpati e soppressi uffici giudiziari sparsi sul territorio anche in centri minori. Un provvedimento – spiega De Nunzio – basato sul principio che con la concentrazione si ottiene una maggiore efficienza. Con qualche disagio per cittadini che devono affrontare distanze maggiori per le loro pratiche. E anche con tanti problemi iniziali nella riorganizzazione di uffici e personale. Problemi – secondo De Nunzio – che potranno essere definitivamente superati soltanto quando gli uffici potranno contare su un numero adeguato di magistrati e di personale amministrativo. Preoccupa invece De Nunzio la nuova proposta di ridisegnare i Distretti giudiziari. Provvedimento che potrebbe cancellare la corte d’Appello di Perugia, invece di allargare le sue competenze anche a territori di Lazio. “Siamo ancora – osserva – in una fase di assestamento della nuova geografia giudiziaria dell’Umbria, e rischiamo così di creare altra confusione”. Non si dice invece contrario al progetto della “cittadella giudiziaria” da realizzare nell’ex carcere di Perugia, ormai chiuso da una ventina di anni, ma senza abbandonare lo storico palazzo di giustizia di piazza Matteotti che – afferma – come palazzo dei Priori “è uno dei simboli della città”. La dispersione degli uffici giudiziari di Perugia, la inadeguatezza di alcune sedi e anche delle aule di udienza del tribunale sono problemi da risolvere. Evitando però – conclude – di impoverire ulteriormente il centro storico della città, privandolo degli studi legali e di persone e attività collegate all’amministrazione della giustizia.

AUTORE: Enzo Ferrini

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