Chi vuole fare il sindaco a Roma?

Tempo di lettura: 96 secondi

La settimana scorsa ho commentato i risultati (secondo me, poco promettenti) delle primarie del Partito democratico per la scelta dei candidati sindaci nelle maggiori città italiane. Adesso sposto l’attenzione sul centrodestra, che a quanto pare non riesce a esprimere un candidato unitario come sindaco di Roma. Certo, queste prossime elezioni per il Comune di Roma (ufficialmente si chiama “Roma Capitale”, e suona un po’ ridicolo) si annunciano alquanto strane. C’è chi dice che i partiti abbiano “paura” di vincere, perché si sa già che chi si troverà ad amministrare Roma farà una gran fatica senza risolvere nulla, e ne ricaverà solo brutte figure, come Marino. Per quel che conosco di Roma, posso confermare. Roma ha problemi che nessun’altra capitale ha. Dal punto di vista materiale, ci sono di fatto due città, quella antica e quella nuova; quella antica richiederebbe interventi enormi (tipo qualche linea di metropolitana, fognature, parcheggi) che però non si possono fare per i vincoli archeologici e storici sopra terra e sotto terra; quella nuova è un obbrobrio urbanistico, un manuale di come non si deve costruire una città moderna, frutto di uno scellerato sfruttamento del suolo, dove nulla funziona. In questo contesto, che può fare un sindaco nel breve arco di cinque anni? Ce ne vorrebbero cinquanta, di anni, risorse immense (che non ci sono) e la libertà di buttare giù tutto e rifarlo daccapo. Naturalmente è impossibile. A questo si aggiunge una macchina amministrativa – dirigenti, uffici, vigili urbani, aziende di trasporto e di nettezza urbana, ecc. – ingestibile, inquinata da cattive abitudini secolari ormai vissute come se fossero un diritto, quando non si tratta di vera e propria corruzione o almeno di favoritismi per gli “amici degli amici”, furberie, approfittamenti. Più una popolazione indisciplinata, di scarsissimo senso civico, abituata ad arrangiarsi aggirando le regole per sopravvivere. Sicché, se pure tornasse come sindaco Giulio Cesare in persona, non potrebbe fare nulla senza incappare nelle ventitrè pugnalate. Come Ignazio Marino.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

1 COMMENT

  1. Il dottor Cantone ha steso un resoconto della corruzione e della inadeguatezza, per non usare termini peggiori, delle amministrazioni precedenti, vedi alemanno e marino, dove gli appalti venivano dati brevi manu agli amici degli amici, senza nessun ritegno, come se si fossero beni privati. Allora non sarà un pidiessino qualsiasi, una meloni, postfascista, o un bertolaso, ancora intriso nella vicenda del post-terremoto de L’Aquila, a bonificare la caput mundi, peggio che vi fosse deflagrata una bomba atomica, simile a quella di Hiroshima.

LASCIA UN COMMENTO