Concluso il pellegrinaggio sulla via di Francesco

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Sono arrivati a Gubbio sotto la pioggia, e con un’ora di anticipo sul programma, i pellegrini che per tre giorni hanno percorso “Il Sentiero di Francesco”. I circa cento partecipanti alla marcia  sono arrivati alle 15 alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, detta della Vittorina, a Gubbio, accolti da padre Francesco. «Vi auguro – ha detto il frate ai pellegrini – che questo cammino possa ricordarvi sempre l’importanza delle cose semplici, immediate, piccole, le più preziose agli occhi di Dio».

Tra i pellegrini che hanno percorso gli oltre 40 chilometri di marcia c’era anche il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli, che dopo la preghiera conclusiva del pellegrinaggio ha invitato i marciatori a «nutrirsi della parola di Dio fino a diventare santi, proprio come Francesco». Il tema del Sentiero 2012, giunto quest’anno alla quarta edizione, era la riconciliazione con i fratelli: il vescovo Ceccobelli ha auspicato «che la società civile, le famiglie e anche la politica trovino il coraggio di diventare riconciliati e testimoni di riconciliazione; spesso – ha aggiunto – pronunciare la parola “perdono” è solo questione di coraggio, o forse d’incoscienza: prego con voi perché questo coraggio, oggi, arrivi da più parti, in un momento in cui tutti ne abbiamo davvero bisogno».

Il vescovo e i frati francescani che hanno preso parte al cammino hanno consegnato a tutti i partecipanti un messaggio finale: la storia di Amid e Farid, “parabola” della forza della riconciliazione e della fragilità dell’offesa e del rancore.

Alle 18, nella chiesa di San Francesco, la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Ceccobelli, ha concluso il pellegrinaggio. Tra i pellegrini in cammino oggi c’erano anche i consiglieri regionali Andrea Smacchi e Orfeo Goracci, l’assessore al Turismo della Provincia di Perugia, Donatella Porzi, il sindaco di Valfabbrica, Oriano Anastasi.

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Il messaggio finale per i pellegrini

La storia di Amir e Farid

Amir e Farid erano due ricchi mercanti e grandi amici. Per questo viaggiavano sempre insieme per vendere le loro mercanzie. In uno di questi viaggi, passando vicino ad un fiume in piena, a Farid venne in mente di bagnarsi. Improvvisamente, distrattosi, fu trascinato dalla corrente. Amir, vedendo che il suo più caro amico correva il rischio di morire, si gettò in acqua e, con grande sforzo, riuscì a salvarlo. Farid, chiamato uno dei suoi schiavi, fece incidere su una roccia lì vicino la seguente frase: “Qui, dando grande prova di amicizia e rischiando la sua vita, Amir ha salvato il suo amico Farid”.

Di ritorno sullo stesso luogo, si fermarono per un breve riposo. Mentre conversavano, cominciarono a discutere e Amir, alterandosi, schiaffeggiò Farid. Costui si avvicinò alla riva del fiume e, con una bacchetta, scrisse sulla sabbia: “Qui, per motivi futili, Amir ha schiaffeggiato il suo amico Farid”.

Lo schiavo che era stato incaricato di scrivere nella pietra il ringraziamento di Farid, gli chiese: “Mio signore, quando sei stato salvato dalle acque, hai fatto incidere quel fatto nella pietra. Ed ora scrivi sulla sabbia l’offesa ricevuta. Perché fai così?”. E Farid gli rispose: “Gli atti di bontà, d’amore e abnegazione devono essere incisi nella roccia, affinché tutti coloro cui capiterà di venirne a conoscenza, cerchino di imitarli. Al contrario, quando riceviamo un’offesa, dobbiamo scriverla sulla sabbia, vicino all’acqua, in modo che scompaia in breve tempo, nessuno ne venga a sapere e soprattutto, affinché sparisca al più presto qualsiasi risentimento dal nostro cuore”.

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