Costi della politica, ecco dove tagliare

La Marini è la Presidente di Regione meno pagata d’Italia; ciò non toglie che si potrebbe ridurre di parecchio la spesa pubblica

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I numeri dicono che inquilini ed ex inquilini di palazzo Cesaroni e palazzo Donini costano meno che che in gran parte del resto d’Italia. Da un’inchiesta dell’Espresso risulta che la presidente Catiuscia Marini è la meno pagata tra i governatori delle 20 regioni: il suo assegno mensile è di 7.104 euro netti. Il presidente della Basilicata, più piccola dell’Umbria, ne guadagna 8.746. Quello della Sardegna è il più ricco, 14.644 euro, seguito dal presidente della Sicilia: 14.134. Va un po’ meglio ai consiglieri regionali: l’indennità mensile, compreso il rimborso spese, non può superare i 6.598 euro netti. Si collocano al 14° posto nella graduatoria nazionale, con al primo posto ancora una volta la Sardegna (11.417), seguita dalla Calabria (11.316). Sono comunque super-stipendi anche quelli degli eletti al Consiglio regionale dell’Umbria, se si considera che l’indennità mensile di un parlamentare inglese è di 6.233 euro. Anche in Gran Bretagna c’è però stato qualche scandalo per parlamentari che facevano la “cresta” sui rimborsi spese. Solo che uno di loro, per 18.000 sterline, è finito in galera, mentre gli altri hanno subito rimborsato le somme ingiustamente incassate. I controlli saranno così rigidi anche a palazzo Cesaroni? Qualche dubbio viene leggendo i giornali. Il funzionamento dei 10 gruppi consiliari costa quasi 600 mila euro l’anno. Cinque sono “monogruppi”, costituiti cioè da un solo consigliere. Ebbene, spulciando tra i rimborsi per telefono, spese postali e di cancelleria, risulterebbe che uno dei monogruppi per il periodo aprile-dicembre 2010 ha incassato 6.583 euro. Nello stesso periodo e per lo stesso tipo di spese al Pd (13 consiglieri) ed al Pdl (7) sono stati rimborsati 226 euro il primo e 218 il secondo. C’è poi anche il problema dei vitalizi (in pratica la pensione) dei consiglieri ed “ex” di palazzo Cesaroni. Senza addentrarsi in complicati calcoli, risulta che costano ai cittadini umbri 3 milioni di euro all’anno. I meccanismi di calcolo del vitalizio sono infatti tali che i contributi versati dai consiglieri sono largamente inferiori al costo effettivo delle loro pensioni. L’assemblea dei presidenti dei Consigli regionali ha nominato una commissione, della quale fa parte anche il presidente dell’assemblea umbra Eros Brega, per una revisione dei vitalizi, che la Regione Emilia Romagna ha già eliminato. Servono le Province? Con la nascita delle Regioni dovevano essere eliminate. Invece sono sopravvissute e cresciute: di nuove Ilvano Rasimelli, ex presidente di quella di Perugia, ne ha contate 16. Il Parlamento, con i voti della maggioranza e l’astensione del Pd, si è pronunciato recentemente contro la loro abolizione, proposta che invece figurava nel programma elettorale di tanti partiti. L’Upi (Unione delle Province italiane) osserva che il loro funzionamento costa l’1,5 per cento della spesa complessiva del Paese ed annuncia che sta preparando una proposta di legge che comporta un risparmio immediato di 4 miliardi. La strada da percorrere, sempre per l’Upi, è l’accorpamento dei Comuni piccoli. Per il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi gli sprechi veri sono invece altrove: per esempio “i vitalizi dei politici eletti con il gratta e vinci” ed i 30 mila enti pubblici e parapubblici di secondo e terzo livello i cui alti dirigenti costano “come una intera Giunta provinciale”. Lui non ha l’auto blu ed il suo stipendio – ha detto – è di 1.690 euro al mese. Tutti contro i piccoli Comuni. In Umbria ce ne sono 10, con meno di mille abitanti. Poggiodomo ne ha addirittura 147 e Polino 265. Sindaci e Giunte di questi 10 Comuni – secondo i calcoli della Cisl – costano 280 mila euro all’anno. “Basta con questa caccia alle streghe” ha replicato Giuseppe Chianella, sindaco di Avigliano Umbro e coordinatore dei piccoli Comuni umbri. “Noi – ha detto – siamo quelli che stanno in trincea dalla mattina alla sera, e quando serve facciamo anche gli impiegati e gli operai”. Un assessore del suo Comune guadagna 50 euro al mese. “Siamo – ha detto ancora – presìdi dello Stato in zone di montagna e disagiate. La sfida per il futuro è quella della gestione associata di alcuni servizi tra più Comuni”. Una innovazione già attuata ad esempio per i vigili urbani in alcune zone dell’Umbria. Come dargli torto: non è cancellando l’identità comunale di Poggiodomo (sindaco e Giunta costano 14.750 euro all’anno) o di Polino (25.271 euro all’anno) che si eliminano sprechi e privilegi della Casta. Dove e cosa tagliare? In Umbria, appena 900 mila abitanti, quanto un quartiere di una grande città, ci sono ad esempio 12 aziende per la gestione di acqua e rifiuti, quattro Asl e due aziende ospedaliere. I partiti di opposizione hanno presentato una loro mozione in Consiglio regionale, respinta nella seduta di martedì, per ridurre le Asl a “non più di due”. Una sola sarebbe troppo poco? A proposito di riforme endoregionali, che fine ha fatto quella delle Comunità montane? Sempre l’Upi dice che in Italia ci sono 7.000 tra consorzi di bonifica, enti parco regionali ed Ato (Ambiti territoriali ottimali) che costano “una montagna di soldi, che per lo più servono a fare funzionare gli enti anziché fornire servizi ai cittadini e per le opere pubbliche”. Ce ne sono tanti, troppi anche in Umbria. Ecco dove tagliare. Il vero problema è il fitto sottobosco – o muffa -che si sviluppa all’ombra delle istituzioniQuesti sono i giorni dei “sacrifici anche per la Casta”, una ricetta magica che dovrebbe guarire tutti i mali. Anche la grande crisi, che ci sta rendendo quasi tutti un po’ più poveri. Quasi tutti, perché i sacrifici richiesti agli italiani per risanare il bilancio di fatto non toccano chi evade il fisco, sono irrilevanti per i veri ricchi e non riguardano chi vive di politica. Sono proprio questi ultimi a gridare più forte. Il timore è che ancora una volta, quando sarà un altro scandalo a riempire le pagine dei giornali e ad animare i salotti televisivi, tutto resti come prima. La Politica dunque dimostri con i fatti, e non solo con le parole, che c’è davvero aria nuova. Aria nuova in Umbria vuol dire smantellare quel reticolo, quel sottobosco di enti, agenzie, società pubbliche e parapubbliche costituite non nell’esclusivo interesse della generalità dei cittadini, ma per distribuire gettoni, prebende, posti di lavoro ai politici di mestiere (magari non rieletti) ed ai loro portaborse e clienti. Certo in un momento di sacrifici che dovrebbero essere per tutti, anche la casta dei politici non deve sottrarsi, con i fatti e non con le parole. È giusto dunque tagliare privilegi ingiustificati di chi siede nei palazzi del potere, ma non sarà il risparmio che ne consegue a salvare il bilancio dello Stato. Il risparmio vero, in termini di efficienza dei servizi ai cittadini e della eliminazione degli sprechi, è invece nel taglio delle radici e dei germogli di questo sottobosco di enti inventati soprattutto per dare ossigeno alla Politica, ossigeno che nel tempo è diventato aria viziata e muffa. Per cambiare quell’aria: e se la politica diventasse solo spirito di servizio? Volontariato? Con rimborsi di spese effettive e, per chi vi si dovrà dedicare a tempo pieno, con un reddito garantito pari a quello della sua ultima denuncia redditi?

AUTORE: Enzo Ferrini

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