Cristiani: perseguitati ma ago della pace

Tempo di lettura: 164 secondi

don-paolo-giulietti“Io sono Gesù, che tu perseguiti”. Le parole che risuonano alle orecchie di Saulo, caduto a terra lungo la via per Damasco, sono purtroppo ancora attuali. La situazione dei cristiani in Medio Oriente, per esempio, è sempre più critica, come hanno sottolineato Papa Francesco e il patriarca Kirill nella loro recente Dichiarazione di Cuba. In essa, accanto alla deplorazione dei più eclatanti ed efferati atti di persecuzione, viene evidenziato un fenomeno che non è di oggi, e che ha cause remote: “In Siria, in Iraq e in altri Paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose”. La riduzione della presenza cristiana ha numeri impressionanti nelle zone di conflitto: dalla Siria ne sono fuggiti 700.000 e dall’Iraq 800.000; anche però da Egitto, Libano, Israele e Palestina si continua a emigrare in Europa e negli Usa, spinti da problematiche che rendono la vita più difficile ai cristiani che ai loro connazionali. Lo scontro in atto nell’area, che è insieme politico, militare, culturale e religioso, vede le piccole comunità cristiane – spesso anche divise tra loro – come i classici “vasi di coccio”: costantemente sospettati di simpatizzare per il “nemico” poiché non schierati completamente con alcuno, subiscono emarginazione da tutti i contendenti. La progressiva radicalizzazione culturale e religiosa, inoltre, smantella gli accorgimenti e gli atteggiamenti costruiti in secoli di convivenza, ripristinando – e non solo nei territori dell’Isis – antiche discriminazioni, come la dhimma (tassa per i non musulmani) e tutta una serie di restrizioni matrimoniali, patrimoniali e cultuali.

È importante non sottovalutare il problema: l’irrilevanza dei cristiani in questa delicata area, dove essi hanno favorito per secoli il dialogo e una visione moderata della religione, è un’ipoteca negativa pesante per il futuro della pace. Nel conflitto israelo-palestinese, ad esempio, l’esistenza di una comunità di etnia araba, ma non musulmana, meglio disposta al rapporto con gli ebrei e in relazione con l’Occidente, costituisce un importante elemento di equilibrio. Il fatto che i cristiani di tutte le confessioni in Medio Oriente siano ormai vicini a toccare l’1% della popolazione si traduce in molte circostanze in una preoccupante semplificazione del conflitto, nella quale hanno buon gioco i “falchi” delle rispettive fazioni. La tradizionale Colletta pro Terra Sancta, in questa prospettiva, acquista un valore crescente non solo per l’attuale escalation del dramma delle Chiese in Medio Oriente, come ha fortemente sottolineato la lettera del card. Sandri ai Vescovi di tutto il mondo, ma come investimento per un futuro di convivenza che non potrà fare a meno dei cristiani. Il Venerdì santo, dunque, diamo tutti un piccolo contributo a quella “pace di Abramo” profetizzata da La Pira: Gerusalemme, infatti, proprio in quanto abitata da ebrei, cristiani e musulmani, è il luogo in cui dovrà nascere la pace della triplice famiglia di Abramo: “Il punto critico della storia attuale, punto di pace o di guerra, di salvezza o di rovina, è oggi proprio, in certo senso, Gerusalemme. Perché il Medio Oriente è oggi, in certo modo, il centro di gravitazione attorno al quale si muove la storia politica del mondo: la pace o la discordia di Gerusalemme sono, e saranno sempre più, i sintomi rivelatori della pace o della discordia delle nazioni”.

AUTORE: Paolo Giulietti

5 COMMENTS

    • Il numero dei cristiani presenti nei territori di Israele e Palestina è in costante calo, pur in mancanza di cifre “esatte alla virgola”. In generale, oggi il loro numero si attesta attorno al 2 o al massimo 3 per cento della popolazione, ossia circa 175.000. Erano il doppio nel 1948, anno di nascita dello Stato di Israele. Come testimoniano i cristiani di laggiù, le restrizioni imposte dal Governo di Tel Aviv colpiscono tutti i palestinesi allo stesso modo, musulmani o cristiani che siano, e sempre più persone si trovano costrette a emigrare. (D. R.)

      • La mia domanda era ” i cristiani in Israele” sono diminuiti e se si di quanto ?
        non può fare una sommatoria dei cristiani in Israele e in Palestina perché sono due realtà differenti !
        Per quanto ne so io i cristiani nei territori palestinesi, a differenza di quanto avviene in Israele, vengono pesantemente perseguitati.
        Per la precisione il Governo di Israele si trova a Gerusalemme.
        La informazione che le chiedo : in Israele i cristiani sono aumentati o diminuiti ?
        Se vuole può anche dire se i cristiani nei territori palestinesi sono aumentati o diminuiti. Sono due analisi diverse. Grazie

  1. Sempre preciso e puntuale Don Paolo Giulietti, interessante, “il luogo dove dovrà nascere la pace della triplice famiglia di Abramo”. Perchè è proprio in quel luogo che ebbe origine. “il Padre il Figlio e lo Spirito Santo”.

LASCIA UN COMMENTO