Dal cinema al giornale. La Chiesa non sta a guardare

Il convegno regionale sull'informazione è la prima tappa di un nuovo impegno delle comunità ecclesiali nei mass media

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La prossima settimana vengono a sovrapporsi, in modo non voluto, due iniziative che hanno a che fare con i mass media. A Perugia si terrà il primo convegno regionale sull’informazione in Umbria. A Terni attraverso il cinema si parlerà di libertà e religione e si “racconterà” un continente, la Cina, sconosciuto ai più (vedi a pagina 17). Nel primo caso si parlerà dei mass media e di come possono essere, e vengono, utilizzati per fare “cultura”. Nel secondo caso il Filmfestival “Popoli e religioni” rappresenta un concreto utilizzo del cinema, uno dei primi “mass media”, mezzo di comunicazione di massa, per fare cultura.

Entrambe le iniziative nascono nella comunità ecclesiale e da “provocazioni”‘ dei vescovi che non si stancano di chiedere ai fedeli, e ai laici in particolare, un impegno di evangelizzazione di prima linea nella piazza delle mille culture nella quale si incontrano gli uomini e le donne dei nostri giorni. Il convegno, ne pubblichiamo il programma in ultima pagina, ha nel titolo la parola “verità”, un “oggetto misterioso” che ha sempre inquietato gli uomini (ricordate Pilato che chiede a Gesù “Cos’è la verità?”) e che suona provocatoria nel mondo d’oggi dove tutto è relativo. “Cercare la verità per condividerla” è il lavoro del giornalista, anche di quello che non crede esista una verità. I giornalisti saranno protagonisti al convegno eppure non è un convegno per soli giornalisti, anzi.

Questi tre giorni vogliono essere l’inizio di un cambiamento nelle nostre Chiese proprio sul fronte dei mass media. Sono invitati tutti (il programma e la scheda di partecipazione sono sul sito www.chiesainumbria.it), ma è chiesta in particolare la partecipazione di persone che abbiano disponibilità ad assumere un nuovo servizio nella comunità, quello dell’animatore della comunicazione e della cultura. Si tratta di un servizio pastorale messo a fuoco in questi anni di “Progetto culturale cristianamente orientato” e chiaramente definito nel “Direttorio sulle comunicazioni sociali” emanato dalla Conferenza episcopale italiana nel 2004.

La tre giorni è pensata come un percorso che inizia dall’osservazione e dal dialogo con la realtà in cui viviamo (il giovedì pomeriggio e il venerdì mattina) e termina con l’assunzione di impegni nel campo della pastorale delle comunicazioni sociali (in questo senso sono proposti i laboratori del sabato mattina), passando attraverso una valutazione anche critica del ruolo e dell’impegno delle otto Chiese dell’Umbria nei confronti dei mass media (il giovedì pomeriggio). È un convegno regionale e per una regione piccola come la nostra il “fare insieme” è un valore antico. Questo settimanale, nato nel lontano 1953 per una scelta condivisa delle allora 16 diocesi, ne è testimonianza. In questi ultimi dieci anni le diocesi umbre hanno investito sui “mezzi” della comunicazione: dai settimanali La Voce e La Gazzetta alle radio diocesane con Umbria Radio oggi a diffusione regionale; dagli uffici stampa diocesani di cui tutte, ormai, sono dotate, al sito web www.chiesainumbria.it, l’ultimo nato nel quale ha trovato spazio una embrionale eppure interessante webtv, la stessa che trasmetterà in diretta i lavori del convegno.

Ora è il momento di investire nella comunità, o meglio investire la comunità cristiana di una nuova responsabilità e di nuove competenze, perché si rimargini la frattura che negli ultimi decenni ha visto allontanarsi la dimensione della fede dalla dimensione della vita, con una cultura sempre più lontana dal Vangelo. Giornali, televisione, teatro, musica, cinema, internet e quant’altro la tecnologia ha da offrire alla comunicazione, devono essere, e in certi casi già sono, strumenti che ogni comunità cristiana sa gestire per farne strumento di crescita della comunità. In questo non rende solo un servizio ecclesiale ma, educando le persone ad un uso critico e consapevole dei mass media, fa crescere anche la società civile. E scusate se è poco!

AUTORE: Maria Rita Valli

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