I difetti dello Stato sociale

Tempo di lettura: 100 secondi

di Pier Giorgio Lignani

Più volte, anche di recente, su queste colonne ci siamo occupati dello “Stato sociale”, formula politica ideata e realizzata nel XX secolo in molti Paesi dell’Europa occidentale, Italia compresa.

Abbiamo anche riletto la prima parte della nostra Costituzione, che accanto ai tradizionali diritti politici dell’individuo (libertà di pensiero, libertà di parola, diritto di voto) consacra anche i nuovi diritti che potremmo chiamare sociali: diritto al lavoro, allo studio, alla salute, al benessere. E questo ci rende orgogliosi di vivere in uno Stato che si è dato tali obiettivi da raggiungere. Ma oggi dobbiamo vedere i lati negativi, che si possono riassumere così: quegli obiettivi non potranno mai essere raggiunti con pienezza, senza sforzo e senza fatica. Non potranno essere raggiunti una volta per tutte. Potrebbero apparire a portata di mano, ma sfuggire – e non per cattiva volontà di qualcuno, ma perché per garantire tutto a tutti ci vorrebbero risorse illimitate; e invece sono limitate. La popolazione mondiale cresce vorticosamente: dai 2 miliardi e mezzo del 1950 siamo adesso a 7 e mezzo. Garantire a tutti lo stesso standard di benessere (e di spreco) che hanno i Paesi più sviluppati, se anche fosse possibile, provocherebbe danni distruttivi per l’ambiente naturale. Ma anche senza discutere dei destini planetari, vediamo cosa succede nel nostro piccolo.

Ha sollevato curiosità e dibattiti una decisione giudiziaria che ha dichiarato illegittima la chiusura di una struttura di pronto soccorso medico, perché avrebbe privato della doverosa assistenza gli abitanti di un piccolo Comune. Senza entrare nelle questioni legali, si capisce però che, se si tiene aperta quella struttura, bisogna per forza che si tenga fermo lì, in permanenza, un certo numero di operatori; e dunque mancheranno da qualche altra parte, dove altri utenti li aspetteranno invano.

Se poi si vogliono mettere più risorse nei bilanci della sanità, va a finire che si tolgono alla scuola o alle pensioni o ad altri servizi pubblici. La realtà è questa, e diffidate di chi vi dice il contrario. Soprattutto sotto elezioni.

 

LASCIA UN COMMENTO