Domenicani a Perugia tra storia, arte e spiritualità

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padre-viganoI Domenicani giunsero a Perugia attorno al 1230. Tra il 1231 e il 1260 edificarono una primitiva chiesa, detta San Domenico Vecchio, nell’area dove oggi sorge il chiostro maggiore. Nel 1304, avendo l’Ordine assunto un ruolo importante in città sia dal punto di vista politico che religioso, furono iniziati i lavori di costruzione di una nuova grande basilica. Consacrata da papa Pio II nel 1459, l’imponente nuova chiesa (San Domenico Nuovo), a seguito del crollo delle navate avvenuto negli anni 1614-1615 fu interamente restaurata inglobando la primitiva struttura gotica, su disegno dell’architetto pontificio Carlo Maderno, negli anni 1629-1632. Il contributo che l’Ordine domenicano ha offerto nei secoli alla città di Perugia ha avuto origine dalla presenza in città dello stesso san Domenico, fondatore dell’Ordine dei predicatori. La sua presenza avviene nel 1220 quando si fece conoscere e stimare dai cittadini per la sua santità e la sua predicazione, per cui essi richiesero subito una presenza stabile di alcuni suoi frati. L’identità dell’Ordine domenicano è ben definita. Domenico ha fondato un Ordine di frati dediti alla predicazione – detti frati Predicatori -, ma per essi ha voluto uno stile di vita che fosse il più idoneo a realizzare la loro missione. Volle che i suoi frati fossero apostoli tutti dediti alla predicazione, e contemporaneamente tutti votati alla testimonianza della vita. L’idea che guidò Domenico nella sua attività apostolica e nella fondazione dell’Ordine dei frati predicatori è la caritas veritatis, l’amore della verità, da conquistare nella contemplazione e da donare nella predicazione. Tale programma di vita – voluto da san Domenico – è stato tradotto da san Tommaso d’Aquino nella nota espressione contemplari et contemplata aliis tradere (contemplare, e trasmettere ciò che si è contemplato). Elemento fondamentale dell’identità domenicana è dunque la predicazione che sgorga dall’abbondanza della contemplazione.

Il dovere dell’annuncio del messaggio evangelico è sentito così fortemente da Domenico che a esso consacra, in modo assoluto, tutta la sua vita e vuole sia consacrata anche quella dei suoi compagni. Egli si definisce “umile ministro della predicazione” (1216); si sente un “servitore della Parola divina”, un servitore a tempo pieno. I suoi compagni sono chiamati “frati della predicazione”, e i conventi si chiamano “predicazione”. L’importanza e il contributo spirituale, sociale e culturale che l’Ordine domenicano ha offerto alla città di Perugia oggi è pressoché ignorato. Dimenticato, forse, anche per l’attuale esigua presenza dei figli di san Domenico in città (sono solo quattro i frati residenti), dovuta alla mancanza di vocazioni e di quella predicazione forte e incisiva che un tempo distingueva i figli di san Domenico. Un segnale di recupero di vivezza nel panorama culturale cittadino possono rappresentare oggi la ristrutturazione del Centro culturale San Tommaso d’Aquino, la cura della Biblioteca (prossimamente aperta al pubblico), le continue pubblicazioni filosofiche, teologiche e storico-artistiche, oltre alla quotidiana predicazione nello stile tipico del frate predicatore. La causa maggiore del “silenzio” dei religiosi domenicani a Perugia, però, fu certamente causata dagli eventi dell’800, con la dispersione degli Ordini religiosi, la demaniazione dei loro beni avvenuta nel 1861 al tempo dell’Unità d’Italia, operata dal Pepoli, che portò all’occupazione di tanti conventi nei quali trovarono posto caserme, uffici governativi, scuole e altri enti pubblici. Naturalmente questa indebita espropriazione e demaniazione portò notevoli danni all’arte, alla cultura e alla storia che questi luoghi contenevano. Molte chiese, annesse ai conventi, furono abbattute o gravemente danneggiate, e gli stessi chiostri, i refettori e le biblioteche subirono una devastazione e dispersione indescrivibile dei beni, cui solo in questi ultimi tempi – nel caso proprio di San Domenico di Perugia – si è potuto in minima parte rimediare con qualche restauro e reintegrazione. Ma quel secolare “restauro umano” offerto ai perugini, antica “esclusiva” dei frati Domenicani, sarà difficile da recuperare.

AUTORE: Padre Alberto Viganò, op Direttore del Centro culturale “San Tommaso d’Aquino”

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