Dopo Firenze, voglia di camminare insieme

Diocesi per diocesi, le testimonianze dei delegati umbri al grande evento ecclesiale. Un tratto li accomuna: sono tutti soddisfatti

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I delegati al convegno di Firenze si confrontano nei “tavoli” sulle cinque vie
I delegati al convegno di Firenze si confrontano nei “tavoli” sulle cinque vie

Convegno ecclesiale di Firenze: tutti concordi nel dire che è stata una straordinaria esperienza ecclesiale, vissuta nella sinodalità e arricchita non poco dalla presenza di Papa Francesco. Lo slogan che meglio lo sintetizza è “voglia di camminare insieme”, dietro a Gesù, volto del vero umanesimo. Soddisfatti naturalmente anche i 41 delegati delle diocesi umbre, accompagnati dai rispettivi Vescovi. Abbiamo raccolto la testimonianza di un rappresentate per ogni Chiesa locale.

Orvieto-Todi

“La cosa che più mi ha rallegrato del Convegno – dice suor Maria Luisa Gatto delegata di Orvieto-Todi e religiosa delle Serve di Maria Riparatrici – è stato sentire una Chiesa italiana viva e ricca di esperienze fantastiche. Il lavoro di squadra compiuto a Firenze lo dobbiamo declinare sempre più nella nostra piccola, antica e variegata realtà umbra: lavorare insieme tra Chiese diocesane, unire le forze e fare rete è bello e arricchente. Alcune indicazioni concrete emerse nei gruppi, e che già possiamo attuare nelle nostre Chiese: ascoltare l’altro nei luoghi dove ‘abita’, una formazione più specifica del laicato, dare più slancio alle relazioni interdiocesane, riprendere in mano la dottrina sociale della Chiesa come quadro di riferimento dell’agire pubblico, nella consapevolezza che i cristiani sono cittadini del mondo e non possono esimersi da questo compito. Infine, è stato veramente bello lo scambio  con gli altri delegati delle diocesi umbre: abbiamo dato un volto a tanti nomi letti nei documenti o nei mass media ecclesiali”.

Perugia – Città della Pieve

“Dal convegno ecclesiale di Firenze – dice Maria Serena Baldoni, giovane delegata di Perugia-Città della Pieve – non avevo attese particolari. Anzi ero intimorita, mi sentivo inadeguata a prendere parte a un evento simile. Una volta a Firenze, però, grazie a un clima veramente familiare, tutto è stato più semplice. Sono consapevole di aver vissuto un’esperienza di Chiesa unica e grande; ho capito meglio il ruolo di noi giovani nella comunità cristiana, dove siamo chiamati a portare sempre più coraggio e creatività. Ho sperimentato che veramente Cristo muove tutto. Il Papa ci ha invitato a essere più vicini ai nostri Pastori: ecco, io vorrei dare concretezza a Firenze con il proposito di stare più vicina ai ‘miei’ sacerdoti, pregare per loro, coadiuvarli nelle varie attività con i giovani, stabilire con loro un dialogo anche là dove i preti non sono più giovani, andando quindi incontro alle loro esigenze”.

Spoleto-Norcia

“Si è trattato – ha detto Giorgio Pallucco delegato di Spoleto-Norcia – di un’esperienza di grande valore. Tra i delegati si percepiva il forte desiderio di intraprendere strade di cambiamento, nella consapevolezza di non poter più continuare a dare risposte vecchie a domande nuove: la società, il mondo in cui viviamo sta cambiando e lo sta facendo molto velocemente. Anche la Chiesa italiana, allora, pur nella fermezza dei valori che da sempre caratterizzano la sua esistenza e il suo operare, si è riunita in Convegno per discutere, proporre e anche da subito sperimentare nuove vie e nuovi metodi per essere presenti in quel territorio-mondo di cui non potrà mai fare a meno, come ci ricordava il beato Paolo VI. Vorrei infine sottolineare la presenza diffusa tra i convegnisti un buon numero di direttori e operatori delle Caritas: i Vescovi italiani hanno compreso l’attualità e l’importanza della domanda di senso che i poveri e i bisognosi, ma anche i malati e i sofferenti e loro famiglie, stanno ponendo alla Chiesa, che volentieri desidera farsi prossima a tutti loro, riconoscendo in essi il volto umano del Cristo sofferente”.

Foligno

“Fare una cronaca del V Convegno ecclesiale nazionale – dice Fabio Massimo Mattoni, delegato di Foligno – è un’impresa. Distinguere gli eventi dalle sensazioni, i fatti dalle emozioni, le parole dalle impressioni è impossibile per chi ha avuto la grazia e la responsabilità di esserci. Siamo stati testimoni di un’esperienza di Chiesa, di popolo di Dio in cammino, di sinodalità, anziché il solito convegno con relatori attivi e uditori passivi. Abbiamo respirato un clima fraterno, senza distanza tra Pastori e popolo: dai tavoli dei lavori di gruppo a quelli conviviali, dove durante i pranzi e le cene si costruivano relazioni e si scambiavano idee, donando l’immagine di una Chiesa viva, bella e semplice. Nelle relazioni finali, relative alle cinque vie dell’uscire, dell’annunciare, dell’educare, dell’abitare e del trasfigurare, si sono potute leggere fiducia nell’azione dello Spirito e vicinanza alla vita di ogni singola persona”.

Assisi-Nocera-Gualdo

“Il Convegno di Firenze – afferma don Alessandro Picchiarelli, delegato di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino – è stato un bel momento di Chiesa, un momento per vivere quella sinodalità a cui il Papa e i Vescovi italiani ci hanno continuamente richiamato in quei giorni. I lavori sono stati organizzati molto bene, sono stati proficui e ciascuno ha potuto esprimere il proprio parere. È stato un punto di svolta per la Chiesa italiana, un punto di partenza più che di arrivo”.

Gubbio

“Al di là dei contenuti e degli spunti che sono stati offerti dai diversi interventi e dalle parole del Papa – dice don Matteo Monfrinotti della diocesi di Gubbio – vorrei sottolineare la forte esperienza ecclesiale vissuta a Firenze. Siamo tornati a casa con un metodo appreso nei lavori di gruppo e che ora siamo chiamati a riscoprire: di sinodalità, di cammino insieme, di discernimento affidato all’assemblea, primo passo per il discernimento ultimo che i Pastori sono chiamati a fare. Si potrebbe dire che Firenze, grazie al metodo di lavoro sinergico, ci lascia in eredità il rilancio in maniera seria degli organismi di partecipazione e corresponsabilità presenti nelle parrocchie, per superare l’autoreferenzialità che spesso contraddistingue i nostri ambiti e le chiusure che si vivono nelle nostre comunità”.

Città di Castello

“È stata una bellissima esperienza di sinodalità – dice Alessandro Pacchioni, delegato di Città di Castello. – Mi è piaciuto molto l’invito rivoltoci a farci più prossimi ai nostri fratelli, alle loro gioie e alle loro difficoltà. Sono stato impressionato dalla discussione alla pari tra tutti, vescovi, laici, religiosi. Posso dire che a Città di Castello noi delegati abbiamo già illustrato al Consiglio pastorale diocesano quanto vissuto a Firenze, e stiamo già lavorando su come far fruttificare al meglio i temi del Convegno”.

Terni-Narni-Amelia

“Da Firenze esce l’immagine di un popolo in cammino – afferma don Matteo Antonelli delegato di Terni – Narni – Amelia – e di una Chiesa che, uscita in mezzo alle strade e alle piazze dell’uomo, cammina per annunciare il volto umano di Cristo, per abitare i luoghi dell’Umano e soprattutto le sue relazioni. Una Chiesa che, educata alla scuola di Gesù, sappia indicare la strada per un’educazione integrale della persona dove tutto l’uomo può essere trasfigurato dall’incontro con il Figlio dell’uomo e di Dio”.

 

Cinque vie con un metodo innovativo

Il Convegno ecclesiale di Firenze è stato una novità anche dal punto di vista metodologico con i tavoli di lavoro: piccoli gruppi composti da 10 persone, in cui vescovi, sacerdoti, religiosi/e e laici si sono messi in ascolto l’uno dell’altro con quello di stile di sinodalità (che è innanzitutto un “camminare insieme”) più volte indicato come orizzonte del Convegno. C’erano anche tavoli di giovani. È stato bello vedere allo stesso tavolo persone diverse tra loro per età, provenienza, ruoli… confrontarsi in modo democratico e attento. È un futuro, dunque, dinamico e ricco di opportunità quello che si può intravedere in filigrana fra le proposte elaborate nei gruppi di lavoro. Uscire per avviare un processo sinodale, per formare alla testimonianza, per promuovere il coraggio di sperimentare: è quanto emerso dai lavori del primo gruppo, illustrati da don Duilio Albarello, docente di Teologia fondamentale presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Dalla tavola dei giovani, la proposta a ogni comunità cristiana di “costituire un piccolo drappello di esploratori del territorio” che “si impegnino a incontrare le persone, soprattutto nelle periferie esistenziali”. Per l’annunciare, forte la volontà di creare relazioni, prendersi cura e accompagnare, ha riferito Flavia Marcacci, docente di Storia del pensiero scientifico presso la pontificia università Lateranense. La bellezza della relazione personale con Gesù, da curare e custodire, è punto di partenza per “creare percorsi di accompagnamento concreto e personalizzato”. Per Adriano Fabris, docente di Filosofia morale presso l’Università di Pisa, cinque sono i verbi-chiave dell’abitare: ascoltare, lasciare spazio, accogliere, accompagnare e fare alleanza. A chiedere spazio sono soprattutto i giovani e i carismi dei laici. In tema di accompagnamento è stata proposta una ‘pastorale del condominio’. Quanto all’educare, “come Chiesa italiana non siamo all’anno zero, perché c’è in atto un’esperienza viva, testimoniata da innumerevoli tentativi creativi e in alcuni casi sorprendenti”, ha fatto notare suor Pina Del Core, preside della pontificia facoltà di scienze dell’educazione Auxilium. Per la religiosa, oggi occorre puntare alla testimonianza, promuovendo e rafforzando “le varie forme di alleanza educativa”. Infine, per trasfigurare occorre tenere insieme annuncio, liturgia e carità: si giocano su questo trinomio le linee di azione indicate dal gruppo di lavoro sull’ultima via, illustrate da fra’ Goffredo Boselli, liturgista e monaco di Bose. Anzitutto “riaffermare il posto centrale che occupano la liturgia, la preghiera e i sacramenti nella vita ordinaria delle comunità”, a partire dalla famiglia.

AUTORE: Francesco Carlini

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