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Commento alla Parola della XV Domenica del Tempo ordinario Anno A

Dove seminare? Ovunque


La nota parabola trae spunto dai metodi agricoli palestinesi per coinvolgere tutti gli uditori nell’annuncio del Regno

Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto”, garantisce il Signore tramite Isaia nel clima di AltareBibbiagioia per l’imminente ricostruzione di Gerusalemme che riguarda gli esiliati che si trovano a Babilonia. Il capitolo 55 presenta infatti l’immagine di un banchetto i cui abbondanti alimenti, pane acqua e ‘cibi succulenti’ sono offerti gratuitamente alludendo alla straordinaria generosità di chi l’ha imbandito. È il Signore ad averlo preparato per ‘festeggiare’ la nuova alleanza che vuole stabilire con il popolo. E allora solenne è l’invito ad accogliere la Sua parola: come la pioggia cade e penetra nelle aride screpolature della terra e la fa rifiorire in modo rigoglioso, tanto che può essere utilizzata dagli uomini per il proprio sostentamento, così è l’efficacia della Parola, che scende nei cuori inariditi e nei momenti infecondi della storia passata e proprio in quelle secchezze fa rifiorire la vita.

La natura rigenerata è perciò simbolo della fecondità dell’Alleanza ristabilita. Ma c’è da fare un passo di qualità: ascoltare e credere alla Sua Parola. E sappiamo che non tutti l’hanno fatto perché una parte di esiliati è rimasto a Babilonia, non accettando di rinunciare alle ‘sicurezze’ che il luogo offriva, per ‘rischiare’ sulla Parola di Dio. Il fondamento dell’ascolto della Parola è poi ripreso dal Vangelo dove Gesù stesso trasmette uno tra i più autorevoli insegnamenti. Da questa domenica e per altre due domeniche la liturgia ci propone infatti le parabole del capitolo 13, che riporta il terzo dei 5 discorsi di Gesù secondo l’evangelista Matteo. Incorniciato da un’introduzione e da un epilogo, il capitolo riferisce 7 parabole: il seminatore, la zizzania, il seme, il lievito, il tesoro, la perla e la rete. Queste che sono definite le ‘parabole del Regno’ (O. Battaglia) riportano una terminologia davvero strategica: 12 volte ricorre “parabola”, 7 volte ricorre “regno dei cieli” (circa quelle parabole che più specificamente si riferiscono al ‘Regno’), 6 volte “comprendere” e ben 16 volte “ascoltare”. Da notare che non esiste altro capitolo del NT in cui ci sia una frequenza così alta di questo verbo: delle 16 volte in cui viene usato il verbo ascoltare (akúo), 15 riguardano il nostro brano.

Perché allora è tanto importante la dimensione dell’ascolto? Già Isaia ce l’ha fatto scoprire perché quanti hanno ascoltato e creduto hanno visto Gerusalemme ricostruita, e soprattutto Gesù ci indica poi i motivi per cui è necessario ‘ascoltare’. Intanto l’ambiente. Gesù è “seduto presso il mare” di Galilea, luogo d’incontro delle folle perché lì si svolgeva l’attività lavorativa e commerciale della quotidianità. Dalla descrizione del Gesù da solo si passa a quella delle “molte folle” che si radunano vicino a lui, tanto che Gesù è costretto ad andare a sedersi su una barca e da lì insegna “molte parabole”. Presenta il seminatore, che agli occhi nostri potrebbe sembrare un folle perché semina ovunque: strada, sassi, spine, terreno, ma in realtà il Maestro si sta rifacendo al sistema ‘palestinese’ per cui prima si seminava e poi si arava. Tenuto conto del fatto che la descrizione del paesaggio è effettivamente tipicamente mediorientale perché si parla di sassi e spine, non è comunque una lezione di agricoltura che Gesù intende trasmettere.

Attraverso il geniale motivo letterario giudaico del mashal (proverbio/insegnamento) Gesù espone un racconto coinvolgendo l’uditore a tal punto da farlo sentire immedesimato in esso. Gesù è il seminatore che sta annunciando il Regno, ma le reazioni sono diverse come diversi sono i campi su cui cadono i semi. Vi è la reazione di chi è indifferente: forse i farisei che già hanno la Torah? Vi è la reazione di chi accoglie, ma superficialmente: gli zeloti che non vedono in Gesù il messia-giustiziere? Ci sono poi coloro che accolgono, ma si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni: pescatori, commercianti e coloro che hanno valide occupazioni, ma trascurano la più importante che è l’ascolto della Parola? Nonostante questi indiscutibili fallimenti, la Parola fa il suo decorso e il regno di Dio è instaurato. La Parola è accolta da quegli uditori che liberamente e secondo i rispettivi talenti la fanno fruttificare producendo proporzionatamente a quanto hanno accolto. Il bello di questo tipo di semina è che nessuno è escluso, nessuna categoria è esonerata dall’essere destinataria della Parola; per Gesù occorre seminare in chiunque senza avere preclusioni o diffidenze basate su considerazioni umane.

Pensiamo al Seminatore dipinto da Van Gogh: tra le tante suggestioni che l’opera trasmette vi è certamente la posizione del seminatore. Il sole tramonta, ma lui è di spalle al sole e sta seminando rivolto verso l’alba del nuovo giorno. Decidiamo allora di essere ‘seminatori’ fiduciosi perché, oltre a essere fecondati dalla Parola, “ci farà bene non dimenticare che anche noi siamo seminatori… Che tipo di seme esce dunque dal nostro cuore e dalla nostra bocca?” (Papa Francesco, 13.07.2014).

 

Giuseppina Bruscolotti


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