Ecco come si è arrivati all’emergenza idrica

In Umbria piogge intense ma brevi. Tanti consumi e reti fatiscenti. Carfì: depuratori inefficienti, rischiamo multe dall’UE

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Piogge brevi ma molto intense, e lunghi periodi di siccità: così il clima sta cambiando. L’emergenza idrica che in queste settimane ha investito l’Umbria ne è un chiaro esempio: razionamenti, autobotti nelle frazioni e agricoltura in ginocchio, tanto da far proclamare al Governo lo stato d’emergenza idrica e consentire così alla Regione di mettere immediatamente in atto interventi per 7,5 milioni di euro. Interventi che mirano, da un lato, al risparmio idrico, attraverso programmi di razionamento e riduzione notturna delle pressioni di esercizio e, dall’altro, al recupero delle perdite degli acquedotti. Verrà infatti potenziata l’azione di controlli di Province, Comuni e Autorità d’ambito per evitare usi impropri, e saranno attivate le azioni necessarie a mettere in esercizio gli acquedotti (circa una quarantina) realizzati dopo il terremoto del 1997 che ancora non sono stati presi in carico dai gestori. Ma come si è arrivati a questo punto? “L’inverno appena trascorso – spiega Alessandro Carfì, amministratore delegato di Umbra Acque – è stato tendenzialmente secco. Né le nevicate di febbraio né le precipitazioni in primavera sono state sufficienti a riempire falde e sorgenti, in quanto si è trattato di perturbazioni intense ma troppo brevi per penetrare nel sottosuolo ed essere assorbite. Ad oggi la portata delle sorgenti è dimezzata. In più, non tutto il sistema idrico è interconnesso, ovvero collegato per poter trasferire acqua, e in molti piccoli centri l’approvvigionamento avviene tramite pozzi, il cui livello è sceso pericolosamente in queste giornate di grande caldo, tanto da rendere necessario l’impiego di autobotti e l’interruzione dell’acqua, come accaduto nello Spoletino e nel Folignate. Se continua così, anche negli Ati 1 e 2 si toccheranno questi livelli di emergenza da metà agosto in poi”. A complicare una situazione già difficile, sprechi e inadempienze. “Con il caldo – dice ancora Carfì – i consumi di acqua sono aumentati del 15-20% e questo ha obbligato i Comuni ad emanare ordinanze per limitarne l’uso, altrimenti ogni nostro intervento sarebbe completamente inutile. In più le reti idriche sono molto fatiscenti, con una perdita d’acqua di circa il 40%”. Non va meglio sul versante dei depuratori, circa 200 in regione: “O mancano o sono dotati di vecchie ed inadatte tecnologie. C’è infatti un serio rischio di essere multati nei prossimi mesi dall’Ue proprio per le carenze in questo ambito”, conclude Carfì.

 

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AUTORE: Laura Lana

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