Elezioni 2018. Il rancore corre sui “social”

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di Daris Giancarlini

Il voto di marzo all’epoca del rancore: può essere un titolo per una ricerca storica da fare nei prossimi decenni. Si va alle urne con il ’bollo’ del Censis su un periodo storico e sociale della realtà italiana in cui le macerie prodotte dalla crisi economica più lunga del dopoguerra si sommano alle difficoltà di far ripartire la macchina produttiva e un ciclo economico virtuoso. Il tutto, complicato da un quadro politico confuso e incerto, dove la schema tripolare sembra quasi escludere la possibilità che dalla politica possano arrivare risposte alle domande dei cittadini. In questo contesto di confusa decifrazione, un ruolo rilevante di valvola di sfogo rispetto alle incertezze sul futuro lo svolgono i social media, da molti (politici compresi) ritenuti terreno prevalente di formazione dell’opinione pubblica, e quindi anche di ‘cattura’ di eventuali consensi elettorali.

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Quegli stessi storici che vorranno in futuro vorranno analizzare il voto di marzo dovranno dunque tenere conto di una campagna elettorale che, abbandonati quasi del tutto manifesti e comizi in piazza, si sta giocando soprattutto in Rete, e nella sempiterna televisione (dove continuano a informarsi prioritariamente 60 italiani su cento, stando a stime recenti). Ma i meccanismi del successo dei social media non sono così aleatori come superficialmente si potrebbe pensare (la famosa ‘Libertà della Rete’…): a fare le fortune di questi moderni mezzi di comunicazione sono i click dell’utente e il numero di visualizzazioni su tutto quanto appare sul Web.

Occorre dunque stimolare nell’utente curiosità immediate e – si potrebbe dire – primordiali, basate su sentimenti e reazioni di pancia più che di cervello. Per la politica, dunque, la ricerca del consenso in Rete spesso si riduce nel solleticare quel sentimento di rancore e rabbia sociale di cui parlavamo all’inizio. Ha fatto centinaia di migliaia di visualizzazioni, il video in internet di un ragazzo di colore trovato – è stata raccontata così, in un primo tempo – senza biglietto su un autobus. È stato insultato dagli utenti dei social senza alcun ritegno. Salvo poi scoprire che lui il biglietto ce l’aveva, ma aveva semplicemente sbagliato autobus. Se il 4 marzo questo meccanismo avrà dato i suoi frutti elettorali, lo si vedrà probabilmente anche dalla percentuale di affluenza alle urne: perché non è detto che le schiere dei cosiddetti ‘leoni da tastiera’ abbiano poi tutto questo senso civico da decidere di alzarsi dalle loro postazioni per tracciare una croce su un simbolo. Non è automatico che il consenso da virtuale diventi reale.

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