Evento che si rinnova

Tempo di lettura: 253 secondi

“Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra” rispondiamo con il Salmo al brano tratto dal cap. 2 degli Atti degli Apostoli che la Liturgia ci propone di ascoltare domenica, solennità della Pentecoste. È il capitolo che ci riporta la prima grande occasione pubblica di annuncio del messaggio evangelico da parte degli apostoli alle 12 tribù d’Israele convenute a Gerusalemme. Nella Città santa sono infatti presenti soprattutto Giudei provenienti dalle varie province per la festa della Pentecoste, la più grande festa dopo la Pasqua. San Luca, benché non si sa con certezza se abbia assistito di persona, dà molto risalto all’evento verificatosi in tale giorno di festa. “Pentecoste” (lett. “cinquantesimo giorno”) è un termine per indicare la “festività del raccolto”. In origine era la festa agricola del “giorno delle primizie” (Nm 28,26) e della “mietitura del frumento” (Es 34,22) poi intesa genericamente come “festa del raccolto”. Nell’Antico Testamento è scritto che si dovevano “contare sette settimane” (Dt 16,9) a partire dal “giorno dopo il sabato” (Lv 23,15-16) dopodiché, portandoli dai luoghi dove abitavano, dovevano offrire “con rito di elevazione” due pani (Es 23,15s). In quel giorno di festa si doveva “convocare una riunione sacra” e astenersi dal fare qualsiasi lavoro servile. Successivamente, i due aspetti della “festa del raccolto” e della “sacra convocazione” sono confluiti in un’unica festa dal significato davvero particolare.

Ovvero, poiché a partire dalla Pasqua (Es 23,5) il calcolo dei 50 giorni andava a cadere al “terzo mese” (Siwan) e poiché anche nel “terzo mese” (Es 19,1) era avvenuta la sosta presso il Monte Sinai nel corso della quale il Signore aveva stretto l’Alleanza con Israele, si suppone che i due motivi siano combinati insieme dando origine alla festa del Rinnovo dell’Alleanza (2 Cr 15,10-12). Anche la letteratura extrabiblica, come il Libro dei Giubilei e alcuni testi di Qumran rendono noto che una parte dei Giudei celebrava la Festa delle Settimane a metà del “terzo mese” come rinnovo dell’Alleanza sinaitica. Giuseppe Flavio parla di Pentecoste come del “cinquantesimo giorno che i Giudei chiamano ‘asortha’”(asarta = assemblea solenne). Quindi era di certo un grande raduno ed effettivamente gli Atti (2,36) parlano di “tutta la casa d’Israele”. A confermare ulteriormente questo messaggio del rinnovo dell’Alleanza vi è il parallelismo tra i due testi dell’Esodo (19-20) e degli Atti (2). In entrambi si parla di elementi comuni: si assiste ad una manifestazione straordinaria del divino; vi è radunata la comunità (“erano insieme”), vengono uditi “suoni” che provengono dal “cielo”, vi è il “vento” pervasivo e il “fuoco”. Agli Apostoli viene donato altresì di “parlare in altre lingue” che secondo i testi patristici si tratta della xenologhia (parlare lingue straniere), prodigio che abilita gli Apostoli ad annunciare con successo il Vangelo che viene accolto dando così origine alla prima comunità dei credenti in Cristo. È un “dono fondante” che permette agli Apostoli di andare oltre i confini etnici e spaziali.

Premesso a ciò è specificato che essi “erano colmati di Spirito santo” e “cominciarono a parlare …”, pertanto lo Spirito santo è l’ispiratore di qualcosa di nuovo che fino ad allora non avevano mai fatto e la forza per “esprimersi”, (letteralmente) per parlare apertamente e con coraggio. A chi si sono rivolti gli Apostoli? Ad una folla che san Luca descrive in modo dettagliato e costituita da provenienze ben significative. Infatti elenca: i Parti, successori degli antichi persiani; i Medi, la cui regione rappresentava il territorio dove gli Assiri avevano deportato gli israeliti; gli Elamiti, popolo che era stato incorporato con i Parti; gli abitanti della Mesopotamia, all’incirca il territorio dove gli israeliti erano stati deportati dai babilonesi al tempo di Nabucodonosor; i Giudei, (forse della zona circostante Gerusalemme); la Cappadocia, una provincia romana; l’Asia, area conquistata da Alessandro Magno nel 334 poi divenuta provincia romana; la Frigia e la Panfilia, altre province romane; l’Egitto, la terra dei faraoni e la nazione più prestigiosa dell’impero romano; la Libia e la Cirenaica, altre province romane; Romani “residenti” o visitatori che da Roma erano giunti a Gerusalemme; Giudei (osservanti scrupolosi) e proseliti (forse uomini che avevano accettato di sottoporsi al rito della circoncisione); Cretesi e Arabi, cioè territori ad ovest e ad est. È quindi “dipinta” da san Luca la situazione storico-geografica dei popoli del tempo nonché l’universalità della ricezione del messaggio salvifico. L’esito di tutto ciò è infatti confermato dallo stupore degli uditori che asseriscono: “li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. In quel giorno santo gli Apostoli hanno vissuto la profonda gioia di veder realizzate le parole che Gesù aveva rivolto loro prima della Passione Morte: “Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio”.

Ricordiamoci tuttavia che “quella effusione, benché straordinaria, non è rimasta unica e limitata a quel momento, ma è un evento che si è rinnovato e si rinnova ancora” (Papa Francesco, 08.06.’14).

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Atti degli apostoli 2,1-11

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 103

SECONDA LETTURA
Lettera di Paolo ai gàlati 5,16-25

VANGELO
Vangelo di Giovanni 15,26-27; 16,12-15

AUTORE: Giuseppina Bruscolotti

LASCIA UN COMMENTO