Ex Pozzi, ex Novelli, ex Merloni e la prospettiva dell’ex Umbria

Tempo di lettura: 111 secondi

Ex Pozzi, ex Novelli, ex Merloni… e poi? Ex Perugina? E anche ex Umbria? La dolorosa sequenza delle aziende in crisi nella regione getta un’ombra nefasta sul futuro non soltanto del più grande sito industriale del capoluogo, ma anche sulla possibilità stessa che l’Umbria come tale riesca a reggere l’urto, sotto il profilo economico, istituzionale e sociale, della peggiore crisi economica del dopoguerra (parole del ministro dell’Economia), che ora tutti danno allegramente, e molto superficialmente, per risolta, ma le cui ‘vittime’, in termini di chiusure di fabbriche e di posti di lavoro che scompaiono, si cominciano a contare a diverse centinaia da qualche mese a questa parte.
All’inizio degli anni Novanta, uno studio della Fondazione Agnelli ridisegnava la geografia istituzionale dello Stato italiano, e l’Umbria spariva: il pezzo a nord andava alla Toscana, quello a sud al Lazio. Quello che non si è fatto per via politica, lo sta forse mettendo in atto, e con molta più velocità e violenza, il declino economico di un’entità geo-politica che molti ricordano creata ad arte, senza un vero e proprio ‘ubi-consistam’ storico, culturale e sociale che avesse i caratteri della coesione e dell’unità interna. Se a spingere i catalani a chiedere l’indipendenza da Madrid è principalmente (e ovviamente) la questione economica, il loro benessere, è ovvio pensare che dove questo benessere comincia a calare, anche il tessuto sociale e politico si sfrangi.
La mia generazione è cresciuta ritenendo che il primato della politica sull’economia fosse un dogma non commerciabile, e che quindi dalla politica, e dai politici, dovessero arrivare ricette e soluzioni per evitare il degrado, e conservare alle persone la loro dignità.
Da qualche decennio, anche in Umbria tutto ciò non appare più così certo. I grandi gruppi multinazionali, che in Umbria sono titolari di grosse fette del sistema produttivo, non sembrano mostrare grande sensibilità di fronte al concetto di Responsabilità sociale di impresa. Resta la mobilitazione della gente, che può essere importante per ribadire con forza che non si possono, dall’oggi al domani, depauperare o smantellare realtà produttive da cui dipendono vita e avvenire di tante persone. Ma se la politica resta sullo sfondo, limitandosi alla presa d’atto, il declino non si ferma.

AUTORE: Daris Giancarlini

LASCIA UN COMMENTO