Una famiglia di profughi verrà ospitata a Foligno

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“Non riusciamo a immaginare cosa ci aspetta… Andiamo e vediamo”. A parlare è una famiglia di 12 persone, profughi di origine sud-sudanese che ora verranno ospitati a Foligno. Sono appena arrivati a Roma Fiumicino in aereo dall’Etiopia grazie a un “corridoio umanitario”.

Tra loro, tre generazioni di donne sole c’è anche la nonna – con tanti figli che conoscono solo la vita da profughi. Olami e Sara Simon hanno rispettivamente 21 e 25 anni, e sono fratello e sorella. Entrambi sono nati nel campo profughi di Gambella, nel sud dell’Etiopia. Li hanno spostati ad Addis Abeba dopo che qualcuno ha cercato di violentare e uccidere la madre.

Il corridoio umanitario è frutto di un accordo siglato nel 2017 tra il Governo italiano, la Cei (che finanzia l’intero programma con l’8xmille e agisce attraverso Caritas italiana e Fondazione Migrantes) e la Comunità di Sant’Egidio. Nel 2018, grazie a questo accordo potranno arrivare in Italia 500 rifugiati in condizioni di sicurezza, i quali verranno inseriti in un programma di accoglienza diffusa e di integrazione sul territorio italiano.

A Roma sono per ora arrivate 113 persone tra eritrei, somali e sud-sudanesi, partiti dall’aeroporto di Addis Abeba, poi accolti a Fiumicino dagli operatori di Caritas italiana, della Comunità di Sant’Egidio e di Gandhi Charity. I rifugiati verranno ora ospitati presso 18 diocesi italiane, inseriti per un anno nel progetto di Caritas italiana “Protetto. Rifugiato a casa mia”.

“La sicurezza – ha dichiarato a Fiumicino mons. Nunzio Galantino, segretario della Cei – non è messa in crisi da 4 o 10 immigrati ma dalla malavita, la mafia, la ’ndrangheta, la corruzione che rovinano l’Italia. È chiaro che chi tra gli immigrati delinque deve essere perseguito, come se fosse un italiano, ma attenti a non avere questo sguardo strabico e poco intelligente”.

Un passo indietro nel tempo. “Siete pronti ad andare in Italia?” aveva chiesto durante il colloquio prima della partenza Daniele Albanese, coordinatore dei corridoi umanitari di Caritas italiana. Tutti hanno risposto sicuri: “Yes! ”.

Ascoltano le spiegazioni sui particolari del volo, la conferenza stampa a Fiumicino (il 27 febbraio) e cosa li attende appena sbarcati. L’attenzione è al massimo, sono emozionatissimi. Indossano i loro abiti migliori, quelli della festa.

Tra le varie indicazioni che ricevono, viene chiarito: “Non vi troveremo un lavoro, perché non è facile nemmeno per gli italiani, ma vi supporteremo per diventare autonomi”.

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AUTORE: P. C . - D. R.

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