Bocciata in Consiglio regionale la mozione per il riconoscimento dei valori della famiglia naturale

Era stata presentata dai consiglieri di centro-destra e liste civiche

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Consiglio-regionale-umbria-cmykIl Consiglio regionale ha respinto, con 8 voti contrari e 6 favorevoli, la mozione presentata dai consiglieri di centro-destra e liste civiche (Ricci, De Vincenzi, Squarta, Nevi, Mancini, Fiorini) per il “riconoscimento dei valori della famiglia naturale, con l’impegno di prevederne adeguati sostegni, secondo quanto previsto dal Codice civile italiano che definisce la famiglia costituita da moglie e marito con il dovere di istruire e educare la prole”.
Hanno votato a favore solo i consiglieri proponenti. Il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto. Hanno espresso voto contrario la presidente Marini, l’assessore Paparelli e i consiglieri Rometti (Ser), Chiacchieroni, Solinas, Casciari, Leonelli, Guasticchi (Pd).
Con la mozione si chiedeva l’impegno della Giunta affinché si attivasse, “stante il rispetto per ogni idea sul modo di vivere e la tutela dei diritti di tutte le persone, per riconoscere nel quadro regionale la famiglia come quella definita, in modo chiaro, dal Codice civile italiano, inserendo quindi nella programmazione finanziaria della Regione adeguate risorse per il sostegno della famiglia, attraverso politiche per la casa, il lavoro, sgravi fiscali e educazione dei figli; infine, attivando le procedure per rimodulare, nello Statuto della Regione, l’art. 9, inserendo la dizione di famiglia come definita dal Codice civile”.
Sia gli esponenti della maggioranza presenti in aula che i consiglieri del M5s hanno ritenuto la mozione “discriminante” per le persone non ricomprese negli articoli del Codice civile che defi- niscono la famiglia, sottolineando come ci si riferisca a un testo del 1942, mentre la situazione è radicalmente mutata.
Secondo Claudio Ricci la mozione “guarda la famiglia da una prospettiva sostanzialmente laica, in quanto afferisce semplicemente agli attuali articoli 143, 144 e 147 del Codice civile. Non vi sono altre implicazioni valoriali. Il 75% del Pil del Paese viene dalle imprese familiari, che apportano con il loro lavoro anche i valori della famiglia. È necessario che i temi della casa, del lavoro, dell’educazione e del tempo libero siano inclusi nel quadro finanziario della Regione Umbria”.
La Marini ha sottolineato che “in tanti anni in cui il centro-destra ha controllato il Governo del Paese, non ha mai approvato leggi di sostegno alla famiglia. La Regione Umbria invece lo fa. Le lezioni sull’ipocrisia dunque non possiamo accettarla. Abbiamo scelto di sostenere le famiglie non con leggi di principio ma sostenendole con un welfare robusto e serio, anche quando sono mancate le risorse nazionali”.

AUTORE: E. Q.

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