Fu una svolta, non una “liberazione”

150° dell’UNità d’Italia. I fatti in Umbria

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In questi giorni varie città dell’Umbria hanno festeggiato il 150° anniversario dell’ingresso delle truppe piemontesi e dell’aggregazione a quel nuovo Stato italiano unitario che si stava formando e che sarebbe nato ufficialmente pochi mesi dopo, nel marzo 1861. È stato giusto ricordare queste date (11 settembre a Città di Castello, 14 settembre a Perugia, e così via) perché l’unificazione dell’Italia è stata una svolta storica di enorme significato. All’epoca quell’evento fu vissuto, nelle nostre città, anche come la liberazione dal dominio temporale pontificio, e nei decenni successivi questo aspetto venne enfatizzato e celebrato con appositi monumenti ispirati ad un marcato anticlericalismo. Ora, di nuovo, nelle pur giuste celebrazioni si è ancora evocata la “liberazione”. A me sarebbe sembrata opportuna, invece, una maggiore moderazione. Sia chiaro: nessuna nostalgia per lo Stato pontificio; gli stessi Papi hanno ormai riconosciuto che la fine del potere temporale è stata provvidenziale e grazie ad essa la Chiesa si è avvicinata ad una più piena purezza evangelica. Ma storicamente parlando lo Stato pontificio non era migliore, ma neanche peggiore degli altri Stati italiani pre-unitari. Direi anzi che da un punto di vista religioso lo scandalo dello Stato pontificio stava appunto in ciò, che era uguale agli altri, nelle loro logiche di potere assoluto, oligarchico e patrimoniale e nella loro arretratezza politica e sociale. Certo non vi era molta libertà di pensiero, ma non ce n’era tanta nemmeno altrove; e se è vero che il nascente Stato italiano si definiva liberale, è anche vero che in nome di questo suo liberalismo scacciò frati e suore dai conventi e confiscò tutti i loro beni. Il che, se vogliamo, era poco liberale (anche se, di nuovo, potremmo giudicarlo evangelicamente provvidenziale). Insomma: benissimo festeggiare l’11 e il 14 settembre e l’Unità d’Italia, e dunque anche la fine dello Stato pontificio, ma senza insistere troppo con gli slogan sulla “liberazione” dalla “odiosa tirannide”.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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