Gesù guaritore

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C’è speranza per chi è nel dolore?
Secondo quanto esprime Giobbe nel brano riportato dalla prima Lettura di questa V domenica del Tempo Ordinario, nelle giornate di chi soffre, non c’è “un filo di speranza”. Il militare e l’operaio vivono la giornata consapevoli che arriva il momento di riscuotere il “salario”, ma chi soffre si affatica più che se lavorasse, non riceve “salario” e per di più la notte che sopraggiunge “si fa lunga” e angosciosa. In questo stato l’uomo vive nella contraddizione del tempo che sembra non passare mai (perché così è quando si soffre) e la morte che invece si affretta e il cuore vive nel rancore perché “l’occhio non rivedrà più il bene”. Questo messaggio che esplicita il più alto grado di desolazione, proviene da un personaggio che in realtà affascina da sempre i lettori della Sacra Scrittura. Giobbe è infatti colui che ha avuto il coraggio di gridare allo scandalo della vita provata ingiustamente dalla sofferenza, che interpella Dio con una certa audacia (“Da che parte stai?”), che si interroga sul senso dell’agire in modo retto se poi si subisce l’ingiustizia del dolore e che si lamenta del silenzio di Dio. Ma Giobbe è anche l’uomo che, grazie alla sua perseveranza, sperimenta la provvidenza divina, fa una vera e propria esperienza di fede ed arriva fino a contemplare il Signore e a godere dei privilegi riservati a quanti Lo temono.

Giobbe è il primo di un’immensa schiera di uomini e donne che nel dolore sono riusciti a non farsi schiacciare, ma hanno trovato nella sofferenza il luogo privilegiato dell’incontro con il Signore e come il Salmista possono affermare che il Signore “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”. La sofferenza inoltre e la solidarietà con chi la vive è una delle vie preferenziali per l’evangelizzazione.

Paolo, nel contesto del brano della I Corinzi, parla di voler “guadagnare il maggior numero” delle persone a Cristo ed usa la strategia di farsi “debole per i deboli” (con i Giudei si fa come uno “che vive sotto la Legge”, con i pagani come uno che vive “senza la Legge”). La partecipazione alle sofferenze altrui, il darsi agli altri è quindi fonte di attrazione delle persone al Vangelo per cui Paolo può dire di essersi “fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno”. Ma chi può farsi davvero carico delle sofferenze altrui e annullarle è solo Gesù. A proposito l’episodio evangelico si svolge nella casa di Simone e Andrea, luogo -la casa- che nel Vangelo secondo Marco assolve un ruolo di primo piano perché lì Gesù istruisce i discepoli, approfondisce temi, guarisce, conferma nella fede.

Ebbene, a Gesù “parlano” della suocera di Simone (che quindi era nel gineceo della casa) che aveva “la febbre” e perciò era in una condizione di premorte perché tale era considerato l’aver febbre (Gv 4,52), si “avvicina” e la “fa alzare afferrandole la mano”. Anche in altri due casi Gesù afferra la mano e restituisce la vita alla figlia di Giairo (5,41) e all’indemoniato che era come morto (9,27). Nel nostro caso, Gesù è appena tornato dalla sinagoga dove ha liberato l’indemoniato e “subito” Gesù sana la vita di una donna riabilitandola a quella che era la sua mansione di padrona di casa. Il fatto di essere stato in sinagoga e la descrizione temporale precisa “al tramonto del sole”, ci permettono di ritenere che è appena concluso il riposo sabbatico e che quindi Gesù può avviare l’attività taumaturgica. Infatti “l’intera città” si raduna presso “la porta della casa” dei primi due apostoli e gli viene condotta la totalità dei malati e degli indemoniati e Gesù guarisce (terapeuo) molti malati e scaccia (ekballo) molti demoni. In questo contesto cittadino e affollato, la narrazione cambia scenario con quello solitario e deserto che Gesù raggiunge quando è ancora (letteralmente) “notte fonda” (tra le 3 e le 6 del mattino) e là “pregava”, verbo espresso all’imperfetto per significare il prolungarsi dell’azione orante. Ma gli apostoli che avevano acconsentito a seguirLo, si sono messi sulle Sue tracce e Lo trovano, e lo scenario cambia ancora e contro le aspettative degli apostoli perché, alla provocazione “tutti ti cercano”, Gesù oppone le esigenze della missione evangelizzatrice e liberatrice che deve continuare “altrove” per “tutta la Galilea”. Gesù desidera far pervenire a tutti il messaggio salvifico e la preghiera notturna ha aperto la giornata che prevede un’intensa e vasta opera a favore della guarigione spirituale e fisica. Lo scoraggiamento iniziale di Giobbe, la vita della suocera di Pietro che era data per spacciata, fanno pensare ai malesseri che oggi colpiscono molti soprattutto come conseguenza dell’egoismo e dell’individualismo. Ma oggi come 2000 anni fa’ Gesù opera miracoli che possono “passare” attraverso il nostro agire. E allora a proposito sono significative le parole del Messaggio dei Vescovi italiani per la 40a Giornata nazionale per la vita (4 febbraio) che auspicano “… una comunità che sa farsi ‘samaritana’ chinandosi sulla storia umana, ferita, scoraggiata, una comunità che come il salmista riconosce: ‘Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra’”.

PRIMA LETTURA
Dal libro di Giobbe 7,1-4.6-7

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 146

SECONDA LETTURA
Dalla I Lettera ai Corinzi 9,16-19.22-23

VANGELO
Dal Vangelo di Marco 1,29-39

AUTORE: Giuseppina Bruscolotti

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