Gesù vede e…chiama

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“Fa’ che sentiamo l’urgenza di convertirci a te e di aderire con tutta l’anima al Vangelo”, proclama la Colletta della III domenica del T. O. provocandoci una svolta nella vita attraverso il cambiando di mentalità per un’adesione radicale ed immediata al Vangelo. A proposito il messaggio ci viene dalla figura di Giona che, dopo aver lui stesso ripensato il suo agire che non corrispondeva a quello del Signore, accoglie “una seconda volta” la parola del Signore e questa volta la asseconda con prontezza ed efficacia. Alla sua predicazione infatti gli abitanti di Ninive rispondono subito bandendo un digiuno e convertendosi dalla “loro condotta malvagia”, il Signore quindi li risparmiò “riguardo al male che aveva minacciato loro di fare e non lo fece”, e il cambiamento esemplare dei niniviti sarà ricordato da Gesù stesso (Mt 12,41; Lc 11,32). Tutto il racconto della missione di Giona ha una finalità ‘didattica’, insegna cioè il valore della disponibilità alla conversione al Signore che è attesa da tutti, non solo dagli israeliti, perché – e questo è l’insegnamento che rappresenta uno dei vertici dell’AT – la Sua misericordia ha un carattere universale, è destinata a tutti quanti desiderano accoglierla, indipendentemente dall’origine etnica. Per ottenere ciò occorre avere l’umiltà del Salmista che chiede al Signore di essere da Lui “guidato”, “istruito” e in soli 2 versetti consequenziali fa 2 volte appello alla misericordia del Signore, nonché alla sua bontà e al suo amore “che è da sempre”. Significativo è il fatto che in tutte le letture di questa domenica prevale un tono ‘frettoloso’: Giona, il Salmista, Paolo che scrive ai Corinzi introducendo allarmismi del tipo “il tempo si è fatto breve” e “passa la scena di questo mondo!”; ma soprattutto la pagina evangelica ci trasmette l’urgenza della risposta pronta e decisa alla Parola del Signore che interpella personalmente. Si tratta del momento in cui termina la missione di Giovanni Battista e inizia quella di Gesù e sono specificati il tempo (compiuto), il luogo (Galilea) e la missione (proclamazione del Vangelo) anticipata dall’invito alla conversione. L’ambiente dell’episodio è il lago (mare) di Galilea che segna il confine tra il territorio d’Israele (ovest) e quello pagano (est). Gesù incontra ‘casualmente’ due fratelli i cui nomi greci, Simone e Andrea, fanno ritenere la loro appartenenza al gruppo più numeroso degli ebrei del tempo. Da quanto riportato, sembrano essere lavoratori indipendenti, ma non è specificato che possedessero una barca.

Gesù li invita categoricamente ad andargli dietro per diventare “pescatori di uomini”. L’espressione indica l’universalità dei destinatari della missione, perché altrimenti Gesù avrebbe detto “pescatori” dei “figli d’Israele” come sarebbe stato in continuità con il linguaggio dell’AT, invece Gesù intende rivolgersi a tutti gli uomini. “Poco oltre” Gesù incontra altri 2 fratelli che, all’opposto di Simone e Andrea, si trovano nella barca e riparano le reti. I loro nomi ebraici, Giovanni e Giacomo, fanno ritenere gli stessi come appartenenti ad un gruppo giudaico più ortodosso. Sono associati al nome del loro padre (Zebedeo) con il quale lavorano condividendo una sorta di piccola azienda cui fanno parte dei dipendenti. Sono su un livello sociale superiore rispetto a quello di Simone e Andrea, intanto perché sono ‘figli’ e perciò eredi, e poi perché la precisazione del nome paterno sta ad indicare la notorietà della famiglia di origine. I primi 2 fratelli ‘gettano’ le reti in mare, mentre i secondi 2 ‘riparano’ le reti. I primi di sicuro sono stati incontrati da Gesù quando era ancora buio, i secondi di giorno. Tutti e 4 sono pescatori, una categoria povera (Ovidio), ma di discreta reputazione (Rabbi Jehuda), concreta e molto attaccata al proprio lavoro che costituiva il sostentamento alimentare e gran parte del commercio dell’area geografica di interesse. Dei primi 2 è palesato che diventeranno “pescatori di uomini” e come conseguenza abbandonano le “reti” (il lavoro), mentre degli altri due è detto semplicemente che li “chiamò” per cui lasciano “il padre con i garzoni” (la famiglia). Il comune denominatore, oltre alla pesca, è la ricerca di un cambiamento che si deduce dal loro tempestivo “andar dietro” a Gesù. Alcuni studiosi vedono in questi primi 4 apostoli dei ribelli (alla maniera degli zeloti) che auspicavano una politica diversa. Oppure semplicemente dei giovani desiderosi di essere istruiti alla Torah, per cui sarebbero andati dietro al loro rabbi (che di solito erano gli ‘studenti’ a scegliersi) come era tradizione. Ma la narrazione non lascia dubbi: intanto è Gesù a chiamarli e non sono loro a scegliersi Gesù.

Soprattutto, queste ‘chiamate’ avvengono dopo che Gesù ha “visto”, prima una poi l’altra coppia di fratelli. Gesù ha penetrato in profondità la loro sete di verità, ed ha manifestato un fascino di certo insolito per farli decidere subito per la sua sequela che li porterà ad essere a loro volta ‘modelli’ per conquistare tanti altri a Gesù.

Anche oggi Gesù ‘vede’ e ‘chiama’… Lasciamoci allora interpellare: “Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire Cristo” (Papa Francesco ai giovani, 13.01.2017).

PRIMA LETTURA
Dal Libro del profeta Giona 3,1-5.10

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 24

SECONDA LETTURA
Dalla I Lettera ai Corinzi 7,29-31

VANGELO
Dal Vangelo di Marco 1,14-20

 

 

AUTORE: Giuseppina Bruscolotti

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