Giovani fragili, preda del Male

La Chiesa non può tacere di fronte all’abuso di alcol e sesso

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Rieccoci. Dopo nemmeno cinque mesi dalla morte per droga della giovane Elisa Benedetti, e dopo che le pagine di Città di Castello de La Voce hanno ospitato per diverse settimane una carrellata di articoli sull’emergenza educativa, rieccoci qua a commentare due fatti che gettano un’ancor più inquietante luce sul fragilissimo mondo giovanile: lo stupro (presunto) di Fano e l’ennesima ragazzina finita in coma etilico dopo una festa. Dopo la droga il sesso, per lo più violento, e l’alcol: ingredienti che fanno di quello giovanile un mondo intontito. Vale poco la pena ricordare gli eventi. Del fatto di Fano in tanti hanno scritto e detto. Speravamo, forse, che riguardasse persone lontane. Invece si parla di tre ragazzi e di tre famiglie che potremmo conoscere, vicini; e questo è inquietante. Il Tribunale dei minori dovrà accertare i fatti e valutare (per quanto si capisce dai quotidiani) quanto, chi, e come, è stato consenziente. La giustizia minorile, attenta al recupero del ragazzo, sarà chiamata a compiere il suo corso. Qualcosa però è accaduto, di grave; e non si può negarlo.Dopo poche ore dalla “notte bianca” marchigiana, una ragazzina altotiberina ha mandato in bianco la notte di poliziotti, medici ed infermieri, dopo aver assunto chissà quanto alcol ad una festa di compleanno. Per ore è stata in coma nell’ospedale di Città di Castello. Niente di penalmente rilevante, comunque sconcertante.Questi i fatti. Certo, se fosse tutto vero quello che è stato detto, saremmo davanti a qualcosa di aberrante e forse di “diabolico”: forse il diavolo c’entra poco con la mancanza di normalità, di felicità, di bene che questi ragazzi sembrano vivere e subire, ma qualche radice di male pare proprio che ci sia. Forse è spingersi troppo in là, ma sembra che il mysterium iniquitatis colpisca oggi tanti adolescenti, fragili, che credono di essere adulti navigati; e non lo sono. Anche la comunità ecclesiale deve sentirsi coinvolta. Come? Anzitutto va forse evitato un pregiudizio. Ad una certa età, si sa, molti ragazzi lasciano la Chiesa. Forse anche questi protagonisti di fatti più grandi di loro lo hanno fatto, magari appena “fatta la cresima”. Sarebbe grave considerarli lontani e irrecuperabili. Sentiamoli vicini! Vivendo in un mondo in cui tutto è lecito e – pare – nessuna regola debba essere rispettata, in primis dai grandi, verrebbe voglia di gridare: ora basta! È ora che si cominci a dire: questo sì e questo no. È ora che si diano delle regole da far rispettare a tutti. Di fronte al problema dell’alcol, ad esempio, come mai si somministra ai minorenni, se la legge lo proibisce? Senza che nessuno faccia nulla. La Chiesa non può nemmeno gridare questo lamento. Resterebbe inascoltato. I fatti di questi giorni ci riportano alla mente un testo del Vangelo in cui si parla di una “legione” di demoni che devastano un povero uomo. Sarà un caso, ma quest’anno quel vangelo (Mc 5, 1-20) è stato proclamato il 31 gennaio, memoria di san Giovanni Bosco. Lui sì che oggi avrebbe qualcosa da dire e da dirci a proposito dei giovani la cui mente pare proprio tanto confusa! Che ci dica di cominciare da qui?

AUTORE: Don Francesco Mariucci

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