Gli “indignati” dell’agricoltura in piazza

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“La burocrazia fa più danni della grandine”, “lavoriamo per i cinghiali”, “agricoltura in ginocchio”: sono alcuni degli slogan di due giorni di protesta degli agricoltori di tutta l’Umbria che la scorsa settimana in centinaia sono sfilati, anche con grandi trattori, per le strade di Perugia, con affollate assemblee e presidi davanti alle sedi istituzionali della Regione. Loro, che si definiscono i “custodi” dell’Umbria, delle sue campagne e dei suoi paesaggi, si sentono trascurati, ignorati, presi in giro dalle ripetute promesse di finanziamenti pubblici che poi arrivano con anni ed anni di ritardo o mai più. Con pratiche, graduatorie, moduli e documenti da presentare che si accumulano e si perdono nei meandri di una burocrazia senza responsabili. Distruggendo progetti e sogni anche di tanti giovani che si sono fidati delle promesse: hanno inventato innovative sturt-up, preso in affitto terreni, acquistato attrezzature. Con soldi in prestito dalle banche, le quali, alla fine – hanno denunciato in tanti, e non solo i giovani – sono le uniche a guadagnarci con gli interessi incassati nell’attesa di quei contributi pubblici che dura per anni. Di chi la colpa di questa soffocante burocrazia e di questi ritardi? Di nessuno, con il solito scaricabarile tra Regione, Stato ed uffici della Unione Europea. In Umbria ci sono 60 milioni di euro di fondi europei formalmente già aggiudicati ma che non sono mai arrivati nelle tasche degli agricoltori. Ci sono poi altri 7 milioni di euro di risarcimento delle assicurazioni per i danni arrecati dal maltempo che non è stato ancora possibile incassare ed altri milioni per danni provocati dalla fauna selvatica, soprattutto cinghiali. Con 600 giovani che hanno presentato la domanda per gli aiuti promessi per l’apertura di nuove aziende ed altre 900 domande di aziende già attive che hanno richiesto finanziamenti per nuovi investimenti.

In piazza con la Coldiretti e gli “indignati”
Sono stati, come detto, due giorni di protesta del mondo agricolo, con due diverse manifestazioni: la prima organizzata da Coldiretti e l’altra da agricoltori (tanti i giovani) che hanno dato vita al movimento “Indignati dell’agricoltura”, in polemica anche con le associazioni che dovrebbero rappresentarli, da loro accusate di difendere soprattutto gli interessi delle aziende più grandi e di eccessiva “vicinanza” con enti e rappresentanti della Regione e delle altre istituzioni pubbliche.

Comune però la rabbia e la lista delle richieste nelle due distinte manifestazioni: “basta parole, basta prenderci in giro, vogliamo i fatti!”. ”Dobbiamo incassare milioni e non abbiamo i soldi per pagare il gasolio”Alla manifestazione della Coldiretti, svoltasi in piazza Italia, davanti alla Regione, tra la folla con le bandiere della associazione, i grossi trattori ed i banchi del mercato di Campagna agricola, c’erano anche parlamentari, consiglieri regionali e l’assessore regionale all’agricoltura, Fernanda Cecchini, la quale ha parlato alla fine dopo avere ascoltato i vari interventi. La sintesi sui motivi della protesta e sulle richieste alla Regione l’ha fatta Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria. Non si devono penalizzare i piccoli agricoltori ha detto – creando “imprenditori di serie A e serie B” e servono più risorse per favorire i giovani che sono il futuro non solo dell’agricoltura, “volano della economia regionale”. Servono nuove misure per prevenire i danni alle colture provocate da cinghiali ed altri animali selvatici e per semplificare e velocizzare le procedure di risarcimento. Gli agricoltori – ha proseguito – per programmare la loro attività hanno bisogno anche di “certezze” sulla disponibilità dell’acqua per l’irrigazione.

L’ algoritmo impazzito
Il problema più grave è però quello della burocrazia, in particolare per quanto riguarda i 60 milioni di pagamenti comunitari che le aziende umbre devono ancora ricevere (continua a leggere gratuitamente sull’edizione digitale de La Voce).

AUTORE: Enzo Ferrini

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