I segreti per crescere bene

Famiglia. A Palazzo di Assisi sorge la Scuola di formazione per consulenti, dell'associazione Pro Familia, a servizio di tutte le diocesi umbre

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Da anni in una delle viuzze antiche di Palazzo di Assisi, che sembrano i corridoi di un appartamento a cielo aperto, opera l’associazione ‘Pro Familia’ dedita alla promozione di quella cellula essenziale della società che è la famiglia. Tra le sue attività trovano spazio una Scuola di formazione per consulenti familiari e un Consultorio. Fin qui nulla di sorprendente, eppure ci sono alcuni indicatori che richiamano l’attenzione di chiunque abbia a cuore la famiglia: un primo indicatore è che a questa Scuola ormai vengono ad iscriversi persone da quasi tutte le diocesi umbre, ed in virtù di ciò la cultura della relazione d’aiuto di tipo consulenziale si è largamente ramificata nella regione. A cosa sarà dovuto questo piccolo miracolo di convergenza, che unisce risorse ed intenti in una logica di comunione e forma individui che condividono la passione del servizio integrale alla persona, alla coppia e alla famiglia in sintonia con un’autentica antropologia cristiana? Un segreto c’è, ed ecco un altro indicatore: la profonda crescita umana che la Scuola è in grado di attuare in chi si mette in gioco fino in fondo nei tre anni di Training Group (Tg), di lezioni teoriche, di esercitazioni pratiche, di fine settimana intensivi, e di approfondimento individuale su testi specifici che ciascun futuro consulente familiare deve necessariamente attraversare. Perfino coloro che per vari motivi non arrivano al traguardo del Diploma di consulente ricavano dal corso un salto di qualità decisivo nella maturazione personale e nel miglioramento generale delle loro relazioni. In tutti questi anni la Scuola non ha fatto nessun tipo di divulgazione e di promozione attraverso i mezzi di comunicazione; si è affidata soltanto al ‘passaparola’ di coloro che hanno vissuto l’esperienza e di coloro che già operano come consulenti in strutture inserite nelle loro comunità. In un mondo globalizzato dove la comunicazione è estremamente veloce ed efficace, il ‘passaparola’ sembra un concetto da archeologia sociologica, invece gode di un unico ma essenziale privilegio: cammina e si diffonde sul canale della fiducia, sostenuta e corroborata ad ogni passaggio da una testimonianza autentica, diretta ed entusiasta di persone vive, presenti e concrete. Ma c’è ancora un altro indicatore che è emerso solo di recente: alla Scuola consulenti vengono ad iscriversi anche religiosi e religiose, perfino dei parroci; questa è una novità potenzialmente enorme per almeno due motivi. Il primo è tanto ovvio quanto trascurato: ancor prima di essere sacerdoti, suore, monaci, frati ecc. queste persone sono uomini e donne. Ciò che li distingue è la loro specifica vocazione e le scelte ad essa conseguenti, ma guai se abdicassero al comune denominatore umano e vivessero nel mondo come ‘disincarnati’. Ora, se un consulente è un facilitatore di relazioni, un catalizzatore di crescita e di cambiamento, uno specialista dell’ascolto e dell’accoglienza, com’è possibile che quanti (per vocazione, ministero o mandato) vanno ad interagire intimamente con delle comunità di persone (con delle grandi famiglie, potremmo dire) non si avvalgano anch’essi di questo straordinario strumento di crescita personale e relazionale? Ma c’è un secondo motivo che rende grande e feconda la partecipazione di parroci e suore. Per chiarirlo mi affido alle parole stesse del Direttorio di pastorale familiare della Cei, al n. 28: ‘È necessario mettere in atto una complessiva, articolata e capillare azione educativa per far crescere ogni persona come tale e, cioè, nella libertà che si apre all’amore ed alla donazione di sé. (…) Un progetto che ha come centro e contenuto fondamentale l’amore, sull’esempio e nella misura di Gesù Cristo (…). In questa prospettiva ogni azione educativa possiede una sua intrinseca dimensione vocazionale: è aiuto offerto ad ognuno perché possa riconoscere e seguire la sua vocazione fondamentale all’amore nel matrimonio o nella verginità, compimento della consacrazione battesimale, e vivere così la sua missione nella Chiesa e nel mondo’. Unica vocazione all’amore, comune educazione per crescere come persone, condivisione dello stesso dono di sé… Io e mia moglie (noi famiglia), abbiamo camminato insieme ai vergini dentro le aule dell’Istituto teologico per nutrirci dello stesso cibo e degli stessi fondamenti che formano i pastori della Chiesa e abilitano l’ala della fede; oggi, come consulente familiare applaudo e dò il benvenuto ad altri vergini che vengono alla Scuola consulenti per crescere nella libertà come persone ed abilitare la loro ala umana, fatta di ragione ma anche di emozioni e sentimenti. Ecco quanto accade di grande (nel Signore) in questo piccolo sobborgo di Assisi dove opera un piccolo Consultorio familiare di ispirazione cristiana che si ostina, malgrado tutto, a non smettere i panni della modestia e della discrezione nel suo impegno a favore della famiglia

AUTORE: Simone Palazzolo

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