I travasi di voti alle regionali 2010

Quanti umbri hanno cambiato partito alle ultime elezioni? Una ricerca condotta dall’Aur e dall’Università di Perugia

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Sono stati tanti gli umbri che hanno deciso di non votare nelle recenti elezioni regionali: 301 mila. L’astensionismo è cresciuto soprattutto tra gli elettori del centrodestra. Sono alcuni dei fattori emersi dall’analisi del dipartimento di Economia, finanza e statistica dell’Università di Perugia e dell’Aur (Agenzia Umbria ricerche) sui flussi elettorali delle regionali umbre. La stima è stata condotta sui risultati ufficiali di 353 sezioni elettorali di sei Comuni umbri (Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello, Spoleto e Orvieto) facendo il raffronto con le europee del 2009 e con le regionali del 2005. Il Pd ha ceduto voti agli alleati e poco all’astensionismo. Inoltre c’è da registrare un ritorno di elettori, rispetto alle passate europee, al centrosinistra, con circa 6 mila voti passati dal Pdl al Pd. Il risultato positivo della Lega Nord è dovuto ai 4 mila voti ceduti dal Pdl e mille dal Pd. Mentre il successo dell’Idv è dato dai voti del Pd e in parte dalle liste di sinistra. Il Pdl invece è stato penalizzato molto dal non-voto, mentre gli scambi fra liste danno un saldo sostanzialmente nullo. L’analisi sulle elezioni regionali 2010 ha fatto emergere anche un altro aspetto del comportamento elettorale: la scelta del presidente di Regione fa rilevare alcune forme del cosiddetto “voto strategico”. Più della metà degli elettori dell’Udc, ad esempio, ha espresso un voto per la candidata del proprio partito, tuttavia 10 mila si sono divisi fra le altre due candidate, con prevalenza per quella del centrodestra. “La dinamica elettorale – ha detto il presidente dell’Aur Claudio Carnieri – è significativa, perché spiega il comportamento degli elettori, di cui le istituzioni e le forze politiche devono tenere conto”. Sulla partecipazione al voto Canieri ha sottolineato un dato significativamente minore alle regionali rispetto alle competizioni elettorali nazionali o europee, dato che sembra contraddire quanti sostengo che la partecipazione sia maggiore quanto più l’istituzione è vicina al citadino. “L’Umbria è una regione difficilmente ‘contendibile’ – ha detto Carnieri – e questo infulenza la partecipazione al voto”. AstensionismoLo studio presentato dal prof. Bruno Bracalente ha evidenziato come il complesso del non-voto (elettori che non si sono recati ai seggi, o che hanno espresso voto nullo, scheda bianca, o hanno votato per il solo candidato a presidente) abbia raggiunto le 301 mila unità, circa 100 mila in più rispetto alle europee del 2009. In sostanza, tutti gli astenuti del 2009 avrebbero mantenuto l’astensione. A questi si sono aggiunti 42 mila nuovi astenuti provenienti dalle liste del centrosinistra, 64 mila dalle liste del centrodestra e 3 mila dall’Udc. Quindi l’astensionismo ha colpito di più il centrodestra, che ha perso quasi il 30 per cento degli elettori di un anno prima, mentre il 15 per cento il centrosinistra e l’11 per cento l’Udc. MobilitàUn’altra peculiarità di queste elezioni è stata la mobilità tra blocchi. “Un flusso – ha commentato il professor Bracalente – che ha avvantaggiato il centrosinistra, che ha ricevuto dallo schieramento opposto 12 mila voti e ne ha ceduti solo 3 mila, con uno scambio nullo del centrosinistra con l’Udc. Il centrodestra recupera molti consensi dall’Udc, che gli cede circa 10 mila voti, ricevendone in cambio solo 4 mila”. Il successo dell’IdvL’Idv, non presente alle Regionali 2005 – ha rilevato Bracalente -, ha formato la sua forza elettorale attraverso tre flussi principali: il più consistente dalle liste della sinistra, che gli hanno ceduto 14 mila voti, gli altri due della medesima entità (circa 9 mila voti) dal Pd e dai partiti che hanno dato vita al Popolo della libertà. La fedeltà nel PdlIl Pdl presenta il più elevato grado di fedeltà dei propri elettori delle regionali del 2005, soprattutto per effetto di un minore astensionismo aggiuntivo (7 per cento), mentre i flussi in uscita verso altre liste si sono divisi tra Lega (10 mila voti) e liste di centrosinistra, in particolare verso l’Idv (9 mila voti), ma anche verso le liste di sinistra e socialiste (4 mila voti). In entrata, invece, i flussi principali provengono dalla lista Uniti nell’Ulivo (13 mila voti) e dall’Udc (10 mila). Flussi in entrata di una certa consistenza sono tuttavia venuti anche dalle altre liste di centrodestra (6 mila) e anche dall’astensionismo delle regionali del 2005 che in quest’ultimo appuntamento elettorale si è tramutato in voto (4 mila).

AUTORE: Emilio Querini

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