Il castello-truffa in diocesi di Terni: il punto sulle indagini e l’intervento del Vescovo

Diocesi Terni. La vicenda che ha coinvolto due ex funzionari di Curia

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Castello di San Girolamo a Narni
Castello di San Girolamo a Narni

Volevano rivendere il castello di San Girolamo, alle porte di Narni, dopo che una società da loro gestita lo aveva acquistato dal Comune con un’asta ritenuta truccata da polizia e Guardia di finanza. Così, due ormai ex funzionari della Curia di Terni e un dirigente dell’Amministrazione narnese sono stati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere. È finito sotto sequestro preventivo il complesso descritto come “il fantastico castello di San Girolamo” nella “verde e calda Umbria”.

Si tratta di una complessa operazione immobiliare, che risale all’ottobre del 2010, nella quale la Curia ternana è considerata parte lesa. Dalle indagini è infatti emerso che il locale Istituto per il sostentamento del clero, nonostante fosse uscito dalla “costituenda” società che si era aggiudicata l’asta, aveva versato oltre un milione di euro per l’acquisto.

Gli accertamenti condotti dalla Squadra mobile di Terni e dal nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma – coordinati dalla procura di Terni – sono stati infatti avviati dopo che nelle casse della Chiesa ternana è emerso un buco di bilancio di diversi milioni di euro. Le indagini si sono così concentrate su Luca Galletti, già direttore dell’Ufficio tecnico della Curia nonché presidente dell’Istituto per il sostentamento del clero, e Paolo Zappelli, ex economo (al quale per ragioni di salute sono stati concessi gli arresti domiciliari). Entrambi si erano dimessi dopo gli avvisi di garanzia ricevuti a marzo.

Secondo gli investigatori, Galletti e Zappelli hanno svolto nel corso degli anni “un’infinità” di operazioni immobiliari sospette. Ora polizia e Guardia di finanza vogliono chiarire se abbiano attinenze con i problemi di bilancio della Curia. Al momento comunque l’attenzione si concentra sulla vendita del castello per un milione e 740 mila euro, il 10 per cento da versare in anticipo e con l’impegno a realizzare una struttura turistica. Squadra mobile e fiamme gialle ritengono che l’asta sia stata caratterizzata da numerose anomalie.

Dalla ricostruzione emerge, tra l’altro, che dopo l’uscita dell’Istituto di sostentamento del clero dal gruppo di imprese, queste, guidate a quel punto dalla società gestita dai due ex tecnici della Curia, avevano perso i requisiti per partecipare alla gara. La procedura era però andata avanti “grazie anche alla complicità di alcuni amministratori del Comune di Narni”. Con l’ente che aveva infine stipulato la cessione con la sola “Iniziative immobiliari” srl di Galletti e Zappelli. Secondo gli inquirenti, della presunta associazione – finalizzata alla turbativa d’asta e alla truffa – faceva parte anche Antonio Zitti, dirigente del Comune di Narni, anche lui arrestato.

Dagli accertamenti è, tra l’altro, emerso che Galletti e Zappelli hanno tentato più volte di vendere il castello, per 6 milioni di euro, per “garantirsi” l’intero profitto “senza avere tirato fuori un centesimo”, sottolineano gli investigatori. Gli arrestati, tramite i loro legali, hanno respinto le accuse e definito “ingiustificata” la misura cautelare.

 

“Proseguiamo con il lavoro di chiarificazione”

L’intervento dell’amministratore apostolico mons. Vecchi sulla vicenda e il futuro della Curia

ernesto-vecchiSulla vicenda che ha interessato la diocesi di Terni – Narni – Amelia e ha portato all’arresto di alcuni ex amministratori della stessa è intervenuto anche il vescovo amministratore apostolico mons. Ernesto Vecchi, inviato a Terni nel febbraio scorso per far fronte al momento di crisi. “Non sono troppo sorpreso – afferma mons. Vecchi -: sapevo che queste persone erano indagate dalla magistratura, ed evidentemente le indagini sono arrivate a qualche conclusione. Proprio per questo appena giunto a Terni, in febbraio, ho accettato le loro dimissioni a seguito degli avvisi di garanzia da loro ricevuti, nominando un sacerdote, don Tiziano Presezzi, come economo aggiunto, coadiuvato da esperti che in parte ho portato da Bologna. La Chiesa diocesana ha subìto un danno notevole, ma proseguiamo con il lavoro di chiarificazione avviato sul debito che esiste. Una situazione piuttosto complessa, per la quale stiamo cercando soluzioni adeguate. Da parte nostra abbiamo messo tutte le carte a disposizione della magistratura, e anche noi stiamo verificando la situazione”. Sulla questione del debito della diocesi, il vescovo Vecchi ha precisato alcuni aspetti legati al suo ruolo di amministratore apostolico: “I tempi della mia permanenza a Terni si prolungano, forse altri sei mesi, perché è necessario creare le condizioni per dare respiro alle finanze della diocesi, cercando un prestito a tasso favorevole. Il debito c’è, e va dai 20 ai 23 milioni di euro. Ho parlato a Papa Francesco della situazione durante la visita ad limina dei Vescovi umbri e poi all’incontro di preghiera della Cei a San Pietro. È stato lui che mi ha suggerito di chiedere un prestito decennale, senza interessi, per risolvere la situazione. Io stesso sto girando per ottenerlo e ho fondate speranze che arriverà presto. Poi abbiamo anche un pacchetto di immobili che dovranno esseri venduti in un periodo più congruo, ma non svenduti”. Quanto alla questione dei dipendenti, mons. Vecchi non nega che “il problema esiste, sono molti”, ma assicura che “non licenzieremo nessuno, a meno che non si trovino altre soluzioni”.

AUTORE: E. Q.

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