Anno Santo della Misericordia

CHIESA UNIVERSALE. Papa Francesco bandisce il Giubileo speciale (dicembre 2015 - novembre 2016)

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Giovanni Andrea Sirani "La cena in casa del Fariseo" 1652. Particolare
Giovanni Andrea Sirani “La cena in casa del Fariseo” 1652. Particolare

Appena annunciato da Papa Francesco, ha suscitato interesse ed entusiastiche adesioni. Lo ha fatto in un contesto di preghiera, le “24 ore per il Signore”, iniziativa che sta divenendo una prassi diffusa nelle comunità cattoliche del mondo.

Sapremo di più circa le modalità di svolgimento di questo “Giubileo straordinario della Misericordia” la prima domenica dopo Pasqua, quella in Albis, ribattezzata da Giovanni Paolo II “domenica della Divina Misericordia”. Fin d’ora sappiamo che avrà inizio l’8 dicembre 2015, festa dell’Immacolata Concezione e 50° anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II. Sappiamo anche che l’organizzazione dell’evento sarà affidata al Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione.

Non si può non notare che l’intenzione di Papa Francesco si collega idealmente all’iniziale intuizione di Giovanni XXIII, che determinò una svolta nello stile pastorale della Chiesa. Roncalli volle che i lavori del Concilio fossero improntati alla “medicina della misericordia” piuttosto che a quella della “severità” e del rigore. Tale scelta di Papa Giovanni non fu dettata da una tattica di aggiramento delle persone, ma dal desiderio di far tacere la voce dei “profeti di sventura”, mostrando agli uomini di oggi “la validità della dottrina, piuttosto che rinnovando condanne”: “La Chiesa cattolica, innalzando per mezzo di questo Concilio ecumenico la fiaccola delle verità religiose, vuol mostrarsi Madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati”.

È un’ampia, coraggiosa apertura a quella parte dell’umanità che Bergoglio chiamerebbe “periferie esistenziali”.

La linea tracciata da Giovanni XXIII all’inizio dei lavori del Concilio nel famoso discorso di apertura, Gaudet Mater Ecclesia (11 ottobre 1962), è stata raccolta dai suoi successori e trasmessa al mondo in modi diversi e con linguaggi propri da Paolo VI e Giovanni Paolo II; e ora da Francesco con questo inaspettato e gioioso annuncio, accolto come un dono dello Spirito che aleggia sul turbinoso spettacolo del mondo.

Non sarà male ricordare – ai distratti e superficiali che si accorgono solo occasionalmente dell’esistenza della Chiesa – che essa porta avanti il suo “antico e nuovo” pellegrinaggio nella storia, nella quale, nonostante limiti e cadute, offre con abbondanza la fiducia, la speranza e la dignità ai poveri nel corpo e nello spirito, risollevati dalla loro prostrazione e dalla sofferenza di sentirsi perduti e abbandonati.

L’annuncio della misericordia è decisamente marcata da Papa Bergoglio in ogni sua omelia e dichiarazione, per una sua radicata scelta personale, pastorale e teologica insieme.

“La vocazione di Matteo” nel celebre quadro del Caravaggio
“La vocazione di Matteo” nel celebre quadro del Caravaggio

Nel suo stemma brillano le parole Miserando atque eligendo (“ebbe misericordia di lui e lo scelse”) che descrivono la chiamata di Matteo come apostolo da parte di Gesù.

Nell’attuale fase della storia, in cui si svolge un confronto serrato e spesso violento di popoli e nazioni, di civiltà, culture e religioni, e dove i cristiani sono perseguitati in tante parti del mondo, la Chiesa potrebbe esprimersi con altre forme di presenza e di visibilità per la difesa dei principi e dei valori della sua dottrina, per la salvaguardia della sua stessa sopravvivenza in determinati Paesi, e per imporre la pace con strumenti di pressione e di potere. Ma la convinzione profonda della centralità della Misericordia nel messaggio cristiano la sottrae a ogni tentazione mondana, e la spinge a proporre al mondo la Misericordia come il nome proprio di Dio.

Papa Francesco ritiene che non vi sia per la Chiesa altra via che quella della misericordia. Nella Chiesa c’è posto per tutti: non si chiude la porta a nessuno, non vi è peccato che non possa essere perdonato, non vi è persona che non possa essere salvata.

Il Giubileo ne è occasione e strumento: lo percepiscono – e non da oggi – persone le più disparate e lontane. Basti pensare che già il primo Giubileo del 1300, indetto da Bonifacio VIII (un Papa non molto amato da Dante), era stato fortemente voluto dal popolo, così come in precedenza erano state reclamate dal popolo la Perdonanza di Celestino V e il Perdono della Porziuncola di san Francesco.

È stato sempre il popolo a voler “accorciare le distanze” da un Giubileo all’altro: doveva avere una scadenza di 100 anni, all’inizio di ogni secolo, poi fu portato a 50 anni e poi a 25, per impedire che una intera generazione rimanesse priva di questa grazia.

Questo fatto indica la presenza, nelle profondità del cuore umano, del desiderio di perdono di Dio, di rinascita dalle colpe, di riconciliazione con se stessi e con i fratelli; il desiderio di sentirsi uniti in un comune cammino, diretti a una meta condivisa. “Indulgenza” per il popolo credente è sinonimo di perdono, senza sottili distinzioni, anzi oggi è del tutto abbandonato ogni riferimento alle indulgenze monetizzate di triste memoria.

Tra i 29 Giubilei della storia, oltre ai 26 ordinari, questo è straordinario, affiancandosi quindi al Giubileo straordinario indetto da Pio XI nel 1933 per celebrare l’anniversario della Redenzione (considerando la morte e risurrezione di Gesù come avvenute nell’anno 33 d.C.) e con la stessa motivazione indetto da Giovanni Paolo II nel 1983.

Il Giubileo della Misericordia, quindi, assume i caratteri dell’originalità e della novità: questa è una nota costitutiva dell’evangelizzazione, sempre nuova e sempre riferita allo stesso “Vangelo eterno”, fonte di riconciliazione e di pace per tutti i singoli esseri umani che vengono alla luce su questa terra.

AUTORE: Elio Bromuri

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