Il futuro dell’industria è rosa… se sarà verde

“Non c’è contraddi- zione - dice - tra industria e green economy. Anzi, il loro connubio è l’unico capace di ispirare una vera svolta nella recessione globale”

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Il 25 maggio scorso i Consigli di amministrazione di TerniEnergia (società attiva nel campo dell’energia da fonti rinnovabili, quotata sul segmento Star di Borsa italiana) e di TerniGreen, attiva nel settore ambientale, del recupero di materia ed energia e dello sviluppo e produzione di tecnologie, entrambe con sede a Nera Montoro (Narni), hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di TerniGreen in TerniEnergia. La nuova TerniEnergia integrerà i due business, puntando con forza sulla internazionalizzazione. Ne parliamo con il presidente Stefano Neri.

Quali sono le principali motivazioni e gli obiettivi di questa operazione?

“L’obiettivo è quello di dare vita al primo operatore ‘puro’ nel comparto green quotato sul segmento Star di Borsa italiana, con un portafoglio di attività affini e complementari, tutte afferenti al settore green economy ed energie rinnovabili. Abbiamo ritenuto strategico dare vita a un pure player della green economy, che unisca la componente legata agli impianti per la produzione di energia in esercizio di proprietà di TerniEnergia alla componente a forte crescita a livello globale rappresentata da TerniGreen”.

In pochissimi anni, dall’idea di business iniziale, il Gruppo da lei guidato ha raggiunto risultati inimmaginabili. Può illustrarci le principali tappe di questo percorso?

“T.E.R.N.I. Research, nel 2004, si propose come l’unica società umbra con il Dna di public company, con l’obiettivo di quotare in Borsa le sue controllate industriali. Un Gruppo aperto all’azionariato diffuso, che rappresentò una straordinaria risorsa per un territorio non abituato a questo tipo di impostazione, e che ha fatto da volano per altre realtà simili. L’avvio dell’attività è stato quello di un ‘incubatore’ di progetti di ricerca applicata su commessa nel settore scientifico e tecnologico. Poi si è proceduto alla costituzione di una serie di società operative per reperire le risorse necessarie a mettere le ali a queste attività, Il Gruppo ha scelto di rivolgersi al mercato, cioè alla Borsa, e alle risorse naturali. Il sole e la riduzione dei consumi elettrici per TerniEnergia, le energie rinnovabili e il recupero di materia per TerniGreen, sono i doni che il genius loci di Terni ha portato in dote all’azienda, che ha scelto di rinnovarne la sostanza vitale. Oggi T.E.R.N.I. Research è una holding di partecipazione industriale che opera nel settore delle energie rinnovabili, della ricerca applicata, dell’information and communication technology e nel settore ambientale”.

Il 31 maggio è arrivata la notizia dell’inserimento di TerniEnergia – insieme ad un’altra azienda della nostra regione, la Umbra Cuscinetti – tra le 30 finaliste nazionali degli European Business Awards 2012 nella categoria delle società fortemente impegnate nell’innovazione e nello sviluppo sostenibile. Come valuta questo riconoscimento?

“Ne siamo molto orgogliosi. Per TerniEnergia si tratta di un altro importante riconoscimento della leadership conseguita a livello nazionale nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Proprio in questi giorni abbiamo ricevuto anche la nomina al prestigioso premio ‘Le Fonti’, che sarà consegnato a Milano. Dopo l’assegnazione del premio Emerging Entrepreneur of the Year per l’Italia, riconosciuto dalla giuria di Ernst & Young ‘L’imprenditore dell’anno’ e dopo essersi classificata al primo posto tra le imprese italiane e al 49° posto tra 500 imprese di Europa, Africa e Medio Oriente (quarta assoluta nel settore Greentech), grazie a un aumento del fatturato negli ultimi 5 anni del 2.595%, nell’ambito del prestigioso riconoscimento Deloitte Technology Fast 500 Emea, la nostra società riceve un nuovo, importante e prestigioso Oscar a livello europeo”.

La fusione favorirà l’integrazione di competenze e la creazione di sinergie industriali e commerciali tra le due aziende. La tendenza all’aggregazione tra imprese è crescente a livello internazionale e nazionale, ma in Umbria non sembra trovare molto seguito. Ritiene che il vostro modello possa essere replicato in altre realtà imprenditoriali di eccellenza della nostra regione?

“Se piccolo si può ancora tradurre con flessibilità, rapidità e capacità di reazione repentina, allo stesso tempo quello della crescita dimensionale è divenuto un tema strategico sul versante della affidabilità e attrattività verso gli investitori e della capacità di generare accesso al credito e agli investimenti. La nostra idea è quella di una small global company che integri in modo orizzontale attività a elevato valore tecnologico e di competenze nei settori dell’energia pulita, dell’efficienza energetica, del recupero di materia e di energia. In questa direzione è forte la determinazione del management di TerniEnergia e di TerniGreen a dare vita a un nuovo soggetto aggregante con una visione internazionale in un settore in forte espansione. Abbiamo avuto la fortuna di avere in casa i due soggetti da integrare, ma per chi si rivolge all’esterno per operazioni straordinarie ci sono anche altri strumenti, a cominciare dai contratti di rete che si potrebbero ben attagliare alla situazione umbra”.

Il vostro Gruppo ha fatto anche altre scelte importanti che non sono tipiche del nostro tessuto imprenditoriale, come la decisione di quotarsi in Borsa, la realizzazione di partnership con grandi gruppi internazionali, la capacità di fare dell’azienda un luogo di convergenza tra ricerca e industria. Quanto hanno influito queste scelte nel conseguimento dei risultati raggiunti?

“In maniera determinante. Solo seguendo questa strategia avremmo potuto dare vita a un gruppo con i piedi in Umbria e la testa nel mondo. È questa la visione che ha informato la nascita del gruppo T.E.R.N.I. Research e ne ha orientato le scelte di sviluppo nel settore della green economy. Uno sviluppo che non può prescindere dalla dimensione industriale. Un’industria, però, che rifugge da scelte ‘verdi’ che possono nascondere strategie di marketing, che non si presta ad operazioni puramente simboliche. Nel caso del distretto industriale di Terni e Narni (una delle culle della grande industrializzazione italiana del secolo scorso), quello verde è il messaggio che può rendere più evidente il nesso tra il Dna produttivo, rafforzatosi nel tempo per la presenza della grande industria, e l’impetuoso sviluppo delle energie alternative, dell’efficienza energetica, del recupero di materia, della gestione dei rifiuti, contribuendo alla sicurezza e alla crescita economica. Non c’è dualismo né contraddizione tra industria e green economy. Ma, al contrario, il loro connubio è l’unico capace di ispirare una vera svolta nella recessione globale”.

Il problema della disoccupazione, inclusa quella delle professionalità di fascia alta, è la principale emergenza in Umbria e nel territorio ternano. Qual è l’ organico attuale del vostro Gruppo e quali prospettive di incremento degli addetti può dare il nuovo Piano industriale che vi apprestate a varare?

“Attualmente impieghiamo circa 200 persone a livello diretto, ma nello stabilimento di Nera Montoro gravitano imprese dell’indotto e dei servizi che arrivano a sfiorare nel complesso i 300-350 addetti attivi nella nostra area industriale ogni giorno. Rispetto ai nuovi piani industriali, non possiamo anticipare contenuti quantitativi, ma dall’internazionalizzazione e dagli investimenti che abbiamo in programma su scala nazionale avremo certamente dei riscontri”.

Come vede il futuro dell’economia della nostra regione, e quali richieste si sente di fare alle istituzioni?

“La crescita trainata dall’industria è stata il motore dell’economia globale per oltre due secoli. Tutte le nazioni sviluppate hanno sfruttato il settore industriale come il principale motore della loro prosperità. La tendenza che si va affermando attualmente è quella di una ‘rivoluzione verde’ che introduca un nuovo modello di sviluppo capace di rispondere alla domanda di aumento di efficienza, alla diversificazione delle fonti di energia e alla riduzione del consumo di risorse naturali. D’altronde questa nuova consapevolezza è oggi patrimonio di opinion maker come Kumi Naidoo, leader di Greenpeace International. ‘Non è più tempo di conflitti tra red, i sindacati rossi, e green, gli ambientalisti verdi – ha chiarito -. È giusto proteggere l’ambiente ma creando nuovi posti di lavoro. È tempo di lavorare attraverso nuove alleanze’. Prevedere oggi quanto avverrà in futuro è più difficile che in passato, ma è urgente tentare di farlo. Intanto, va preso atto dell’impossibilità che si replichino le modalità di sviluppo del passato. Non basta cercare di migliorare l’esistente, cioè difenderlo, ma occorre innovare, cioè superarlo. Alle istituzioni non chiediamo incentivi, contributi o regalie, chiediamo solo di avere percezione della profonda necessità di innovare, semplificare e velocizzare i processi decisionali e amministrativi”.

AUTORE: Alberto Mossone

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