Se apprezzi il nostro lavoro Ti chiediamo di sostenerci abbonandoti a La Voce.


Commento alla Liturgia della Domenica - XVI Domenica tempo ordinario -

Il grano e la zizzania


AltareBibbia“Tutte le genti che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, Signore”, proclama il salmista affermando la logica di Dio che è quella di permettere a tutti di accedere al Suo Regno di giustizia e di pace. E il tema del “Regno dei cieli” è affrontato da Gesù nella prosecuzione dell’insegnamento sulle note parabole omonime e riportate nel capitolo 13 di Matteo che questa XVI domenica del T. O. sono rispettivamente quelle della “zizzania”, del “seme di senape” e del “lievito”. Intanto il titolo “Regno dei cieli” è da intendere nel contesto del periodo e ambiente in cui è proposto. “Regno” (gr. basileia) non si riferisce solo al territorio in cui un re esercita il suo dominio, ma anche al concetto di “regalità”, “potestà” e “governo”. “Cieli”, e non “cielo” al singolare come è nel linguaggio odierno, si rifà al sostantivo duale giudaico (schamaim) per cui esisterebbero due cieli (Gen 1,1) sui quali Dio manifesta la Sua signoria. In definitiva è per noi “il regno del Padre, entrato nel mondo con Cristo; è il regno messianico che per opera dello Spirito santo si sviluppa nell’uomo e nel mondo per risalire nel seno del Padre, nella gloria dei cieli’ (G. Paolo II, 04.09.’91).

La grandezza di questo mistero e la gioia del farne parte è presentata ancora una volta attraverso la figura del “seminatore”. Questa volta il seminatore mette in atto bene il suo lavoro, ma la stranezza sta nel fatto che, mentre lui dorme, cioè nel momento in cui non può accorgersi e non può far niente per evitare, il suo nemico va e semina zizzania nel campo. Gesù sta mettendo in guardia i suoi uditori e i cristiani di sempre dal “maligno” che attenta al cuore di quanti accolgono la Parola, ma nello stesso tempo garantisce loro che non li abbandona perché parla di “angeli” che “al compimento del tempo” faranno sì che “i giusti splenderanno come il sole”. L’umana tendenza a farsi giustizia da sé fa chiedere ai “servi” il permesso per estirpare la zizzania, ma il “padrone” teme che con la zizzania venga estirpato anche il grano e quindi esorta all’attesa e alla pazienza. È l’inclinazione ad allontanare, magari anche con toni aspri, quanti – nelle comunità cristiane – sono ritenuti indegni di far parte della collettività, ma la mancanza di misericordia genera un maggior scandalo e istiga alla confusione anche chi cerca di agire secondo la Parola.

“Il grano e la zizzania, cioè il bene e il male, crescono insieme in un intreccio che non spetta all’uomo districare. Lo farà il Signore a suo tempo” (Maggioni). Tuttavia è da fare attenzione perché “la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! … alla fine, infatti, il male sarà tolto ed eliminato!” (Papa Francesco, 20.07.’14). Le lettere ebraiche che costituiscono il termine “zizzania” sono anche le stesse del nome “satana’, colui che è responsabile della “divisione”, della “discordia”. Stando alla parabola però, non sono gli uomini (servi) ad eliminare la zizzania, cioè la “divisione”, ma è Dio (angeli). Non è un invito ad essere inerti di fronte alle divisioni “interne”, ma nemmeno tesi a dare un giudizio impulsivo. Questa complessa, ma fondamentale parabola ci trasmette un grande senso di speranza e di fiducia: il male non vincerà, ma non è l’uomo da solo ad essere nella possibilità di far trionfare il bene, ma la vigilanza, la misericordia, il paziente discernimento e soprattutto la luce che la Chiesa trae dalla Parola! E coloro che rientrano nella categoria del “grano buono” assistono alla spettacolarità dell’imponente carità del Regno dei cieli: la parabola del grano di senape, che segue quella della zizzania, ne evidenzia infatti l’incommensurabile e sproporzionata grandezza.

Ciò si verifica non tanto nelle dimensioni della pianta della senape che può arrivare solo a circa due metri di altezza, quanto nel fatto che il seme da cui nasce la pianta è minuscolo, quasi invisibile (poco più che la punta di uno spillo) eppure la sua semina produce una pianta i cui frutti sono utili per l’alimentazione e benefici per la salute. Dall’ambito agricolo, Gesù passa poi a quello casalingo per continuare a trasmettere lo stesso insegnamento sulla grandezza del Regno: la donna che impasta la farina. Anche qui la straordinarietà non è data tanto dall’azione, quanto piuttosto dalle dimensioni della farina, circa 21 litri di capacità! Ebbene, il Regno dei Cieli ha uno sviluppo nascosto, imponente e improvviso (seme e lievito) e soprattutto Dio attende con pazienza che più uomini possibile vi entrino (zizzania). Questo carattere indulgente di Dio è anticipato dall’Autore del brano tratto dalla Sapienza che, pur esprimendosi in un contesto -quello ellenistico- in cui molti, persuasi dai nuovi moti culturali avevano voltato le spalle al giudaismo, eppure scrive: “il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti … e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento”.

 

Giuseppina Bruscolotti


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

I tag HTML non sono ammessi