Il modo cristiano di vedere il Creato

Quest’anno si è tenuto ad Assisi il convegno Cei sulla custodia del creato. Tra i temi, se esista uno “specifico cristiano” nel modo di rapportarsi al creato

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croce-sentiero-montagnaSi è tenuto ad Assisi, nei giorni 1 e 2 marzo, l’annuale convegno Cei sulla custodia del creato. Organizzato dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, diretto da mons. Angelo Casile, con la collaborazione del Servizio nazionale per il Progetto culturale e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ha riguardato “La fede nel Creatore per abitare la terra”.

“La diocesi – ha detto mons. Domenico Sorrentino – è grata alla Cei per aver scelto Assisi come location di questo importante evento. La nostra città ha dato i natali e ha visto le gesta di san Francesco, che, con la sua vita, ci indica la strada dell’armonia tra l’uomo e il creato, e tra gli uomini di diverse culture e religioni. Un’armonia possibile anche oggi attraverso l’amore di Dio”.

Le riflessioni – ha sottolineato Ernesto Diaco del Progetto culturale Cei – sono state condotte “sia tenendo presenti le istanze che emergono dalla cultura contemporanea, sia collocandole dentro un percorso di ricerca sulla teologia della creazione e della custodia del creato aperta al contributo di ulteriori discipline, teologiche e non, e degli esponenti di altre religioni”.

Di particolare interesse l’intervento del teologo Massimo Nardello, che ha approfondito la “differenza cristiana” nel rapporto Uomo/Natura. “L’ipotesi da cui prendiamo le mosse – ha detto – è che, indagando pazientemente la controversa questione del rapporto tra la bontà di Dio e il male naturale, cioè la sofferenza che non deriva da atti umani ma da dinamiche intrinseche alla natura, sia possibile cogliere sotto una nuova luce la stretta relazione che ci lega alla creazione e le responsabilità che ci sono affidate per la sua custodia”.

Il tema del nostro rapporto con la natura, ha aggiunto, “viene solitamente affrontato a partire da Genesi 1-2. Tale approccio, essendo relativo all’ambito naturale (in senso teologico), ha il vantaggio di approdare a conclusioni che possono essere condivise anche da chi non si riconosce nell’alveo dell’ebraismo o del cristianesimo, perché possono trovare conferma in un’osservazione intelligente della realtà. Tuttavia, in questo modo, viene sostanzialmente marginalizzata la dimensione centrale del cristianesimo, quella cristologica-trinitaria, come se la fede in Gesù non potesse apportare alcuna connotazione specifica al rapporto dell’essere umano con la natura”.

Nardello ha quindi evidenziato che “il modo tipicamente cristiano di vivere nella creazione e di prendersene cura non è soltanto quello di custodirla nella sua condizione di incompiutezza e di limite, ma soprattutto quello di affrettare il suo compimento escatologico restando nella prova della fede. Mantenendo, cioè, la fiducia in Dio – con il sostegno dello Spirito di Cristo – in ogni situazione in cui il Suo amore per ciò che Egli ha chiamato alla vita sembra essere smentito dai fatti. Dunque, il rapporto dell’essere umano con il creato e la responsabilità per la sua tutela si gioca indirettamente in tutti i campi della vita (familiare, civile, ecclesiale, ecc.), perché in tutti questi contesti la fede viene messa alla prova, e quindi al loro interno si può contribuire o meno ad affrettare il compimento escatologico della salvezza”.

“Così – ha concluso – il tema della creazione e della sua tutela viene chiaramente connotato dall’esperienza cristiana, e anzi collocato nel suo centro, divenendo parte integrante della relazione filiale che il credente vive con il Padre nello Spirito del Signore”.

I relatori

Nella prima giornata (1° marzo) sono state presentate le relazioni a cura dell’Associazione teologica italiana (Ati) e dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (Atism), con don Massimo Nardello e fr. Paolo Benanti.

La seconda giornata (2 marzo) è stata caratterizzata da un momento ecumenico, con la partecipazione della pastora valdese Letizia Tomassone, dell’archimandrita Evangelos Yfantidis, del rabbino capo di Ancona Giuseppe Laras e della teologa islamica Shahrzad Houshmand. Il convegno è stato anche occasione per la presentazione del testo Custodire il creato. Teologia, etica e pastorale, a cura del prof. Simone Morandini della Fondazione Lanza. Le conclusioni sono state affidate a Stefania Proietti dell’ufficio di Pastorale sociale della diocesi di Assisi, e a Ernesto Diaco, vice responsabile del Servizio nazionale per il Progetto culturale.

AUTORE: D. R.

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