Il nostro “food” merita più export

AGROALIMENTARE. I dati e le prospettive dell’Umbria; convegno a Perugia sul tema “Industria agroalimentare e mercato globale: come cogliere le opportunità in prospettiva dell’Expo 2015”

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Alcuni prodotti che caratterizzano la tipicità umbra
Alcuni prodotti che caratterizzano la tipicità umbra

Il 14 novembre, presso il dipartimento di Scienze agrarie, si è tenuto un convegno sul tema “Industria agroalimentare e mercato globale: come prepararsi alle sfide e cogliere le opportunità in prospettiva dell’Expo 2015”, organizzato da Certiquality, istituto di certificazione della qualità, dall’Università di Perugia e dall’Ordine dei tecnologi alimentari di Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria. L’incontro, moderato dal prof. Giuseppe Tei, direttore del Dipartimento, ha visto l’introduzione di Enrico Strino, area Manager Umbria di Certiquality, che ha ricordato come quello agroalimentare rappresenti il secondo settore manifatturiero italiano, subito dopo quello della meccanica, con un fatturato di 132 miliardi di euro, pari al 15% del Pil nazionale; un export di 27,5 miliardi, pari al 15% del fatturato, contro una media europea del 18%. Un settore che in Umbria ha ancora ampie potenzialità di crescita – ha sottolineato il prof. Tei – se si riuscirà a fare sistema, realizzando un virtuoso gioco di squadra che veda coinvolti su comuni obiettivi e programmi condivisi le imprese e le loro associazioni, le istituzioni e il mondo della formazione e della ricerca, puntando a valorizzare e comunicare nel mercato globale la qualità e tipicità dei prodotti insieme al valore aggiunto del nostro territorio. Giovanni Polenzani dell’assessorato regionale all’Agricoltura ha illustrato le politiche regionali per l’export all’interno del Piano di sviluppo rurale 2014-2020, che destina all’Umbria risorse per 900 milioni di euro in 7 anni, pari al 50% del totale dei Fondi strutturali europei assegnati alla nostra regione. I nuovi bandi riguarderanno non più, come in passato, solo i prodotti con le certificazioni Dop, Igp, Doc, Igt e quelli biologici, ma anche altri prodotti di qualità certificati volontariamente da cluster e reti d’impresa, puntando a valorizzare e promuovere il “marchio” Umbria. Polenzani ha invitato le imprese e le loro associazioni a essere pro-attive, fornendo alla Regione idee, progetti e proposte per ottenere un più efficace e mirato utilizzo delle risorse e un maggiore impulso allo sviluppo del settore. Anche Aurelio Forcignanò, direttore di Confindustria Umbria, dopo aver ribadito il ruolo trainante per l’economia italiana del comparto agroalimentare, che vede coinvolte oltre 63.000 aziende, occupando 385.000 addetti, ha sottolineato come l’export agroalimentare sia aumentato dal 2002 al 2013 solo del 15%, contro una crescita del 48% del comparto manifatturiero nazionale. Dopo aver illustrato i punti di forza e di debolezza delle aziende umbre del settore, ha affermato che vi sono notevoli potenzialità di crescita, soprattutto puntando sui mercati esteri (viste le stime di stagnazione dei consumi interni anche nei prossimi anni). Il prof. Paolo Fantozzi ha ricordato come la valorizzazione delle produzioni di qualità sia un fattore di successo imprescindibile per il food made in Umbria, legato anche a una sempre più diffusa ed esigente educazione alimentare. Ha invitato le aziende a investire anche sulle problematiche della sicurezza alimentare, e a svolgere poi un’attività di promozione e comunicazione adeguata. Dopo l’intervento di Antonio Morabito dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità e la repressione frodi, che ha parlato della corretta etichettatura dei prodotti, Andrea Valiani dell’Istituto zooprofilattico di Umbria e Marche ha relazionato sui requisiti igienico-sanitari e sui controlli per i prodotti destinati ai mercati esteri. Stefania Pironi, presidente dei Tecnologi agroalimentari di Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, ha illustrato il ruolo decisivo dei tecnologi alimentari, che forniscono alle aziende le competenze specialistiche necessarie per affrontare con successo i mercati internazionali, garantendo affidabilità, sicurezza alimentare, costanza della qualità e rispetto delle specifiche tecniche. Micaela Coppini dell’omonimo oleificio di Terni, una delle prime aziende alimentari umbre certificate da Certiquality, ha raccontato l’esperienza della sua azienda familiare, fondata nel 1955, che ha iniziato a esportare nel 1994 negli Stati Uniti, e oggi raggiunge con i suoi oli extra-vergine d’oliva di qualità ben 35 mercati esteri. Ha concluso i lavori Stefania Modafferi, food industry manager di Certiquality, parlando della certificazione volontaria come strumento per migliorare la visibilità sui mercati esteri.

AUTORE: Alberto Mossone

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