Il Pd critica il Pd

Politica. Documento firmato da esponenti dell’ex Margherita

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Il congresso degli iscritti alla “Margherita” nel 2003
Il congresso degli iscritti alla “Margherita” nel 2003

Guardare ai giovani, cambiare da dentro il partito, prendere atto della sconfitta delle elezioni politiche: il documento firmato da molti esponenti del Pd, di chiara origine Margherita (tra cui l’on. Gianpiero Bocci, il presidente del Consiglio regionale Eros Brega, i consiglieri regionali Luca Barberini e Andrea Smacchi, i presidenti delle Province di Perugia e Terni, Marco Vinicio Guasticchi e Feliciano Polli) dimostra che il Pd non è riuscito a diventare uno schieramento coeso.

Le parole sono dure e critiche verso una dirigenza del Pd che non ha compiuto un esame chiaro del voto “per fare di una sconfitta, perché di sconfitta si tratta, il punto di partenza di un nuovo progetto politico che, recuperando l’iniziale originalità del Pd del 2007, sappia innovare l’offerta politica di cui ha bisogno la nostra Regione. La perdita di 82.000 voti sembra che sia stata frettolosamente archiviata, mentre un anestetizzante manto di silenzio è stato steso sulle cause che questo risultato hanno prodotto”.

“La verità – si aggiunge – è che il Pd non solo è stato incapace di recuperare voti dai delusi del centrodestra, ma sul versante dell’elettorato di centrosinistra è stato percepito come il partito della conservazione del sistema in un momento in cui dall’opinione pubblica veniva invece una forte domanda di cambiamento, che invece è stata intercettata anche in Umbria dal M5s”.

L’analisi riguarda anche il futuro del consenso in Umbria, anche in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno. “C’è bisogno – è detto nel documento – di una effettiva riflessione all’interno del Pd umbro perché affronti con decisione il tema delle riforme, senza timidezze e senza incomprensibili alchimie, come è avvenuto in occasione del mancato ridisegno delle Province e della riforma sanitaria, e perché venga posta attenzione, in termini di risorse e di sostegno, alla rete delle piccole e medie imprese, che hanno bisogno di innovazione e di ricerca. Oggi la sfida la si vince in termini di qualità e di conquista di nuovi mercati. Senza nuovi orizzonti, non si ha ripresa e sviluppo della nostra economia”.

“Va infine affrontato – prosegue – il tema del partito. È cambiato il mondo ed ancora ci si attarda a costruire un partito pesante, un partito di funzionari e di ceto politico, quando invece c’è bisogno di un partito che marchi sì il territorio, ma con strutture agili, pronte al cambiamento, e che riavvicini alla politica i giovani. Tutto questo necessita anche di una nuova classe dirigente, che rispetti il pluralismo culturale, che è stato la regione fondante del Pd. In questa ottica si pone inderogabile l’esigenza di una chiara visibilità della cultura cattolico-democratica, senza la quale il Pd non esisterebbe”.

AUTORE: E. Q.

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