Il Pdl cerca ancora il nome vincente mentre il Pd non riesce a ricomporsi

I partiti umbri si “preparano” alle prossime elezioni regionali

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La presidenza della Regione è il pensiero fisso che domina l’attività della politica umbra in vista delle prossime consultazioni di primavera. Il Pd è alle prese con l’elezione del segretario regionale, prevista per il 14 novembre nel corso dell’assemblea regionale. Lamberto Bottini (mozione Bersani) non ha ottenuto la maggioranza (49 per cento) nelle primarie, però dovrebbe raggiungerla in questa consultazione. In questi giorni il dibattito all’interno del Partito Democratico è stato molto acceso. Alberto Stramaccioni (mozione Franceschini) ha fissato alcuni criteri per una collaborazione con la maggioranza, visto il consenso ricevuto (41 per cento). In pratica occorre ringiovanire la classe dirigente e mandare a casa politici di lungo corso. Al tempo stesso Valerio Marinelli (mozione Marino), con il suo 10 per cento, vuole contare e si mostra disponibile a discutere con gli altri rappresentanti. Nei commenti e nelle prese di posizione sul futuro del Pd umbro si parla molto di statuto, di necessità di tenere il contatto con iscritti, elettori e simpatizzanti, di volontà di esercitare un ruolo più incisivo nella società poco esercitato in questi anni. Però, alla fine, una questione resta in piedi: l’attuale presidente della Regione farà il terzo mandato? Le risposte, per lo più di comodo, sono quelle che non bisogna fermarsi ai nomi e che non è corretto fare un referendum sulla Lorenzetti ma affrontare un discorso più generale. Da questo punto di vista Stramaccioni ha fatto capire chiaramente che la stagione della Presidente deve considerarsi conclusa, proprio per evitare divisioni profonde che hanno lacerato il partito in alcuni Comuni dove la sinistra è andata all’opposizione anche per l’incapacità di rinnovarsi. Va anche valutato che la maggioranza rappresentata da Bottini – alla fine il voto dell’assemblea regionale lo dovrebbe proclamare segretario – non può far finta di niente e tentare di imporre una candidatura, quella della Lorenzetti, che potrebbe rappresentare una forzatura, oltre che allo statuto del Pd, anche all’attuale composizione del partito. D’altro canto, non è neanche semplice trovare un candidato idoneo. Se il Pd si divide, invece che puntare ad una ricomposizione delle lacerazioni che si sono acuite in questi mesi, il Pdl si interroga sul candidato adatto per vincere, per la prima volta, le elezioni regionali. La candidatura di Luisa Todini, votata all’unanimità dai vertici umbri, sembrerebbe già tramontata. Gli altri due nomi che si fanno sono Fiammetta Modena e Claudio Ricci, sindaco di Assisi (che però si dovrebbe dimettere prima del voto, con conseguente ritorno alle urne nella città di san Francesco). Insomma, è ancora tutto da decidere. Nel frattempo anche negli altri raggruppamenti ci sono ipotetici spostamenti con seguito di polemiche. Rispetto al ventilato passaggio di Ada Girolamini, socialista storica, all’Unione di centro, si registra la presa di posizione di Mauro Cozzari, presidente del gruppo consiliare Unione di centro che ha comunicato le sue dimissioni da coordinatore regionale liberal. “Le ragioni che mi hanno indotto a rimanere il mandato – ha scritto, tra l’altro, Cozzari all’on. Ferdinando Adornato – risiedono nel dichiarato dissenso nei confronti della manovra che vedrà la consigliera regionale, Ada Girolamini, coinvolta nel progetto politico dell’Unione di centro. L’operazione consiste nello sdoganare la consigliera Sdi, attraverso il movimento liberal”.

AUTORE: Emilio Querini

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