Il pennello di Raffaello e la Madonna di Foligno

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Mons. Gualtiero Sigismondi
Mons. Gualtiero Sigismondi

Dopo la “trasferta ambrosiana”, la Madonna di Foligno, uno dei più grandi capolavori di Raffaello, ha compiuto una “sosta” nella chiesa del monastero di Sant’Anna che l’ha custodita per oltre due secoli. Dinanzi a questa pala d’altare si rimane senza fiato, perché mostra la Madre di Dio con il volto colmo di sorpresa, specchio di un cuore carico di attesa. Contemplando la Madonna di Foligno si ha la consapevolezza che l’eccellenza di quest’opera supera ogni immaginazione. Nell’ammirarla basta un attimo, e non è sufficiente l’eternità: basta un attimo, perché la splendida gamma cromatica si incide nella memoria visiva; non è sufficiente l’eternità, perché la disarmante bellezza verginale di Maria suscita un vero e proprio dibattito tra stupore e meraviglia. Inquadrata sullo sfondo del disco solare, Maria è seduta su un trono di nubi e circondata da una corona di figure angeliche, intenta a tenere in braccio, stupita, il Figlio suo. Piuttosto che indicarlo, come fa il Battista, invita a volgere lo sguardo su di Lui con un delicato cenno del capo. Il Frutto benedetto del suo seno verginale, Gesù, accarezza con gli occhi l’angelo che tiene in mano la targa senza scritta che, “secondo un’abile regia, consente a ogni spettatore di proiettare sul dipinto un proprio messaggio interiore”. Grande è la tentazione di riempire quella targa, e tuttavia è bene lasciarla vuota, perché il cuore rimanga aperto alle sorprese dell’amore di Dio. Passando davanti a questa tela, autentico miracolo del genio umano, a nessuno sfugge la consolante carezza della serenità del volto di Maria. Raffaello è riuscito ad esprimere con il pennello la nobile semplicità della Madre di Dio.

La conferenza stampa di apertura della mostra con le autorità e il vescovo
La conferenza stampa di apertura della mostra con le autorità e il vescovo

La sua bellezza che risplende e illumina non è “ricercata” ma “pervasiva”, perché la si incontra dappertutto: in ogni suo gesto, in ogni sua parola, in ogni suo silenzio.

– A Nazareth la semplicità del suo cuore ha ispirato l’Amen dell’obbedienza della fede.

– Nella casa di Elisabetta, la semplicità del suo servizio ha moltiplicato la gioia dell’attesa.

– A Betlemme la semplicità del suo sguardo ha velato di stupore il Mistero avvolto in fasce.

– In Egitto la semplicità del suo dimorare in terra straniera ha messo in fuga l’ansia.

– Al Tempio la semplicità della sua fedeltà alla Legge ha anticipato l’ora della deposizione.

– A Cana la semplicità del suo intervento ha ottenuto un anticipo sull’ora della Nuova Alleanza.

– Sul Golgota la semplicità del suo pianto ha inaugurato nel silenzio l’alba del sole di Pasqua.

– A Pentecoste la semplicità della sua presenza orante ha preparato la discesa dello Spirito.

La bellezza verginale della semplicità di Maria è sinonimo di intensità, di coerenza, di limpidezza; è assenza di sovrastrutture, di cerimoniali, di decorazioni, di orpelli, di ciò che non appartiene all’ordine dell’essenziale. Davanti all’azione meravigliosa di Dio nella sua vita, ella non pensa all’onore o al prestigio, ma affida al silenzio il compito di custodire il suo stupore e alla letizia la missione di testimoniare il suo abbandono alla fedeltà di Dio. Questi sono alcuni pensieri che hanno attraversato la mia mente e dilatato il cuore sostando davanti alla Madonna di Foligno. Vedendo da vicino questa pala d’altare, è impossibile sottrarsi alla seduzione di riconoscere quanto sia vero quello che ha scritto un grande artista, Marc Chagall: che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia.

AUTORE: † Gualtiero Sigismondi Vescovo di Foligno

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