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Il Punto. Caso di miopia a Taormina


L’imperatore Adriano dominava tutta l’Europa, dalla foce del Guadalquivir sull’Atlantico, dove era nato, alla foce del Danubio sul Mar Nero, dove andò a morire; e a nord fino al confine con la Scozia, dove fece costruire la linea fortificata che ancora porta il suo nome. Più tutta l’Africa mediterranea e quello che chiamiamo Medio Oriente. Pensava di essere il padrone del mondo, perché per lui il mondo era quello. Ma c’erano – in India, in Cina, in Giappone, nelle due Americhe – altri popoli, altri regni, altre civiltà; ciascuno poteva, senza danno, fare a meno degli altri, anzi ne ignorava l’esistenza.

Oggi non è più così. A molti non piace, ma di fatto la reciproca interdipendenza lega ogni angolo del mondo. Anni fa una crisi monetaria in Argentina ha azzerato i risparmi di migliaia di italiani – ed è solo un piccolo esempio. L’esplosione demografica dei Paesi più poveri del mondo provoca migrazioni di massa verso i Paesi più ricchi; l’inquinamento atmosferico originato dalle industrie provoca disastri ambientali e cambiamenti climatici.

Il mondo è diventato un condominio dove coordinarsi per risolvere i problemi comuni (tipo la stabilità dell’edificio) è una necessità oggettiva perché si possono risolvere solo con l’impegno di tutti. Si può discutere se una determinata questione vada classificata come “problema comune”; ma la risposta cambia a seconda dell’orizzonte temporale che si sceglie. Se si guarda lontano (ma nemmeno troppo lontano) diventa “problema comune” anche quello che a uno sguardo più corto può sembrare un problema solo di alcuni.

È il caso delle migrazioni, dell’inquinamento, dei mutamenti climatici. Chi dice: “Fatti vostri, io non c’entro”, dà prova non solo di egoismo, ma di miopia, ossia di incapacità di valutare i suoi propri interessi a medio e a lungo termine; dunque danneggia non solo gli altri ma anche se stesso, il proprio Paese e i propri discendenti. Queste sono le amare riflessioni che mi suggerisce l’atteggiamento degli Stati Uniti al vertice di Taormina. Ne chiedo scusa a chi ammira Trump e vorrebbe imitare la sua linea.

 

Pier Giorgio Lignani


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