Il Punto. La vaccinazione fa bene a tutti

Tempo di lettura: 103 secondi

Sull’utilità dei vaccini, generalmente parlando, non è lecito avere dubbi. Come ai miei tempi si studiava alla scuola elementare, il primo vaccino scoperto e praticato in massa è stato quello contro il vaiolo, alla fine del Settecento. Il vaiolo era una malattia terribile e molto contagiosa. Provocava vere e proprie stragi, e chi scampava alla morte o alla cecità restava con il volto sfregiato per sempre.

La vaccinazione di massa su scala mondiale ha fatto letteralmente scomparire questa malattia, al punto che circa trent’anni fa è stato deciso di non praticarla più. Intanto erano stati scoperti i vaccini contro altre malattie mortali o invalidanti, come il tetano, la rabbia, la difterite, la poliomielite e molte altre. Alcune vaccinazioni sono obbligatorie per legge; da pochi mesi in Italia sono sorte polemiche contro una legge che ne ha allungato l’elenco. Gli oppositori, che pure dicono di riconoscere l’utilità dei vaccini, sostengono che deve prevalere il principio della libertà individuale di scelta.

Vediamo dunque la questione dal punto di vista legale. La nostra Costituzione in linea di principio garantisce il diritto del paziente di rifiutare la cura, ma in via di eccezione consente di stabilire che determinati trattamenti siano resi obbligatori per legge. Si capisce che questo potere del legislatore non può essere esercitato se non per gravi ragioni di interesse pubblico. Nel caso delle vaccinazioni ci sono ragioni di questo tipo? La risposta è sì. Questo è il punto chiave: la vaccinazione non serve solo alla persona che viene vaccinata, serve anche a bloccare la circolazione del virus. E questo è importante perché c’è una piccola percentuale di individui sui quali il vaccino non ha effetto, oppure per ragioni mediche gravi non possono essere vaccinati.

Per salvaguardare queste persone è necessario che tutti quelli che possono farlo senza problemi ricevano il vaccino. Quindi lo Stato ha il pieno diritto di rendere obbligatorie determinate vaccinazioni. Può, anzi deve, essere esentato chi dimostra di rientrare in quei casi (rari) nei quali il vaccino è controindicato scientificamente. Ma la libertà di dire “non voglio perché non voglio” in questa materia non è ammessa.

 

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

LASCIA UN COMMENTO