Il Punto – L’aborto non è stato “declassato”

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Non sono un teologo né un moralista, nel senso di studioso delle dottrine morali. Tuttavia qualcosa via via ne ho imparato e mi sento in grado di offrire un piccolo contributo alla comprensione dell’ultima (per ora) decisione di Papa Francesco. Quella con cui ha concesso a tutti i sacerdoti senza distinzione di amministrare la confessione per il peccato di aborto, che in precedenza era invece un peccato “riservato” a confessori specificamente autorizzati. Non si tratta – come dicono quasi tutti – di un declassamento dell’aborto nella graduatoria dei peccati. La vecchia disciplina che faceva dell’aborto un peccato “riservato” dipendeva da considerazioni non tanto di ordine teologico e morale, quanto di ordine pastorale e pedagogico. Era un modo per richiamare l’attenzione delle persone sulla estrema gravità del fatto, che in certi contesti sociali poteva essere sottovalutata.

L’approccio pastorale spinge la Chiesa a dettare regole che di tempo in tempo possono cambiare, senza che con questo vengano messe in dubbio la fede e la morale. Nessuno scandalo, quindi, se cambiano. Proprio questa è stata la svolta del Concilio Vaticano II: non la scoperta della pastorale (naturalmente esisteva già) ma la presa di coscienza che tante regole tramandateci attraverso i secoli avevano la loro origine e la loro giustificazione nelle necessità della pastorale, e dunque potevano essere reinterpretate alla luce del divenire della storia e della sociologia. Detto questo, rimane che l’aborto volontario è un grave delitto, e che dovrebbe essere considerato tale dalla coscienza civile e umana di ciascuno, senza distinzione fra credenti, non credenti e diversamente credenti, al di là del trattamento che gli dà la legge dello Stato. Su diverse altre questioni si deve riconoscere che la valutazione morale può cambiare a seconda che si assuma una prospettiva di fede o una prospettiva laica. Nel caso dell’aborto non è così. Chi dice di respingere l’aborto (solo) per ragioni strettamente religiose, autorizza – senza volerlo – chi ha una visione laica della vita a rivendicare il diritto di pensare diversamente, ed è un grave errore.

 

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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