Il Punto – Lo “sgambetto” della Chiesa russa

Tempo di lettura: 109 secondi

Papa Francesco si spende continuamente per gettare ponti e ricucire i dissidi che dividono un popolo dall’altro, una religione dall’altra, una Chiesa cristiana dall’altra. Intanto l’umanità continua insensatamente a dividersi e a combattersi, come vediamo anche dalle stragi terroristiche e dagli attentati promossi dal fanatismo islamico. Brutti segnali arrivano anche da dove meno ce li aspetteremmo, cioè dalle Chiese cristiane. Da più di un secolo è attivo il movimento ecumenico, che tende a ricostituire l’unità dei cristiani al di sopra delle divisioni intervenute nella storia.

Il Papa si rivolge spesso a coloro che come dottrina ci sono più vicini, gli ortodossi; ma il dramma è che gli stessi ortodossi sono divisi tra loro, non sulla dottrina ma per le rivalità fra i Patriarcati. Domenica 19 giugno dovrebbe aprirsi a Creta un Concilio pan-ortodosso, convocato dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo dopo 55 anni di preparazione; ma appena pochi giorni prima, quattro delle quattordici Chiese che avevano aderito si sono tirate indietro, e tra esse la più importante, quella che da sola ha più fedeli che tutte le altre messe assieme: il Patriarcato di Mosca. Il Patriarcato di Mosca è il più ostile all’ecumenismo: ricordiamo che il Patriarca ha accettato di incontrarsi con il Papa di Roma solo pochi mesi fa, e per così dire in territorio neutrale (Cuba) fra un volo e l’altro dell’aereo che portava Francesco negli Usa.

Adesso prende clamorosamente le distanze anche da Bartolomeo di Costantinopoli, sia pure senza una rottura formale, ma solo con il pretesto di una richiesta di rinvio a tempo indeterminato, che già si sa che non verrà accolta. Se Costantinopoli si fa chiamare “la nuova Roma”, Mosca ambisce a chiamarsi “la terza Roma” e punta al primato tra gli ortodossi. Dietro queste ambizioni del Patriarcato è facile vedere, in controluce, quelle dello Stato russo e di chi lo governa. Se non c’è pace in casa degli ortodossi, come proseguirà il dialogo tra loro e gli altri cristiani, primi fra tutti i cattolici? E come potranno le Chiese lavorare per portare la pace fra gli Stati, se qualcuna di loro sembra un po’ troppo sensibile alle esigenze politiche dello Stato in cui ha sede?

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

LASCIA UN COMMENTO