Il Punto – Quel 3% è meglio non superarlo

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Il Governo italiano sta facendo la voce grossa con le istituzioni europee, e con il Governo tedesco che le ispira, perché gli concedano la “flessibilità”, vale a dire il consenso a sforare il limite del 3 per cento di deficit annuale. Di che si tratta? Il deficit annuale è il disavanzo, ossia la differenza fra le entrate e le uscite del bilancio dello Stato. Le regole europee – meglio: i patti a suo tempo accettati dall’Italia – prevedono che il deficit annuale non possa superare il 3 per cento del Pil (Prodotto interno lordo; diciamo la ricchezza prodotta dall’intero Paese con il lavoro di un anno).

Il Governo italiano sostiene di avere bisogno di spendere un po’ di più per rilanciare l’economia e chiede il permesso di farlo, mentre quelli fanno resistenza. Ora bisogna spiegare alcune cose. Non si deve credere che sia un problema di volontà politica (come sarebbe se gli europei dicessero: non vogliamo perché abbiamo deciso così) e neppure che sia un problema giuridico (come sarebbe se gli europei dicessero: non vogliamo perché avete firmato i patti e li dovete rispettare). È un problema economico. L’Italia, lo sappiamo, ha un debito pubblico enorme, pari al 135 per cento del Pil (il debito pubblico è il totale dei titoli di Stato emessi).

Questo debito non solo non cala, ma cresce di anno in anno. Per fortuna non siamo costretti a pagare le rate, come se fosse un mutuo; ma gli interessi si pagano. Da qualche anno – e forse ancora per un po’ – gli interessi, a livello mondiale, sono bassissimi. Ma, per quanto siano bassi, sono proprio gli interessi quelli che provocano il nostro disavanzo, il deficit. In altre parole: l’Italia ogni anno deve fare un nuovo debito per pagare gli interessi sul vecchio debito.

Se il nuovo debito si somma al vecchio debito, vuol dire che l’anno prossimo gli interessi ci costeranno un po’ di più, anche supponendo che i tassi rimangano fermi (e voglia Iddio che non crescano, perché sarebbe una tragedia). L’Europa potrebbe anche concederci di portare il deficit annuale al 3 e mezzo, al 3, al 10 per cento: ma il peso dei futuri interessi crescerebbe in misura corrispondente, e il nostro debito si avviterebbe su se stesso, peggio di come sta già facendo. Ecco perché i nostri partner sono restii a darci flessibilità.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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