Imprese umbre: i problemi sono noti… e le soluzioni anche

I dati trimestrali appena forniti dall’Osservatorio economico dell’Umbria

Tempo di lettura: 116 secondi

Conferma delle difficoltà, ma anche segnali di ripresa (timidi e scarsi), e indicazioni (risapute) delle direzioni lungo cui procedere per uscire dalla crisi profonda e prolungata che stiamo attraversando. Questo si evince dai dati del secondo trimestre 2012 sulla congiuntura nel settore manifatturiero e commerciale in Umbria, nell’appuntamento trimestrale dell’Osservatorio economico dell’Umbria (curato da Unioncamere regionale).

Anche se il quadro congiunturale del manifatturiero, basato sui risultati conseguiti nel secondo trimestre 2012 mostra, a confronto con lo stesso trimestre del 2011, una contrazione complessiva intorno al 5% sia per la produzione che per il fatturato, che per gli ordinativi, gli imprenditori intervistati hanno comunque indicato un incremento degli ordinativi esteri (+2,3%). Se ne desume l’importanza di orientare le produzioni verso i mercati esteri, che possono assicurare una qualche espansione della domanda e quindi delle vendite, diversamente dal nostro mercato interno, fortemente depresso sotto l’impatto delle politiche restrittive adottate dal Governo nazionale.

A livello settoriale, è l’industria meccanica e dei mezzi di trasporto a registrare la miglior dinamica in termini sia di produzione, che di fatturato (soprattutto per l’aumento sui mercati esteri: +5,1%), che di ordinativi. Si manifesta in corrispondenza la buona prestazione delle numerose eccellenze che vi operano, con un’ormai consolidata tradizione di qualità e di collocazione sulla frontiera dell’innovazione tecnologica. Dinamiche più o meno negative distinguono gli altri comparti, tra cui le industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche, per le quali pesa con intensità particolare, oltre a difficoltà locali, l’assenza di una qualsiasi manifestazione di un’incisiva politica industriale a livello nazionale.

Distinguendo per dimensione delle imprese, una miglior tenuta sembra rilevarsi per quelle più grandi (con 50 dipendenti ed oltre), soprattutto grazie ai mercati esteri. Trovano un’ennesima conferma i ben noti limiti strutturali delle imprese di piccola e piccolissima dimensione, e la connessa esigenza di costituire, ove possibile, reti di imprese, che però richiede – tra l’altro – un atteggiamento di condivisione (di valori, obiettivi, risorse) e appare di difficile attuazione nel nostro territorio. La negatività del quadro congiunturale si riflette anche nel commercio, con una marcata contrazione complessiva delle vendite (-6,7%). La demografia d’impresa (iscrizioni, cessazioni, loro saldo) mostra una certa stabilità, con una quota non trascurabile (18%) di società di capitali, quindi più strutturate, tra le nuove iscritte.

Formazione, innovazione, internazionalizzazione rimangono priorità indiscusse, su cui concentrare l’impegno di tutti.

AUTORE: Pierluigi Grasselli docente di Economia

LASCIA UN COMMENTO