In preghiera con la “Donna de paradiso”

TODI. La celebrazione pasquale al liceo “Jacopone”, presieduta dal Vescovo e animata dagli studenti a partire dalla nota laude del frate-poeta

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Gli studenti che hanno animato la celebrazione pasquale al liceo “Jacopone”, presieduta dal Vescovo
Gli studenti che hanno animato la celebrazione pasquale al liceo “Jacopone”, presieduta dal Vescovo

Il 21 marzo si è tenuto presso il liceo “Jacopone” a Todi il rito della benedizione pasquale, presieduto dal vescovo mons. Benedetto Tuzia. Dopo il saluto del dirigente scolastico, Sergio Guarente, gli studenti hanno interamente gestito l’animazione del rito eseguendo canti religiosi, drammatizzando la “laude” del beato Jacopone, Donna de paradiso, e proponendo uno dei brani evangelici della Risurrezione. In un’aula magna gremitissima al punto da non riuscire a contenere gli studenti partecipanti, il Vescovo ha esordito prendendo spunto dalle circostanze del giorno: entrata della primavera e Giornata mondiale della poesia. “La primavera, la poesia e la gioventù – ha detto – indicano insieme bellezza, freschezza e germoglio”. Ha invitato quindi i giovani a non farsi strappare via ciò che è loro proprio: la loro voglia di vivere, le loro aspirazioni, le loro qualità e attitudini, la loro fede. Ispirandosi poi ai brani proposti, mons. Tuzia ha fatto riferimento a quella che è la più bella laude del beato Jacopone, appunto Donna de paradiso, che introduce in modo solenne e privilegiato al clima della passione e morte di Gesù Cristo. “Il momento più alto della laude – ha affermato – è costituito dal dialogo tra la Madonna e suo figlio Gesù, soprattutto quando c’è il ripetersi delle struggenti espressioni ‘mamma… figlio… mamma… figlio figlio figlio’… È lo strazio della Madre, e la tenera e rassicurante risposta del Figlio martoriato e morente. È la condizione dell’uomo di sempre, dell’uomo che si imbatte nelle prove della vita e grida di dolore, e si appella come figlio consapevole di non essere solo, ma di avere il Padre celeste e la presenza di Maria sotto la croce, cioè in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili. Tuttavia il cristiano sa che la morte non è l’ultima parola sulla sua vita. Il brano del Vangelo di Giovanni (20,1-9) proclamato da una studentessa ne dà la certezza: narra infatti l’evento della risurrezione di Gesù, ma mette anche in risalto il tema dell’amore. Racconta dei due apostoli che corrono al sepolcro, ma ad arrivare per primo è specificato essere l’apostolo Giovanni. Giovanni corre e arriva per primo perché è l’apostolo che si sentiva amato da Gesù. L’amore dà slancio, certezza, dinamicità. L’amore è energia, è ciò che darà agli apostoli la forza di lasciarsi stravolgere i piani e andare ad annunciare il Vangelo ovunque, fino ad affrontare il martirio”. Il Vescovo ha concluso invitando i giovani presenti a custodire l’originalità dell’amore che è nei loro cuori, amore per gli altri, per la vita, per Dio.

AUTORE: Michela Massaro

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